martedì 11 aprile 2017

La carne abbassa l'aspettativa di vita: la dieta mediterranea era vegetariana

I dati del 2015 nel Rapporto Osservasalute. Divario Nord-Sud, i campani vivono tre anni in meno dei trentini. Continua la crescita degli antidepressivi, aumentano i suicidi. Esercito di malati cronici: 24 milioni

La fotografia della salute in Italia, espressa in numeri e percentuali, fa emergere molte ombre e lati preoccupanti. Al 2015, per esempio, la speranza di vita alla nascita è più bassa di 0,2 anni negli uomini e di 0,4 anni nelle donne rispetto al 2014, attestandosi, rispettivamente, a 80,1 anni e a 84,6 anni. La diminuzione dell'aspettativa di vita degli italiani è registrata dal Rapporto Osservasalute 2016, presentato oggi alla Cattolica di Roma alla presenza del ministro Beatrice Lorenzin. "La distanza della durata media della vita di donne e uomini si sta sempre più riducendo anche se, comunque, è ancora fortemente a favore delle donne (+4,5 anni nel 2015 contro +4,9 anni nel 2011). Il Rapporto è frutto del lavoro di 180 ricercatori distribuiti su tutto il territorio italiano che operano presso Università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali (Ministero della Salute, Istat, Istituto Superiore di Sanità, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto Nazionale Tumori, Istituto Italiano di Medicina Sociale, Agenzia Italiana del Farmaco, Aziende Ospedaliere e Aziende Sanitarie, Osservatori Epidemiologici Regionali, Agenzie Regionali e Provinciali di Sanità Pubblica, Assessorati Regionali e Provinciali alla Salute).

UN ESERCITO DI MALATI CRONICI - Dallo studio emerge che la salute degli italiani perde colpi. Sebbene ancora resista alle conseguenze dei cattivi stili di vita e ai ritardi nella prevenzione, "complice" anche l'invecchiamento della popolazione il nostro Paese conta oggi un esercito di malati cronici, quasi 4 italiani su dieci: circa 23,6 milioni di pazienti cui sono prescritti tanti farmaci e che spesso vanno dal medico causando un peso gravosissimo per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.
Allo stesso tempo aumenta il divario Nord-Sud in termini di assistenza sanitaria e accesso al Ssn, con riflessi pesantissimi, appunto, anche sull'aspettativa di vita.

QUESTIONE MERIDIONALE - L'analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell'assistenza sanitaria nelle Regioni italiane coordinata da Walter Ricciardi, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, direttore dell'Osservatorio e Ordinario di Igiene all'Università Cattolica, e da Alessandro Solipaca, direttore Scientifico dell'Osservatorio, mostra un Paese a due facce. Il Sud - denuncia l'indagine - dispone di minori risorse economiche, è gravato dalla scarsa disponibilità di servizi sanitari e di efficaci politiche di prevenzione. Questa disparità di accesso all'assistenza si riflette in modo sempre più evidente sulla salute delle persone: al Sud è molto più alta la mortalità prematura sotto i 70 anni di vita, indicativo secondo l'OMS dell'efficacia dei servizi sanitari. Una popolazione sempre più vecchia, con diminuzione di nascite sotto il tasso di sostituzione, ma si riduce il numero dei centenari. E se il miglioramento degli stili di vita, anche se timido, è incoraggiante, sono in aumento i consumatori di alcolici

L'ESEMPIO - Nella provincia di Trento l'aspettativa media di vita è di 83 anni e mezzo (81,2 per gli uomini e 85,8 per le donne), mentre un cittadino che risiede in Campania ha un'aspettativa di vita di soli 80 anni e mezzo (78,3 per gli uomini e 82,8 per le donne). Il Mezzogiorno resta indietro anche sul fronte della riduzione della mortalità; negli ultimi 15 anni è scesa in tutto il Paese, ma tale riduzione, soprattutto per gli uomini, non ha interessato tutte le regioni: è stata del 27% al Nord, del 22% al Centro e del 20% al Sud ed Isole. Analizzando la mortalità sotto i 70 anni si osserva che i divari territoriali non solo sono persistenti, ma seguono un trend in crescita. Dal 1995 al 2013, rispetto alla media nazionale nel Nord la mortalità sotto i 70 anni è in diminuzione in quasi tutte le regioni (fanno eccezione la provincia di Trento e la Liguria); nelle regioni del Centro essa si mantiene sotto il valore nazionale con un trend per lo più stazionario (a eccezione del Lazio dove la mortalità è aumentata); nelle regioni del Mezzogiorno il trend è in sensibile aumento, facendo perdere ai cittadini di questa area del Paese i guadagni maturati nell'immediato dopoguerra. Questi divari dipendono anche dalla differenza delle risorse disponibili: ad esempio la spesa sanitaria pro capite, che si attesta mediamente a 1.838 euro, è molto più elevata a Bolzano (2.255 euro) e decisamente inferiore nel Mezzogiorno, in particolare in Calabria (1.725 euro).

ANTIDEPRESSIVI E SUICIDI - Diminuiscono i ricoveri per disturbi psichici ma continua la crescita dei consumi degli antidepressivi, e anche i suicidi crescono. Nell'arco temporale 2001-2014 il numero di dimessi con diagnosi di disturbi psichici ha registrato un trend discendente, con la sola eccezione dei soggetti in età infantile. La diminuzione dei ricoveri per disturbi psichici, rilevano gli autori, rientra in una mutata gestione dell'assistenza per la salute mentale e nel quadro della generale riduzione dei ricoveri inappropriati, ma è interessante notare come la variabilità regionale dei tassi di ricovero per disturbi psichici sia in larga misura coerente con il quadro che emerge per consumo di antidepressivi e suicidi, con alcune regioni che presentano valori superiori alla media nazionale (ad esempio la provincia di Bolzano, la Sardegna e la Valle d'Aosta)

http://www.quotidiano.net/cronaca/aspettativa-di-vita-1.3031506

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