mercoledì 2 luglio 2014

Pisapia: centrodestra diviso, nel 2016 vincerò ancora io

«Se non trovano l'unità non c'è gara». La replica: con te 770 milioni di tasse in più

È ufficiale. Da ieri è partita la campagna elettorale per il 2016, quando i milanesi saranno chiamati a scegliere il nuovo sindaco. A rompere gli indugi è Giuliano Pisapia che in una lunga diretta a Telelombardia ha gettato il sasso nello stagno del centrodestra: «Per il 2016 non c’è storia». E invita, non senza malizia, l’opposizione a ritrovare l’unità, «almeno così la sfida sarà, non dico divertente, ma almeno interessante». Frasi che provocano la prima reazione «unitaria» del centrodestra dopo scissioni e polverizzazioni: «Pisapia arrogante. Dimostra tutta la sua debolezza. È il sindaco che rispetto alla Moratti ha aumentato di 770 milioni di euro le tasse dei milanesi»
. E Matteo Salvini lancia il guanto: «Pisapia dice che non ci teme? Io lo sfido a fare un confronto pubblico, anche la settimana prossima: lui dice quello che ha fatto e io dico quello che farei io».
Volano ceffoni in piazza della Scala. Il sindaco è un fiume in piena. Rispondendo alle domande dei telespettatori tocca vari temi. Rimprovera Alfano sulla questione rifugiati: «Siamo al limite». Invita Berlusconi al prossimo Gay pride: «Ho apprezzato questo segnale di apertura sui diritti civili». Interviene sui centri sociali: «Evitare gli sgomberi, ma si rispettino le regole». Fa un appello ai ciclisti: «Usate la bici, ma non mettiamo a rischio la nostra vita e quella degli altri, l’incolumità di chi va sui marciapiedi o passa regolarmente con il verde». E finalmente arriva alla questione politica: «Il centrosinistra a Milano, dalla mia elezione in tutte le elezioni, è stato sopra il 52%. Sfido, o il candidato del centrosinistra sfiderà, il vincente delle primarie del centrodestra. Se non facciamo errori, se affrontiamo bene nell’interesse della città le sfide del semestre europeo, il vertice Asem, Expo, la città metropolitana, credo non ci sia storia». Aggiunge: «Quando loro fanno le feste anche nazionali, sono metà di quello che facciamo noi nelle feste di quartiere». In coda, un’aggiunta di veleno: «Cerchino di trovare unità tra loro perché mi sembra siano così divisi per poter porre una sfida che possa essere almeno divertente, interessante».

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