mercoledì 11 marzo 2015

Riù: l'unico gorilla in prigione in Italia

L’animale è arrivato allo zoo safari di Fasano dal Kenya. Solo e triste. Funzionari ministeriali: «Bisognerebbe lasciarlo andare, ma la proprietà non vuole»

di Giusi Fasano

Gli psicologi dicono che la noia è il suo nemico numero uno, quindi per non farlo morire di inedia gli hanno procurato, appunto, una vecchia televisione e l’hanno piazzata nella sua zona notte, chiamiamola così. E Riù ogni tanto si incanta davanti a quegli esseri che si vedono correre sullo schermo. Fortunati, quelli… Non come lui, avanti-indietro in pochi metri quadrati, con gli umani che lo chiamano, gli parlano, gli fanno boccacce, si sbracciano per attirare la sua attenzione. Che vorranno mai, questi umani, da un gorilla? E poi: non un gorilla qualsiasi, ma IL gorilla, l’unico residente della sua specie nel nostro Paese. In Italia non esiste nessun altro esemplare se non lui, maschio dominante dalla schiena argentata recluso («ospite», a seconda di come la si vuole vedere) nello zoo safari di Fasano, vicino Brindisi.


Nato in Africa, Riù è arrivato in Italia via Nairobi (Kenya) quand’era ancora possibile strappare animali dal territorio di nascita e portarli in Europa negli zoo e nei circhi. Lo catturarono che era piccolissimo (età apparente: un anno) e finirono per venderlo al circo Medrano che acquistò assieme a lui anche Pedro, un altro giovane gorilla. Era il 2 dicembre del 1975
e quei due esserini costavano 850 mila lire. Sulla bolla doganale numero 750272 c’è scritto «young lowland gorillas». Da allora in poi Riù e Pedro hanno vissuto sempre assieme fino a quando, il 13 dicembre del 2008, Pedrò morì dopo una breve malattia. Ecco. Se già fino a quel momento la vita era stata dura, figurarsi da allora in poi… Riù è rimasto solo. Lui e nessun altro come lui, se non quelli che si vedono nei documentari.

Certo, il cibo lo distrae un po’. Ortaggi, frutta, foglie: li mastica con lentezza come per avere il più a lungo possibile qualcosa da fare. Passeggia in uno spazio all’aperto che percorre da un punto all’altro con una decina di passi e per svago ha a disposizione una struttura di legno che sembra non interessarlo minimamente. La tivù lo incuriosisce più di ogni altra cosa ma gli esperti sono preoccupati per lui: è comunque troppo annoiato. Dei quattro alberi che gli fanno ombra tre sono elettrificati, cioè hanno il tronco avvolto in una rete nella quale arriva corrente a basso voltaggio perché lui non li rovini. Stesso lavoro anche con il muretto (basso) che fa da recinto al suo «giardino» e oltre il quale c’è un fossato per dividerlo dalla zona accessibile al pubblico. Ogni volta che gli capita di toccare la rete o di farci finire contro un rametto o del cibo, quella non smette più di emettere il suono fastidioso che fanno le zanzariere elettriche quando bruciano gli insetti. Insomma: una vitaccia.

E sul suo futuro sessuale si è aperta una disputa fra il ministero dell’Ambiente che è competente per gli zoo e la proprietà dello zoo safari di Fasano. Il direttore dello zoo , Fabio Rausa, dice che «col ministero abbiamo il fronte aperto ma loro tergiversano» e che «abbiamo anche proposto di prelevare il seme di Riù, prima che sia troppo tardi, ma si sta perdendo tempo». Dall’altra parte un’altra versione: «Ci sarebbero due gorille, a Copenhagen, che potrebbero accoppiarsi con lui ma non lì dov’è perché ci sono enormi problemi di spazi» dicono i funzionari ministeriali. «Bisognerebbe che per il bene di questo gorilla lo si lasciasse andare ma la proprietà non vuole saperne». E intanto il tempo passa. E Riù è sempre più solo.

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