martedì 21 febbraio 2017

Donbass (Ucraina): civili sotto assedio, la battaglia di Avdiivka è l’escalation del conflitto

In Ucraina nonostante gli accordi per il cessate il fuoco si continua a combattere. Nel Donbass, la regione orientale occupata nel 2014 dagli indipendentisti filorussi, a fine gennaio un centinaio di razzi Grad ha bersagliato Avdiivka, città a pochi chilometri dalla capitale dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk.



 I terroristi (così Kiev definisce gli occupanti) questa volta hanno ripetutamente colpito obiettivi civili. Il bilancio, provvisorio, è di oltre quaranta vittime che si aggiungono alle diecimila che hanno perso la vita in tre anni di combattimenti (gli sfollati sono quasi due milioni)

I separatisti hanno colpito il principale complesso industriale della città danneggiando gli impianti per la distribuzione del gas e dell’elettricità: oltre quindicimila persone (erano il triplo prima della guerra) sono rimaste per qualche giorno senza riscaldamento con temperature che di notte sfioravano i meno venti.
Preso di mira anche l’acquedotto. Kiev ha allestito una tendopoli di emergenza ma al momento l’evacuazione di Avdiivka è stata scongiurata. Sì è sfiorata l’emergenza umanitaria, insomma. «La più violenta escalation militare da un anno a questa parte» confermano gli osservatori Osce.
Gli ucraini hanno risposto al fuoco colpendo la periferia occidentale di Donetsk, il luogo dove i separatisti avrebbero piazzato le rampe dei temibili Grad trasformando di fatto gli abitanti in scudi umani

Il gatto è scappato? Una medaglietta x app te lo ritrova

L’idea è di una start up di giovani di Imperia: medagliette tecnologiche collegate al Bluetooth

Dazerolab, la startup dei giovani ingegneri, informatici e creativi imperiesi, Fabio Asselle, Agostino Semeria, Edoardo Tassinari e Andrea Rolando, ha inventato una medaglietta collegata al bluetooth

Una medaglietta super tecnologica da applicare al collare del proprio cane (o gatto) capace di controllarne, 24 ore su 24, i parametri vitali. Non solo. Grazie a un microfono e un termometro miniaturizzati, si potrà conoscere anche se l’amico a quattrozampe - magari da solo in casa o in giardino - soffre di ansia o sindrome da abbandono, se è in preda al panico o è eccessivamente aggressivo.

lunedì 20 febbraio 2017

Barcellona sperimenta una moneta indipendente

Se non bastasse la secessione territoriale, Barcellona tenta anche quella valutaria. Il Comune della città catalana ha deciso di sperimentare una valuta indipendente per i quartieri che circondano il fiume Besòs, una delle aree più difficili dell’aerea metropolitana

La sindaca di Barcellona, Ada Colau eletta nel 2015

 Il progetto era stato annunciato nel 2015 ancor prima dell’elezione del sindaco Ada Colau, un’attivista alleata agli ex indignados di Podemos, e poco era arrivata la SCANDALOSA bocciatura secca della Banca di Spagna: «Un’idea irrealizzabile e sbagliata» aveva detto il vicegovernatore, Fernando Restoy.

Nonostante lo stop preventivo, il Comune è andato avanti e dopo aver studiato il progetto e stanziato 24 milioni di euro, ora fissa una data per l’avvio della sperimentazione: il 2019. Così la Banca centrale è costretta a fissare ancora una volta i paletti: «Qualunque moneta informale, senza un ambito normativo chiaro e senza una supervisione adeguata non è possibile», spiegano fonti dell’istituzioni all’edizione catalana del quotidiano El País....minkiate della banca centrale.....

Fa' la cosa giusta! a Milano col vegan chef Salvini 10-12 marzo 2017

Quattordicesima edizione della più grande fiera nazionale dedicata al consumo critico e agli stili di vita sostenibili.



Tutte le info per i visitatori sono su www.falacosagiusta.org
Partecipa da espositore, vieni con la tua classe, diventa volontario! Consulta le pagine dedicate sul sito

L’alta cucina vegetale dello chef Simone Salvini

Quando: Domenica 12 marzo 15:00 – 16:30
Dove: Spazio Cucine
Tipo: Show cooking



Simone Salvini, docente di Ghita alla FunnyVeg Academy, crea per il pubblico un piatto di alta cucina spiegando i singoli passaggi. Filosofia e aneddoti rendono la mini lezione unica e imperdibile

Sindaco: “Voglio i profughi a Barcellona ma Madrid lo impedisce”

«Vorremo accogliere i rifugiati, ma lo Stato spagnolo non ce lo consente». Ada Colau, sindaco di Barcellona da meno di un anno, è abituata a essere diretta, che si tratti di sfratti o di immigrazione, così «davanti alle scene inaccettabili dei profughi in fuga dalla guerra che rischiano la vita» ha scelto di aprire la propria città, sfidando il governo (in funzione) di Mariano Rajoy

                                                     La sindaca Colau: serve più solidarietà
La sindaca di Barcellona Ada Colau è del partito Barcelona En Comú, alleato di Podemos


 Lo schema opposto a quello a cui siamo abituati: il governo che si impegna con l’Europa e gli enti locali che si tirano indietro per paura della reazione dei cittadini

Gli abitanti di Barcellona approvano questa sua disponibilità?  
«Non solo capiscono, ma mi chiedono sforzi ulteriori. Vedere i bambini morire in mare, mentre le mafie si arricchiscono, non è sopportabile per i nostri concittadini. Tanta gente qui spende le ferie per aiutare le Ong che operano in Grecia. Se la gente non capisse, non avrebbe votato una come me»  

Sindaco, lei parla di «città rifugio», cosa vuol dire nella pratica?
«Che a Barcellona, come in altre città spagnole, siamo pronti ad accogliere in maniera ordinata le persone che scappano dalla guerra. Gli Stati sono lenti e pavidi, le città, al contrario, sono i luoghi dove le cose si risolvono in maniera concreta»

Misure concrete?  
«Abbiamo ultimato un progetto pilota per ricevere cento persone che ora si trovano ad Atene in attesa di partire. Ovviamente non basta, ma anche questa piccolo gesto ci viene ostacolato dal governo spagnolo»

In che senso?  
«Noi possiamo allestire tutte le strutture del caso, e lo abbiamo fatto. Dando più risorse per l’accoglienza e trovando un alloggio ai richiedenti asilo, ma nessuno può stabilirsi senza lo status giuridico, e quello lo deve dare lo Stato»

Gli Stati devono rispettare delle quote.  
«Ecco, appunto. L’Europa ha stabilito che alla Spagna spettano oltre 17 mila persone. Sa quante ne sono state sistemate? Diciotto, a Bilbao».

Il tema però è complesso, come si accolgono i rifugiati?
«Ci sono tre fasi diverse. La prima assistenza, una collocazione equa, per non creare problemi nelle comunità che ospitano e per ultimo una politica di integrazione» 

Ha fiducia nell’Europa?
«Noto che sta rinnegando i propri valori, l’Europa nasce come reazione alle atrocità della guerra e del nazismo, e ora scappa davanti al proprio compito. Qui non c’è solo un enorme problema etico, ma ce n’è anche uno giuridico: noi abbiamo degli obblighi in questo senso e non li stiamo rispettando»

Cane ucciso a Bondeno (FE): “Esecuzione da Chicago anni ’20”

In caso di rinvio a giudizio, l’Ente Nazionale Protezione Animali si costituirà parte civile nel processo contro i due dipendenti del Consorzio di Bonifica Burana, che hanno ucciso un cane meticcio presso l’impianto idrovoro di Bondeno (Ferrara) gestito dallo stesso consorzio. La ricostruzione dell’animalicidio riportata da fonti di stampa – il meticcio è stato inseguito e poi, non appena a tiro, colpito a fucilate; infine chiuso in un sacco della spazzatura e gettato via – fa pensare ad una vera e propria esecuzione stile Chicago anni ‘20

In attesa che i due siano formalmente imputati, l’Enpa chiede che, vista la gravità dei comportamenti di cui sono sospettati, “siano presi alcuni provvedimenti a loro carico, cominciando da una sospensione dal servizio presso il Consorzio e dal ritiro del porto d’armi”
La Protezione Animali chiede inoltre alle autorità competenti di “fare tutte le verifiche del caso per accertare se gli uccisori del meticcio non fossero anche dei cacciatori: in tal caso la sospensione e il ritiro del tesserino venatorio sarebbero un passaggio doveroso e ineludibile”

Apprendo che di fronte ad un crimine così raccapricciante, accaduto tra l’altro su quello che può essere considerato il luogo di lavoro dei due personaggi, il Consorzio di Bonifica ha annunciato provvedimenti disciplinari a loro carico. Mi auguro che le intenzioni e le parole abbiano un seguito: quanto accaduto a Bondeno è un fatto di inaudita crudeltà. Un fatto che ricorda la pratica con cui alcuni cacciatori erano soliti “disfarsi” degli animali non più adatti all’attività venatoria. A questi reati è fondamentale rispondere in modo fermo e adeguato», dichiara Carla Rocchi, presidente nazionale di Enpa.

Cane ucciso a Bondeno (FE): la stupida proposta del Pd

I democratici avevano chiesto di far spostare la manifestazione. Ma i promotori e il Comune l’hanno ritenuta un’idea antidemocratica

Resta aperto il confronto in vista della manifestazione che le associazioni animaliste terranno lunedì a Bondeno (Ferrara), per stigmatizzare l’uccisione a fucilate di un cane da parte di due dipendenti del Consorzio di Burana. Ma non è tanto la manifestazione a far discutere, quanto la proposta che è stata fatta dal Pd al sindaco di far svolgere il sit-in in piazza invece che - come hanno chiesto e ottenuto i promotori della manifestazione - davanti alla sede bondenese del consorzio di bonifica.

Una proposta che ha subito suscitato perplessità da più parti, a cominciare dagli stessi promotori della manifestazione. La richiesta è stata immediatamente respinta dal sindaco Bergamini che, oltre a evidenziare problemi «di ordine pubblico» se ci sarà lo spostamento, con il blocco della piazza. ha anche stigmatizzato come antidemocratica («non sta a me scegliere la sede della protesta») la richiesta del Pd bondenese e a non «avanzare queste proposte così, come uno spot»

Insomma, liberi cittadini hanno scelto autonomamente un luogo in cui manifestare, e non sta al sindaco organizzare questi eventi, «ma è mio compito garantire ordine pubblico, nel rispetto della libertà di espressione»., ha affermato Bergamini

Cane ucciso a Bondeno (FE): lo sdegno del sindaco

La notizia dell’uccisione di un cane a inizio gennaio all’interno degli impianti del Consorzio Burana, oltre a suscitare lo sdegno di buona parte dell’opinione pubblica, in particolare delle associazioni animaliste, ha comportato una ferma presa di posizione da parte del sindaco di Bondeno (Ferrara), Fabio Bergamini. «Considero inammissibile e riprovevole quanto accaduto ai danni di un animale non pericoloso. Da quando ci siamo insediati, la giunta ha voluto attuare un impegno concreto per quanto riguarda la tutela degli animali, come testimoniato dall’approvazione del nuovo regolamento sugli animali, votato lo scorso anno. Sul caso in questione aspetto sia la magistratura ad intervenire, accertando le annesse responsabilità civili e penali. Ho preso contatti con i vertici del Consorzio che, molto responsabilmente, stanno già prendendo tutti gli opportuni provvedimenti disciplinari nei confronti dei responsabili di quello che appare un gesto di pura crudeltà. In caso di processo penale stiamo valutando l’ipotesi di costituirci parte civile come Comune di Bondeno»

Presidio animalista a Ferrara x il cane barbaramente ucciso

Dopo la notizia riguardo ad un’altra innocente vittima, una cagnolina trovata in una pozza di sangue su un marciapiede a Salerno, la LEAL annuncia, per lunedì 20 febbraio, un presidio al Consorzio A Bondeno di Ferrara

La protesta parte dalla vicenda dell’uccisione di un cane di proprietà di un dipendente del Consorzio che lo scorso 2 gennaio, con l’aiuto di un collega, ha deciso di ammazzare l’animale. Il povero cane è stato rincorso dai due individui e nonostante guaisse atterrito è stato freddato con colpi di fucile

LEAL Lega Antivivisezionista sezione di Ferrara e Animaliamo onlus di Bondeno organizzano un presidio autorizzato al quale parteciperanno anche diverse sigle animaliste: Iene Vegane, Lega Nazionale Difesa Cane, Enpa, e attivisti volontari provenienti anche da fuori regione

domenica 19 febbraio 2017

Barcellona scende in piazza: “Vogliamo i rifugiati”

In Catalogna la più grande manifestazione d’Europa a favore dell’accoglienza


Mentre imperversano le piazze populiste contro l’immigrazione, Barcellona va controcorrente. Nella città catalana sono scese in strada centinaia di migliaia di persone al grido di «Basta scuse: accogliamo subito i rifugiati». Una sfida al governo, l’ennesima da queste parti, contro la decisione di ospitare soltanto 1.100 persone, dei 16 mila previsti dall’Unione Europea. A rispondere all’appello di molte personalità della cultura e della politica, sono state 160.000 persone, secondo la polizia municipale, e addirittura mezzo milione secondo gli organizzatori. La giornata pro immigrati in un clima molto festoso è culminata con una coreografia realizzata dal celebre gruppo teatrale Fura dels Baus. La piattaforma alla base della «giornata rivendicativa» fissa anche una cifra di stranieri da accogliere in Catalogna «almeno 4.500».  


Il sindaco di Barcellona: «Voglio i profughi a Barcellona ma Madrid lo impedisce»

Torna Zemanlandia a Pescara, 5 a 0 al Genoa

Col tecnico boemo prima vittoria in campionato della squadra abruzzese. Tripletta di Caprari

Bentornati in Paradiso, almeno per una domenica. Nessuno poteva immaginare che per (ri)fare Zemanlandia bastassero pochi giorni ma evidentemente il destino sa cucire fili invisibili ed ecco che una squadra che sembrava rassegnata alla B e depressa, ritrova d’improvviso gioia di giocare e soprattutto quel successo che nelle precedenti 24 giornate non era mai arrivato sul campo (c’era stato il 3-0 a tavolino col Sassuolo).


Il Pescara batte, travolge, strapazza e umilia il Genoa che da oltre due mesi è precipitato in un tunnel buio, segna cinque gol tutti insieme, conquista per la prima volta 3 punti in stagione e quasi non ci crede. Zeman, dunque. Basta la parola. Un mantra che trasforma come fosse un colpo di bacchetta magica i biancazzurri, capaci di ritrovarsi miracolosamente in quel 4-3-3 da sempre credo mai rinnegato del boemo.

Bastano diciotto muniti al Pescara per riavvolgere un filo lasciato interrotto 5 anni fa, quando Zeman lasciò il club appena portato in A per farsi sedurre dalle sirene dell’altro suo grande amore, la Roma.

sabato 18 febbraio 2017

10 comuni più piccoli d’Italia: al massimo 60 abitanti

Sono i dieci comuni più piccoli d’Italia per numero di abitanti. In questi borghi vivono tra le 30 le 60 persone. Per la maggior parte sono comuni montani, divisi tra le regioni di Lombardia e Piemonte.

Molte abitazioni di questi villaggi sono lontane dal centro del paese, disperse sui pendii delle montagne circostanti

Alcuni di essi un tempo erano più popolosi, ma nel corso del secolo scorso hanno vissuto lo svuotamento graduale.

Oggi sono ricercati per l’atmosfera autentica e l’isolamento dalla realtà. Il numero di abitanti è indicativo (dati Istat 2012) e passibile di leggere differenze.

Ecco la classifica dei dieci borghi più piccoli d’Italia:

1. Pedesina, Sondrio: 33 abitanti
2. Moncenisio, Torino: 35 abitanti
3. Morterone, Lecco: 36 abitanti

Elezioni Comunali 2017

Le Elezioni Comunali 2017 si terranno in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno nei comuni con scadenza naturale del mandato degli organi eletti nel primo semestre del 2012 ed in quelli alle elezioni anticipate perché commissariati o per motivi diversi

Andranno alle urne gli elettori di 999 comuni, di cui 778 appartenenti a regioni ordinarie e 221 a regioni a statuto speciale.

L'elenco dei comuni è ancora provvisorio perché a questi si aggiungeranno altri eventuali comuni i cui consigli comunali saranno sciolti con DPR entro il 24 febbraio 2017

Si voterà in quattro comuni capoluogo di regione (Catanzaro, Genova, L'Aquila e Palermo) ed in ventuno comuni capoluogo di provincia (Alessandria, Asti, Belluno, Como, Cuneo, Frosinone, Gorizia, La Spezia, Lecce, Lodi, Lucca, Monza, Oristano, Padova, Parma, Piacenza, Pistoia, Rieti, Taranto, Trapani e Verona)

Superano i 100.000 abitanti le seguenti città: Genova, Monza, Padova, Palermo, Parma, Piacenza, Taranto e Verona.

Da segnalare che si voterà per la prima volta in otto nuovi comuni istituiti nel 2017 mediante processi di fusione amministrativa

Il comune più piccolo alle elezioni è Blello (BG), che conta solo 71 abitanti al 31 dicembre 2015, data dell'ultimo bilancio demografico annuale Istat

Per i comuni al voto è considerata la popolazione legale risultante dal Censimento 2011. La popolazione legale determina la modalità di voto (turno unico o con turno di ballottaggio) ed il numero di consiglieri ed assessori degli organi istituzionali

Riduzione del numero dei Consiglieri ed Assessori
Con il rinnovo della Giunta e dei Consigli comunali delle regioni a statuto ordinario si applicheranno le norme in materia di contenimento delle spese degli enti locali che prevedono la riduzione del numero di consiglieri e degli assessori comunali, come pubblicato nella tabella in basso

Camminare 21 minuti al giorno: la ricetta semplice del vivere bene

Naturale, economico, efficace. È il camminare. Parola di ricercatori, allenatori, filosofi e scrittori. Sì, anche loro. Veri fans di questa benefica attività fisica che brucia calorie, scarica lo stress, rende creativi, euforici e di buon umore.



 Ecco cosa hanno detto: «Tutti i più grandi pensieri sono concepiti mentre si cammina» Friedrich Nietzsche, filosofo. E ancora «Una passeggiata di prima mattina è una benedizione per tutto il giorno» Henry David Thoreau, scrittore. «La vita stessa è un viaggio da fare a piedi» Bruce Chatwin, scrittore. Camminare quindi è un bisogno del nostro corpo, è creatività. Camminare aggiunge vita agli anni

L’Acsm consiglia almeno 150 minuti di camminata la settimana.
In pratica 21 minuti al giorno. Una quantità di tempo più che realizzabile e che ben si concilia con gli impegni quotidiani. Secondo alcuni studiosi già 20 minuti al giorno, a intensità moderata (65-70% del VO2 max), in pratica a buon ritmo ma senza strafare, sembrano essere sufficienti nello stimolare il sistema immunitario, producendo una risposta cellulare antinfiammatoria.
 A patto però che ci si dedichi ogni giorno.

Geodesia

Dal greco geodaisía, composito di gế “terra” e un derivato di daíein “dividere”. La geodesia è la scienza che studia la figura della Terra ed il campo della gravità terrestre all’esterno delle masse. La geodesia è strettamente connessa a discipline quali la Topografia, la Cartografia, la Fotogrammetria, la Geofisica, la Geologia e l’Oceanografia

La Geodesia è una disciplina molto antica la cui origine può essere attribuita ai Greci. Una notevole realizzazione ottenuta in quel periodo è la misura del raggio della Terra, approssimata ad una sfera, dovuta ad Eratostene (276-194 a.C.). La sua stima può considerarsi molto buona dato che il valore ottenuto ha un errore relativo dell’ordine del 10% rispetto alle determinazioni più recenti.

Di particolare importanza in geodesia è la definizione di geoide. Il geoide è una particolare superficie equipotenziale del campo della gravità che, a meno di 1-2 m a scala planetaria, coincide con il livello medio dei mari. Tale superficie, secondo una definizione data da K.F. Gauss (1777-1855), rappresenta la descrizione matematica della forma della Terra ed è la superficie di riferimento per le quote ortometriche.

Il geoide, a meno di scostamenti massimi dell’ordine di 100 m (in modulo), può essere ben approssimato da un opportuno ellissoide di rotazione (ellissoide terrestre)

Scarpe veg: simboli x evitare i prodotti in pelle

Chi segue uno stile di vita VEGAN ovviamente non mangia nè animali, nè derivati, quantomeno indossa i loro resti. Per individuare quindi al momento dell’acquisto di scarpe, borse e indumenti ciò che è fatto in pelle o no dobbiamo sapere il significato dei simboli applicati sulle confezioni dato che non tutti gli oggetti hanno sull’etichetta la scritta “cruelty free”


Gli ultimi due simboli sono i migliori amici dei vegan! =)  Può capitare che le scarpe in similpelle abbiano doppio simbolo, ovvero quello del cuoio e il rombo uno accanto all’altro. Ciò significa che il materiale è in finta pelle.

In caso non ci fosse il simbolo sulla confezione, per rendersi conto se è vera pelle o no basta toccare il materiale o sentirne l’odore. La vera pelle è inconfondibilmente puzzolente (let me judge it!) mentre l’ecopelle si vede che è sintetica. Non ha quei mini puntini che caratterizzano la pelle animale (i pori, o dove vi erano i peli)

Raccolta firme nel PD contro lo scandalo dei capilista bloccati

La minoranza dem sta promuovendo una raccolta firme contro i capilista bloccati. Al momento – riferiscono fonti parlamentari Pd – sono circa cinquanta i deputati dem che spingono in questa direzione.

 Questa sera il gruppo dem terrà una riunione proprio per discutere sulla legge elettorale. Uno dei promotori dell’iniziativa è il dem Enzo Lattuca. “In queste ore ne arriveranno altre”, sottolinea un altro deputato del partito democratico. Quello dei capilista bloccati resta politicamente uno dei punti più controversi previsti nella legge che è emersa dopo la sentenza della Consulta sull’Italicum perché potrebbe trasformarsi in una potente arma nelle mani del segretario per decidere chi rientrerà di sicuro in Parlamento.

 Un terreno di scontro che, a quanto si apprende, questa sera i renziani proveranno a sminare rilanciando sul Mattarellum che, appunto, prevede i collegi uninominali

 Il sistema elettorale in vigore alla Camera attualmente mescola capilista bloccati e preferenze. I capilista dei 100 collegi sono infatti predeterminati, cioè scelti dalle segreterie dei partiti, mentre gli altri candidati verranno scelti dagli elettori con le preferenze.

Prefettura incapace all'Hotel Rigopiano: come D’Alessio ha fatto partire i soccorsi

«Sì, sono io l’uomo che ha creduto a Quintino Marcella e ha chiamato i soccorsi». In questa storia di tragici pasticci e fatali sottovalutazioni, c’è qualcuno che alla fine risponde al telefono, ascolta chiedere aiuto in modo esagitato a una voce sconosciuta che parla di un disastro all’hotel Rigopiano e si attiva subito per far scattare l’intervento a Farindola.



 Quest’uomo si chiama Massimo D’Alessio e sarà ricordato per un comportamento che è l’esatto opposto di quello della funzionaria della prefettura che ha definito in maniera sprezzante una bufala l’sos lanciato da Marcella, provocando ritardi forse letali.

D’Alessio è abituato alle emergenze: lavora per una ditta di trasporti a 40 chilometri da Pescara, ma la sua vita è dedicata alla Protezione civile, di cui è membro dal 2008 nel gruppo Volontari senza frontiere. La catena di incomprensioni è ormai nota: alle 18.03, Giampiero Parete, il cuoco dell’hotel, travolto dalla valanga ma vivo, dopo aver già chiamato il 118 un’ora prima, contatta l’amico ed ex datore di lavoro Marcella. Il ristoratore di Silvi Marina chiama a raffica 112, 118 e 113. Dopo la risposta scettica della funzionaria non si dà per vinto e ci riprova. Finché dall’altro lato del telefono risponde D’Alessio, che ora può rivelare dettagli inediti su quelle ore. Due su tutti: lui rispose per caso e per un errore, e sua moglie chiamò Parete. Vuol dire che al Rigopiano la linea prendeva ancora.


Andiamo con ordine, D’Alessio. Dov’era quando ha ricevuto la telefonata?
«Sotto casa, stavo parcheggiando. Avevo appena finito il turno, mi avevano mandato alla golena nord del fiume Pescara per monitorarne l’esondazione. Proprio per questo motivo ero passato in questura e avevo dato il cellulare. Ma non dovevo essere io a ricevere quella telefonata, è stato un errore…».

In che senso un errore?
«La questura aveva il mio numero per le esondazioni. È una procedura standard: al 113 lascia il proprio numero chi si trova più vicino all’emergenza. Solo che nel mio caso l’emergenza era il fiume, non una valanga in montagna a chilometri di distanza. È stato bravo Quintino a insistere».

A che ora riceve la telefonata?  
«Alle 18.57»  

E cosa succede?

Kraft punta al colpo grosso: 143 miliardi per Unilever

L'azienda americana è uscita allo scoperto con un'offerta da 143 miliardi ma l'offerta è stata respinta. Le trattative però vanno avanti. Si creerebbe la seconda azienda per fatturato alle spalle della Nestlé, con circa 85 miliardi di dollari


Il gruppo alimentare americano Kraft Heinz ha reso noto di aver presentato un'offerta di fusione a Unilever, proposta che è stata rifiutata dal gruppo olandese. "Anche se Unilever ha rifiutato l'offerta, continuiamo a lavorare per raggiungere un accordo sui termini di una transazione" ha dichiarato Kraft in una nota rilasciata dal London Stock Exchange in cui è quotata Unilever. Non ci sono però garanzie del fatto che la società americana presenti un'ulteriore proposta.

Il mercato valuta in questo momento il gigante che tra le altre cose produce il sapone Dove a 140 miliardi di dollari. Paradossalmente la capitalizzazione della società acquirente è inferiore, poco sotto 110 miliardi di dollari. Se si guardasse alle due realtà combinate, l'ultimo anno avrebbero chiuso con un fatturato vicino a 85 miliardi di dollari e sarebbero balzate al secondo posto dei signori del cibo, dietro la Nestlé con i suoi 91,2 miliardi di vendite

L'offerta, spiega poi Unilever, proponeva 50 dollari per azione, composta da 30,23 dollari in contanti e 0,222 azioni della nuova entità per ogni azione unilever detenuta, che valorizzava il gruppo a un totale di 143 miliardi di dollari (134,23 miliardi di euro). Il premio del 18% è stato ritenuto insufficiente e secondo Unilever l'offerta la "sottovaluta fondamentalmente". In Borsa gli acquisti premiano sia la Kraft che Unilever.

Le conferme sono arrivate dopo le indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, che ha descritto l'approccio del colosso americano del cibo e delle bevande per il gigante dei beni di consumo. In base alla regolamentazione britannica, Kraft ha tempo fino al 17 marzo per fare sapere se intenda o meno presentare un'offerta formale per Unilever

giovedì 16 febbraio 2017

Scandalo animali: test per altri tre anni

«Da giugno dell’anno scorso aspettiamo la relazione dell’istituto zooprofilattico della Lombardia su questo tipo di sperimentazione animale. L’aveva chiesta il ministro Lorenzin per decidere il blocco dei test su alcol, droghe e tabacco. Non si riesce ad avere quel documento». Si sfoga così Gianluca Felicetti, presidente della Lega antivivisezione, commentando la decisione del governo di prorogare di tre anni quel tipo di test sugli animali, proroga votata in Commissione Affari istituzionali del Senato e che ha scatenato la protesta del mondo animalista.

Tutto inizia con i beagle di Green Hill, nel 2012 gli animalisti liberano gli animali dell’allevamento, i cani erano destinati alla sperimentazione sui danni dall’uso del tabacco. Da quella vicenda inizia la battaglia contro la sperimentazione animale per i test su droga, tabacco e alcol. E’ giusto sottolineare che in discussione non c’è la sperimentazione su farmaci salvavita o oncologici.

«Gli animali non fumano, non si drogano e non bevono alcol. Come per la sperimentazione sui cosmetici esistono test alternativi - insiste Felicetti - Il governo ha inserito questa proroga nel mille proroghe che prevede il voto di fiducia e quindi diventerà legge. I test avrebbero dovuto diventare fuori legge il primo gennaio. Invece in commissione Affari Istituzionali una votazione bipartisan ha votato per altri tre anni di sperimentazioni». L’emendamento sotto accusa è quello De Biasi Cattaneo che all’inizio prevedeva 5 anni. «Gli sperimentatori sostengono che sia il tempo necessario per un progetto - aggiunge Felicetti - Non saranno contenti neanche loro». Nel pacchetto sono inseriti anche i test sugli xenotrapianti: organi di maiale inseriti nelle scimmie. «Una pratica – aggiunge il presidente della Lav – alla quale non credono neanche i medici. Allora perché proseguirla?».

Il calvario degli animali sottoposti ai test prevede iniezioni di droghe nell’addome o nel cervello, choc acustici o tattili con pinze e piastre ustionanti.

Link sconosciuti non vanno aperti: ci frega la curiosità

La frontiera cybercriminale ha già inventato sistemi di malware (software dannosi) come servizio in cui gang specializzate vendono o affittano infrastrutture e kit di attacco ad altri. Ma Fake Game è probabilmente la prima piattaforma che permette di imbastire un attacco di phishing (truffa attraverso cui malintenzionati si fingono enti affidabili convincendo le vittime a fornire loro informazioni personali, dati finanziari o codici di accesso) appoggiandosi a un servizio esterno. La Stampa l’ha provata: si può imitare una pagina di login di Gmail, Facebook e altri siti. Iscrizione è gratuita, le funzioni extra a pagamento. A limitare la diffusione di questo servizio, per ora, è solo il fatto che sia in russo e orientato soprattutto a quell’area geografica.


«Oltre a Fake Game nascono piattaforme simili di tanto in tanto, ma poi chiudono velocemente, anche perché chi svolge questa attività di professione preferisce progettarsi tutto in casa», commenta Andrea Draghetti, ricercatore di D3Lab, società che offre servizi per il rilevamento e il contrasto al phishing.

Esperimento di una ricercatrice tedesca

Il problema è che con questo tipo di attacco ci si scontra con il «fattore umano». Zinaida Benenson, ricercatrice dell’università tedesca di Erlangen-Nuremberg, ha sottoposto a un test 1600 suoi studenti, inviando loro un messaggio (via mail o Facebook) che arrivava in realtà da una persona inesistente e che diceva di avere le foto di una festa, da vedere via link. Poi, ha registrato i clic. Quando il messaggio si rivolgeva al destinatario usando il suo nome, il 56% di chi aveva ricevuto l’email e il 38% di chi era stato raggiunto via Facebook cliccava.

ZTL Milano: la nuova area C da febbraio 2017

Divieto d’accesso progressivo agli Euro 4. Pagamento del ticket d’ingresso per i veicoli GPL, metano, bifuel e dualfuel. Divieto di accesso per carico e scarico merci dalle ore 8:00 alle 10:00. Per informazioni dettagliate, registrazioni e richieste di deroghe è possibile consultare il sito Area C

Milano, 11 febbraio 2017 – Lunedì 13 febbraio entrano in vigore le nuove regole di Area C, il provvedimento che regolamenta l'accesso al centro per ridurre la congestione. I cambiamenti riguardano:

Divieto di accesso ai veicoli Euro 3 diesel anche di proprietà dei residenti che però, e solo fino al 15 ottobre 2017, potranno utilizzare i 40 ingressi gratuiti ancora in loro possesso.

Divieto di accesso ai veicoli Euro 4 diesel senza il PERICOLOSISSIMO filtro antiparticolato (FAP) con alcune deroghe che riguardano:

residenti all’interno di Area C fino al 14/10/2018;
veicoli privati di appartenenti alle Forze dell’Ordine fino al 14/10/2018;
veicoli trasporto cose leggere e di servizio compresi manutentori e servizi di emergenza fino al 14/10/2017;
autoveicoli adibiti a noleggio con conducente (NCC) superiori a 9 posti (classificate come diesel pesanti) fino al 14/10/2018;
veicoli trasporto cose pesanti fino al 14/10/2018.
I veicoli alimentati GPL, metano, bifuel e dualfuel, come già previsto dalla delibera del 2013, potranno accedere nell’area interessata dal provvedimento previo pagamento del ticket di € 5 o con le agevolazioni previste per tutti i veicoli paganti.

Ricordiamo che i residenti in Area C proprietari di auto GPL, metano, bifuel e dualfuel, per poter accedere ai 40 ingressi gratuiti e alla successive facilitazioni, da lunedì 13 febbraio devono registrare la loro auto. Per quanto riguarda le persone con disabilità in possesso di queste tipologie di veicoli è necessario effettuare la richiesta di deroga

sabato 4 febbraio 2017

Italia: Vegani triplicati, ora a quota 1,8 milioni

Un italiano su dieci ha seguito una dieta vegetariana o vegana nel 2016, con un giro d’affari di 357 milioni.


 Intanto schizzano alle stelle i prezzi di frutta e verdura: +20,1% in dodici mesi, anche a causa del maltempo
Non è solo una diceria, una sensazione o un’esagerazione dei media e dell’opinione pubblica: in Italia vegetariani e vegani sono davvero in notevole aumento. Quasi un italiano su dieci infatti, per una percentuale del 7,6%, ha seguito una dieta vegetariana o vegana con un trend in aumento dovuto ai vegani che sono praticamente triplicati nell’ultimo anno per un totale di 1,8 milioni di persone.

A rilevarlo i dati Eurispes relativi al 2017 con l’Istat che riconosce i cambiamenti intervenuti nei comportamenti di spesa degli italiani anche per effetto di allarmismi, provocazioni e campagne diffamatorie che colpiscono un alimento antisalutare come la carne che non fa parte della Dieta mediterranea. Una tendenza spinta anche dal business stando a dati Nielsen-Coop dalla quale si evidenzia che nel 2016 il giro d'affari dei prodotti vegani e vegetariani ha toccato i 357 milioni di euro di fatturato nella sola grande distribuzione, con un incremento del 18% negli ultimi 12 mesi

Finlandia 2017: primo esperimento di reddito di cittadinanza

Esperimento a Helsinki sul reddito di cittadinanza. A duemila disoccupati 560 euro al mese per due anni


Nel bar circondato dalla neve sottile al numero uno di Bulevardi, non lontano dal porto e dalle vie dei negozi di alta moda che circondano il Decumano Massimo, la trentunenne disoccupata Sini Marttinen è decisa a difendere con tutta se stessa la dignità del suo privilegio. «Perché privilegio? Non è vero che mi pagano per non lavorare. Mi pagano per cercare un lavoro». Attorno a lei un brusio di voci, fette di torta al cioccolato e musica pop inglese.


E se non lo trovi un lavoro, Sini? «Mi pagano lo stesso». Godendosi l’effetto che fa l’ultimo trucco del meraviglioso Grande Nord. «So che non è facile da capire. Ma così posso concentrarmi su ciò che voglio davvero, evitando di restare impantanata nella burocrazia. Non peso sui miei connazionali. Li aiuto a crescere». E qui è necessario un passo indietro.

Sini, laureata in Economia a Edimburgo, era un’imprenditrice impegnata nel campo delle consulenze. Con la crisi il suo lavoro è sparito e lei si è sentita come un vascello rimasto bloccato a lungo su un fiume di pietre, finché l’onda alta di un nuovo mondo l’ha sollevata dal fondale. Bello. Ma quale nuovo mondo?

Il nuovo mondo

Per salvare il sistema di welfare più sofisticato del pianeta, abbattere la burocrazia e spingere nuove e vecchie generazioni a confrontarsi con un mercato del lavoro schiacciato dalla globalizzazione, spaventato dalla robotizzazione tracimante e dunque sempre più avaro, flessibile e complicato, il governo finlandese di centrodestra, guidato dal milionario Juha Sipila, ha deciso di fare una cosa di cui si parla da cinquecento anni ma che nessuno aveva mai provato su scala nazionale e per un periodo di tempo così esteso: varare il reddito di cittadinanza. Suona familiare?

Un esperimento di due anni, iniziato il primo gennaio, che garantisce a 2000 disoccupati, scelti in modo casuale, un’entrata mensile di 560 euro esentasse. Sini è tra loro.

Il denaro va a sommarsi agli altri benefici che lo Stato garantisce a chiunque. E continuerà ad arrivare anche se i fortunati estratti a sorte troveranno un posto o apriranno un’azienda individuale. «Ho perso solo il sussidio di disoccupazione, che era comunque ottanta euro più basso e mi veniva ridotto anche se trovavo lavori part time», dice Sini. Una rivoluzione, insomma

Ma i costi di questa operazione sarebbero sostenibili moltiplicati per i 5 milioni e mezzo di abitanti della Finlandia? E che cosa succede se chi riceve il contributo non ha lo spirito imprenditoriale di Sini e preferisce spendere il denaro in vodka e salmone?

La «Kela» del ragno

«Lei ha idea di quanto tempo e di quante persone ci vogliano per tenere sotto controllo tutto questo?». In effetti no. «Beh, tante». Marjukka Turunen, energetica responsabile dell’ufficio legale della Kela, una specie di Inps finlandese, però più complesso, appoggia i gomiti sul tavolo della sala riunioni del palazzone disegnato da Alvar Aalto, una discutibile via di mezzo tra l’architettura di Krasnodar e l’Ikea. «Nessuno nel Nord Europa ha un sistema di benefits paragonabile al nostro», insiste. E quando dice «nel Nord Europa» intende dire nel mondo, tanto meno i cugini svedesi

Natron: il letale lago rosso della Tanzania

Nomen omen. Mai detto fu più azzeccato per il lago Natron: siamo in Tanzania, nella Rift Valley africana, e questo specchio d'acqua nasconde un terribile segreto: contiene carbonato idrato di sodio, conosciuto appunto come natron, ovvero un composto naturale letale per la maggior parte degli essere viventi, che a suo contatto rischio di restare letteralmente pietrificati



Il natron era utilizzato in passato per l’imbalsamazione proprio per le sue proprietà di assorbimento dell’acqua dai corpi. E la miscela presente in questo lago rende le acque simili all’ammoniaca, con un Ph alcalino e una temperatura che può raggiungere i 60°C

Ma nonostante questa sua peculiarità, le sue acque sono comunque densamente popolate: si tratta di migliaia di batteri e cianobatteri che si producono velocemente diffondendo un pigmento rosso, in grado di colorare l’intero lago.

2017: i cibi vegani nel paniere Istat

I cibi vegani entrano nel paniere: non nel paniere fisico ma in quello statistico dell’Istat. Cambia infatti l’elenco dei prodotti che concorrono a determinare il tasso d’inflazione in Italia.

La novità del 2017 è la presenza di preparati vegetariani-vegani, birra artigianale, smartwatch, soundbar, dispositivi da polso per attività sportive, action camera. Escono le videocamere tradizionali, fagocitate dagli smartphone.

Nel paniere di riferimento figurano 1.481 prodotti elementari (erano 1.476) nel 2016. Invece per il calcolo dell’indice Ipca (armonizzato a livello europeo) viene impiegato un paniere di 1.498 prodotti elementari (1.484 nel 2016). In tutto sono 12 i nuovi beni e servizi.

Bilancio partecipativo con M5S a Mira (Venezia)

Una cinquantina di cittadini coinvolti e ben 40 proposte messe sul tavolo. Il progetto del Bilancio Partecipativo entra nel vivo: dopo i primi due incontri l'amministrazione comunale si dichiara molto soddisfatta. "I miresi hanno avanzato tante idee interessanti. Ora arriva il bello" spiegano il sindaco Alvise Maniero e l'assessora al Sociale Francesca Spolaor, in attesa del terzo importante appuntamento di giovedì prossimo

Il progetto è giunto alla terza edizione. L'obiettivo è rendere i cittadini protagonisti nelle scelte degli interventi da realizzare per la città di Mira

I partecipanti che si sono iscritti hanno la possibilità di proporre le proprie idee e raccoglierle in sei proposte progettuali (composte da uno o più progetti) che saranno poi messe in votazione. Tutti i cittadini potranno esprimere la propria preferenza su come utilizzare 100mila euro messi a disposizione dall'amministrazione

lunedì 30 gennaio 2017

Struttura dell'esercito spartano

L'esercito spartano, l'esercito di Sparta, è ancora oggi stimato per la sua etica ed il suo rigore morale: chi era militare a Sparta doveva essere un esempio per la comunità. Nel periodo di massimo splendore di Sparta (tra il VI e il IV secolo a.C.), si diceva che «un soldato spartano valesse molti più uomini di qualsiasi altro esercito».



 La forza dell'esercito spartano era fondata essenzialmente sul sistema delle alleanze perché l'esercito non poteva contare solo sulla limitatezza delle risorse umane
L'esercito spartano non combatteva per conquistare, per fare bottino, per espandere il proprio territorio (anche perché non avrebbe avuto eventualmente le forze per controllarlo). Il coraggio è stato uno dei principali punti di forza per gli Spartani


La prima citazione riguardante la partecipazione degli Spartani in una guerra si trova nell'Iliade. Essi infatti parteciparono insieme ad altri contingenti greci alla presa della città di Troia. Come tutti gli altri eserciti della civiltà micenea, l'esercito spartano era composto principalmente dalla fanteria, la quale era dotata di lance, spade corte e il dyplon, un semplice scudo rotondo di bronzo.

Le riforme e l'espansione

La Sparta micenea, come gran parte della Grecia, dovette presto affrontare le "invasioni dei Dori". Questo evento portò alla fine della civiltà micenea dando inizio ai cosiddetti "Secoli bui".

 Durante tale periodo, Sparta era un semplice villaggio dorico sulle rive del fiume Eurota, in Laconia

 Nei primi anni dell'VIII secolo a.C., tuttavia, la società spartana si trasformò e le riforme, attribuite dalla tradizione successiva alla figura forse mitica di Licurgo, comportarono la creazione di nuove istituzioni e stabilirono la natura militare dello stato spartano

 La nuova costituzione di Sparta sarebbe rimasta invariata per i successivi cinque secoli.

Dal 750 a.C. Sparta intraprese una costante espansione che l'avrebbe portata alla conquista del fertile territorio della Messenia
 Nei primi anni del VII secolo a.C. Sparta era, insieme ad Argo, la potenza dominante nel Peloponneso. Entrambe le poleis combatterono per il possesso dei due territori di confine (Cinuria e Tirea).
 Nel VI secolo a.C., la politica espansionista comportò un certo pericolo a Sparta, che si concentrò sull'evoluzione socio-culturale dello stato.


Istituzione dell'egemonia spartana nel Peloponneso

Inevitabilmente le due potenze, Argo e Sparta, finirono per collidere. Lo scontro, inizialmente, vide prevalere Argo, come nella vittoria della battaglia di Hysiai, nel 669 a.C.

 Per tutto il sesto secolo a.C., Sparta si assicurò il controllo della penisola del Peloponneso
 L'Arcadia fu costretta a riconoscere la supremazia di Sparta e Argo perse la città di Cinuri e subì un duro colpo per mano di Cleomene I nella battaglia di Sepeia nell'anno 494 a.C
 All'inizio del V secolo a.C., Sparta era la potenza indiscussa nel sud della Grecia, e detenne l'egemonia della neonata Lega del Peloponneso (nota ai suoi contemporanei come gli "Spartani e i loro alleati")


Le guerre contro la Persia e la guerra del Peloponneso

Verso la fine del VI secolo, Sparta è stata riconosciuta come la città stato preminente della Grecia. Re Creso di Lidia, siglò con questa un'alleanza e le città greche in Asia Minore chiesero aiuto a Sparta nella rivolta ionica

Nella seconda invasione persiana guidata da Serse I, Sparta aveva il controllo generale delle forze greche di terra e di mare
 Per questo motivo gli Spartani svolsero un ruolo cruciale nella cacciata degli invasori, soprattutto nella battaglia delle Termopili e nella battaglia di Platea

venerdì 27 gennaio 2017

Pornhub: gli italiani preferiscono le milf

I dati relativi al 2016 del portale di porno online confermano la tendenza degli scorsi anni

Ragazze, non crucciatevi più per il tempo che passa inesorabile né delle piccole rughe infingarde che vi si formano la notte attorno agli occhi e vi fanno desiderare un pronto intervento del chirurgo plastico di turno. Perché gli uomini – almeno quelli italiani – preferiscono le milf. È ciò che emerge dai numeri diffusi da Pornhub, il portale di porno gratuito da 87,8 miliardi di video visualizzati all’anno, chi si riferiscono a quanto accaduto (e digitato) nel 2016. A guardare tutti dall’alto in basso sono appunto le «milf», acronimo tratto dal linguaggio gergale anglo-americano che indica generalmente una donna adulta di mezza età, considerata sessualmente appetibile dall’uomo più giovane. Al secondo posto, quasi a voler sottolineare una passione dilagante per le donne non più giovanissime, troviamo le «mature», mentre al terzo – per contrasto – le ragazzine «teen»

LA TENDENZA NAZIONALISTICA
Ciò che emerge dalle ricerche è anche una tendenza nazionalistica degli italiani, accomunabile – in verità – un po’ a tutti i Paesi. Tra le parole chiave, infatti, gli internauti del porno tricolore specificano di voler trovare risultati «made in Italy»

Harvard: migliaia di piloti di voli commerciali depressi e con tendenze suicide

La ricerca è stata condotta dall’Università americana inviando un questionario, da compilare in forma strettamente anonima dopo l’incidente di Germanwings nel quale morirono 149 persone

Migliaia di piloti di voli commerciali sono depressi e hanno tendenze suicide. Lo rivela uno studio dell’università di Harvard negli Stati Uniti, pubblicato da Environmental Health. La ricerca è stata condotto dopo l’incidente di Germanwings, nel quale 149 persone sono morte a causa dello stato depressivo del pilota Andreas Lubitz, che ha portato l’aereo a schiantarsi su una montagna.

 La ricerca è stata condotta inviando un questionario, da compilare in forma strettamente anonima, a migliaia di piloti. Dei 1848 piloti che hanno risposto alla parte che riguardava il loro stato mentale, 223 (il 12,6 per cento) hanno manifestato sintomi di depressione. Ancora più preoccupanti le risposte di 75 piloti (il 4,1 per cento) che hanno confessato di avere pensieri autolesionisti o di essere a volte convinti che la morte per loro sia la soluzione migliore. Di questi, 49 avevano pilotato un aereo civile nell’ultimo mese.  

I risultati dell’indagine giustificano molte preoccupazioni: se il 4,1 per cento che dice di avere pensieri autolesionisti è rapportato al numero di piloti in attività, circa 140.000 nel mondo, significa che 5.700 piloti volano in uno stato mentale che pone in pericolo la vita dei passeggeri.

Le ragioni di queste difficoltà psicologiche, che sono più evidenti tra i piloti donna, vanno ricercate nello stress, nell’harrassment sessuale e verbale che subiscono a bordo e nella riduzione del loro salario. Molti vanno al lavoro anche se malati per non rischiare di perdere il posto; altri, ha denunciato la British Airline Pilots Association, dormono in auto tra un volo e l’altro per non affrontare il costo di andare a casa

Catalogna, la presidente del parlamento interrogata per disobbedienza

Mentre la Spagna ritrova una certa stabilità, dopo quasi un anno speso nella ricerca di formare un governo, torna alta la tensione con la Catalogna. Ultima goccia di un vaso ormai stracolmo è la convocazione in tribunale della presidente del parlamento catalano, Carme Forcadell, indagata per disobbedienza per aver consentito una votazione nell’assemblea di Barcellona sulla road map vietata dal Tribunale Costituzionale spagnolo, che porterà, secondo le intenzioni del governo locale, a un referendum sulla secessione dalla Spagna. Il movimento indipendentista ha visto questa indagine come l’ennesima prova che lo «Stato spagnolo preferisce una risposta giudiziaria a quella politica» alle questioni poste dalla regione/nazione (sul termine da usare c’è molto dibattito)


La prova di forza
Così, la convocazione di Forcadell è stata l’occasione per una prova di forza: la presidente è stata scortata da migliaia di manifestanti dal parlamento catalano, all’interno del parco della Cittadella, fino al tribunale di Barcellona.
Un tragitto breve, ma percorso con tutta l’enfasi possibile, con bandiere e cori di indipendenza, accanto alle alte cariche del governo locale, dal presidente Carles Puigdemont, il suo vice Oriol Junqueras e il potente predecessore Artur Mas (anch’egli sotto processo per aver organizzato la consulta del 9 novembre 2014) e centinaia di sindaci.
Forcadell ha sfidato ancora una volta le risoluzioni del Tribunale costituzionale: «La democrazie è in pericolo. Se per le nostre strade si può parlare di indipendenza, perché non lo si può fare in Parlamento?». Alle manifestazioni sparse per tutta la Catalogna si è presentata anche Ada Colau, sindaco di Barcellona, alleata di Podemos, figura politica in forte ascesa e non apertamente indipendentista: «Ma se Forcadell verrà giudicata, tutto il nostro popolo sarà giudicato», ha esclamato.

giovedì 26 gennaio 2017

Hotel Rigopianoi: ecco perché i soccorsi sono partiti in ritardo

Dalla ricostruzione degli inquirenti emerge una catena di equivoci e sottovalutazioni

È solo alle 19.01 di mercoledì 18 gennaio che la macchina dei soccorsi si rende conto che a Rigopiano è successo qualcosa di veramente serio, dopo quasi due ore di equivoci e sottovalutazioni. La ricostruzione è possibile grazie ai tabulati telefonici e alle testimonianze rese in queste ore agli inquirenti.

I reati ipotizzati sono disastro colposo e omicidio plurimo colposo. «Le telefonate registrate sono state acquisite, io le ho ascoltate e mi sembra evidente che ci siano state incomprensioni relative alle richieste di aiuto lanciate da Giampiero Parete e Quintino Marcella il 18 gennaio» ha detto il procuratore aggiunto di Pescara, Cristina Tedeschini, facendo il punto sull’inchiesta. Che, oltre alle cause del disastro, dovrà chiarire, come chiedono le famiglie di alcune vittime, se un intervento più tempestivo avrebbe potuto salvare più vite.

16.30-16.48 - La slavina travolge l’hotel  
Secondo la ricostruzione degli inquirenti è in questo lasso di tempo che si verifica la tragedia.

17.08 - La prima chiamata  
Giampiero Parete, che si è si è salvato dalla valanga che ha travolto l’hotel Rigopiano perché si trovava nel parcheggio, chiama il 118. La chiamata viene agganciata dalla centrale di Chieti che la gira ai colleghi di Pescara. La linea è disturbata, ma l'uomo riesce a dire che una valanga ha travolto l’albergo, che tutto è crollato, che ci sono dei dispersi. Dal 118 parte la segnalazione alla Prefettura.

17.10 - Dall’hotel nessuno risponde  
La Prefettura parte con le verifiche e cerca di ricontattare il cuoco ma non ci riesce, e a quel punto chiama il fisso dell’albergo che ovviamente non risponde perchè è sotto la valanga. Si cerca di allertare l’elicottero della Guardia Costiera, quello che poco prima era andato a effettuare un soccorso a Villa Celiera. Ma il maltempo imperversa e il mezzo non può rialzarsi.

17.40 - Il direttore fuori servizio “depista”  
La funzionaria della Prefettura, riesce a contattare il direttore dell’albergo Bruno Di Tommaso, che non era nella struttura, che “depista” la sala operativa spiegando di aver «chattato mò con l’albergo», e che non gli risulta nulla di grave. Solo che quel “mò” risale almeno a un ora prima ed è questo secondo gli inquirenti che ingenera il primo grave “equivoco” della vicenda. Forse erano le 16.47, come da aggancio whatsapp del telefono del padrone dell’albergo. La sala operativa si convince che si tratta di un falso allarme.

Le donne spartane: cittadine come i maschi

Le donne spartane godevano di una serie di diritti che le loro “sorelle” ateniesi non avevano
L’eccezionale sistema sociale di Sparta, completamente incentrato sulla formazione militare, offriva alle loro donne un livello di libertà e di responsabilità non comune nel mondo classico: come generatrici di bambini, erano vitali per rifornire le file di un esercito che subiva quasi continuamente perdite. Con tanti uomini costantemente in guerra, esse erano cruciali per il funzionamento delle famiglie e della comunità in generale.

Tuttavia, le donne spartane erano anche sottoposte a brutali e umilianti riti. Il loro glorioso compito nella vita era quello di sostenere la potenza militare della polis, o di morire provandoci.

Il giornalista Malcolm Jack racconta 10 fatti sulle donne spartane.

1. Erano cittadine di Sparta.

Diversamente dai Perieci, un gruppo autonomo di abitanti liberi di Sparta, o dagli Iloti, essenzialmente degli schiavi di proprietà dello Stato, le donne di Sparta erano considerate Spartiati, cioè cittadine a pieno titolo. Erano esenti dal lavoro manuale, potevano possedere la terra, accumulare ricchezza e avevano diritto a un’istruzione.

2. Potevano vestirsi in modo succinto.

Gli abiti delle donne spartane erano notoriamente succinti per la loro epoca, permettendo loro di scoprirsi anche le cosce. Questo era ritenuto accettabile in quanto le donne, come gli uomini, avrebbero dovuto essere modelli di forma fisica. Gli Spartani credevano che più forte fosse la madre, più forte era il figlio. I capelli lunghi erano però vietati.

3. Dovevano lasciare i loro figli in giovane età.

Per quanto a Sparta fosse un onore per una donna fare un figlio (in particolare un ragazzo), ciò comportava anche un grande “onere emotivo”. Per cominciare, in una società che praticava l’eugenetica – cioè lo studio dei procedimenti volti al perfezionamento del patrimonio genetico di una “razza” uccidendo bambini “inferiori” – un consiglio di anziani doveva giudicare se i neonati erano abbastanza in forma per vivere.

I figli maschi ritenuti idonei venivano strappati dalle loro madri all’età di appena sette anni e inseriti nella agoghé – un sistema educativo estremamente duro che li avrebbe preparati come soldati.

4. La prima donna a vincere alle Olimpiadi era una spartana.

Inizialmente i giochi Olimpici erano esclusivamente riservati ai concorrenti di sesso maschile, ma gli Spartani, che a differenza degli Ateniesi e degli altri Greci si vantavano della prestanza fisica delle donne, cambiarono questa ‘regola’.

Fu la principessa spartana Cynisca a diventare la prima vincitrice delle Olimpiadi quando vinse la corsa delle quadrighe, non solo una ma ben due volte, nel 396 e nel 392 a.C.

Lire: come e dove vendere le vecchie monete

di Giacomo Franceschini

Per tutti gli appassionati di numismatica e per tutti coloro che si trovano in possesso di vecchie lire, questo articolo sarà di grande aiuto per capire come valutare le vostre monete, dove venderle e a quanto.

Innanzittto richiamo l’attenzione su di un articolo scritto sempre su VNews24 riguardante il valore delle lire antiche: “Crisi, vecchie lire valgono una fortuna: ecco a quanto e come venderle“.

In secondo luogo, segnalo questo utilissimo portale nel quale vengono valutate e catalogate tutte le vecchie lire con relativo valore, il sito si chiama “Catalogo Repubblica Italiana” ed è curato molto bene e aggiornato minuziosamente: http://www.lemonete.com/index/catalogo/repubblica/repubblica.htm
Ora abbiamo scoperto come avere un’idea globale del valore delle nostre monete, ma come e dove venderle?

Ecco la risposta. Per vendere ed ottenere una valutazione precisa e reale delle proprie vecchie lire, consiglio vivamente questi due portali di numismatica che consentono una valutazione gratuita e precisa e, con relativo negozio online, ne permettono una vendita se interessati.
Il primo sito che vi consiglio è specializzato nella vendita delle lire antiche: http://www.numismatica.it/vendi.htm

giovedì 19 gennaio 2017

Rapporto Oxfam: 8 uomini possiedono la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone

L’attuale sistema economico favorisce l’accumulo di risorse nelle mani di una élite super privilegiata ai danni dei più poveri (in maggioranza donne).

E l’Italia non fa eccezione se, stando ai dati del 2016, l’1% più facoltoso della popolazione ha nelle mani il 25% della ricchezza nazionale netta.

È l'analisi contenuta nel rapporto Un’economia per il 99% della ong britannica, diffuso alla vigilia del World Economic Forum di Davos, in Svizzera

Nel mondo 8 uomini, da soli, posseggono 426 miliardi di dollari, la stessa ricchezza della metà più povera del pianeta, ossia 3,6 miliardi di persone.

Ed è dal 2015 che l’1% più ricco dell’umanità possiede più del restante 99%.

L’attuale sistema economico favorisce l’accumulo di risorse nelle mani di una élite super privilegiata ai danni dei più poveri (in maggioranza donne).

Un documento accompagnato da una petizione rivolta ai governi per chiedere una serie di interventi: dallo stop alla concorrenza fiscale al ribasso fino al sostegno di modelli di business non orientati solo a massimizzare il profitto, ma anche la promozione dello sviluppo non solo in base al Pil, ma anche ad indicatori relativi al benessere dei cittadini

Il dossier analizza quanto la forbice tra ricchi e poveri si stia estremizzando sempre più.

“Multinazionali e super ricchi continuano ad alimentare la disuguaglianza – spiega il rapporto – facendo ricorso a pratiche di elusione fiscale, massimizzando i profitti anche a costo di comprimere verso il basso i salari e usando il loro potere per influenzare la politica
Secondo Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia “è osceno che così tanta ricchezza sia nelle mani di una manciata di uomini e che gli squilibri nella distribuzione dei redditi siano tanto pronunciati in un mondo in cui una persona su dieci sopravvive con meno di 2 dollari al giorno.

Poi appunto c’è il caso limite: la metà più povera della popolazione mondiale possiede le stesse risorse che sono a disposizione degli 8 miliardari più ricchi del pianeta.

Per la rivista Forbes gli 8 Paperoni sono in ordine Bill Gates, Amancio Ortega, Warren Buffet, Carlos Slim, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Larry Ellison, Michael Bloomberg.

I DATI MONDIALI – Sono passati quattro anni da quando il Forum Economico Mondiale ha identificato nella crescente disuguaglianza economica la maggiore minaccia alla stabilità sociale. Eppure, da allora, nonostante i leader mondiali abbiano sottoscritto tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, anche quello di riduzione della disuguaglianza, il divario tra i ricchi e il resto dell’umanità si è allargato.
 Secondo le nuove stime, la metà più povera del pianeta, lo è ancora di più rispetto al passato. Così nel biennio 2015/2016 dieci tra le più grandi multinazionali hanno realizzato complessivamente profitti superiori a quanto raccolto dalle casse di 180 Paesi del pianeta.

Il divario, però, ha radici più profonde. Sette persone su dieci vivono in luoghi dove la disuguaglianza è cresciuta negli ultimi 30 anni: tra il 1988 e il 2011 il reddito medio del 10% più povero è aumentato di 65 dollari, meno di 3 dollari l’anno, mentre quello dell’1% più ricco di 11.800 dollari, vale a dire 182 volte tanto.
Oggi un amministratore delegato delle 100 società più capitalizzate dell’indice azionario Ftse “guadagna in un anno tanto quanto 10mila lavoratori delle fabbriche di abbigliamento in Bangladesh” spiega il rapporto Oxfam.

I DATI ITALIANI – Stando ai dati del 2016 i primi 7 miliardari italiani posseggono una ricchezza superiore a quella del 30% più povero dei nostri connazionali.
L’1% più ricco del Belpaese può contare su oltre 30 volte le risorse del 30% più povero e 415 volte quella del 20% più povero della popolazione.
Per quanto riguarda il reddito tra il 1988 e il 2011, il 10% più facoltoso ha accumulato un incremento di reddito superiore a quello della metà più povera degli italiani.

CAUSE E CONSEGUENZE
 “Alla logica della massimizzazione dei profitti, si contrappone una realtà di salari stagnanti e inadeguati, mentre chi è al vertice viene gratificato con bonus miliardari” ha aggiunto Barbieri, sottolineando che “i servizi pubblici essenziali come sanità e istruzione subiscono tagli, ma a multinazionali e super ricchi è permesso di eludere impunemente il fisco”.

 Inoltre, è leggenda metropolitana che i miliardari si siano fatti tutti da sé: Oxfam ha calcolato che un terzo della ricchezza dei miliardari è dovuta ad eredità, mentre il 43% è dovuta a relazioni clientelari.

“Poi c’è l’uso di denaro e relazioni da parte dei ricchissimi – spiega il rapporto – per influenzare le decisioni politiche a loro favore”.

 Un esempio viene dal Brasile dove i cittadini più facoltosi sono riusciti a ottenere dal governo cospicui tagli fiscali in una fase in cui il governo inaugurava un piano ventennale di congelamento della spesa pubblica in sanità e istruzione

Home restaurant: Massimo 500 coperti l’anno e solo carte di credito

La Camera approva la legge sulla regolamentazione degli home restaurant: pagamenti tracciati per scongiurare l’evasione. Protesta Confedilizia: solo vincoli e divieti

Il social eating è sempre più diffuso tra i turisti desiderosi di scoprire dal vivo gusti e abitudini delle città che li ospitano, ma sta prendendo piede anche tra i residenti curiosi di trascorrere una serata con sconosciuti

Quello che non è successo a Uber adesso capita agli home restaurant, arriva infatti i primo sì della Camera alla disciplina dell’attività di ristorazione in abitazione privata.
Il testo, approvato a Montecitorio con 326 voti a favore (compreso l’M5S), 23 contrari (i gruppi Lega e Cor) e 27 astenuti, passa ora al Senato.
La legge, la prima in assoluto in Italia che regola uno dei tanti rami in cui si è sviluppata in questi anni la sharing economy, detta le norme dei ristoranti «fatti in casa» e tutte le attività di «social eating» che viaggiano sul web.

Un fenomeno che negli ultimi anni ha preso sempre più piede come il car sharing e la stanze di casa affittate grazie ad AirBnb, che ha visto fiorire tante piattaforme di prenotazione.

E ha consentito a molti italiani con la passione della cucina (soprattutto donne) di arrotondare un poco i loro guadagni trasformando case, terrazze e giardini in ristoranti aperti a turisti, avventori o semplici curiosi.
Tutti trattati come ospiti personali del padrone di casa-cuoco e però paganti. In media 20 euro o poco più a pasto

 In tutto, secondo un’indagine della Fiepet Confesercenti, già nel 2014 si contavano 7mila cuochi in attività con circa 37mila eventi realizzati un anno ed un incasso medio 198 euro. Cene prenotate utilizzando Facebook, WhatsApp oppure una delle tante piattaforme web nate in questi anni, da Gnammo a Le Cesarine, da Vizeat a Eatwith.

Tutto tracciato
 
La legge si compone di sette articoli ed è il frutto dell’unificazione delle proposte avanzate nei mesi scorsi da Pd, 5 Stelle, Sinistra italiana e Area popolare. Stabilisce che tutte le attività classificate come «home restaurant» si debbano avvalere di piattaforme tecnologiche che possono prevedere commissioni sul compenso di servizi erogati e su cui vigilerà il ministero dell’Economia.

Occorre registrarsi almeno 30 minuti prima di fruire del pasto e pure la cancellazione del servizio prima della sua fruizione deve rimane tracciata. Idem i pagamenti, ammessi esclusivamente attraverso sistemi elettronici (carta di credito o bancomat).

Va da se che le abitazioni private utilizzate per le cene devono possedere tutti i requisiti igienico sanitari previsti da leggi e regolamenti ma non è previsto un cambio di destinazione d’uso dei locali.
Rispetto al testo iniziale la Camera, accogliendo un emendamento del Pd, ha cancellato l’obbligo per i cuochi di conseguire un attestato HACCP sulla gestione dei rischi legati all’igiene dei prodotti alimentari.
Spetterà però al ministero della Salute definire le «buone pratiche di lavorazione e di igiene, nonchè le misure dirette».
Cancellata, per effetto di un altro emendamento sempre del Pd, anche la comunicazione al proprio comune di residenza della Segnalazione certificata di inizio attività (Scia).
In questo caso saranno invece direttamente le piattaforme web che raccolgono le prenotazioni a comunicare ai comuni per via digitale le unità immobiliari registrate dalla piattaforma presso le quali si svolgono le attività di ristorazione. Resta invece confermato l’obbligo di dotarsi di una assicurazione per la responsabilità civile verso terzi.

Un altro vincolo riguarda la dimensione di questo tipo di attività: è infatti fissato un tetto massimo di coperti (non oltre 500 in un anno) ed un tetto per i compensi, che non possano superare i 5mila euro all’anno, importo sul quale trattandosi di attività saltuaria non si pagano tasse.

Se però questa soglia viene superata scatta l’obbligo di dotarsi di partita Iva e di iscrizione all’Inps e poi ovviamente si entra nel normale regime fiscale.
In base ad un altro emendamento ritirato dal Pd e fatto proprio da Civici ed innovatori, le norme della legge non si applicheranno se il cuoco organizzerà meno di 5 eventi culinari all’anno: in quel caso si tratterà solo di «social eating»
Cancellato invece dal testo finale il tetto di 10 coperti previsti per un singolo evento

Montevecchia (Lecco) in sintesi

Abitanti: 2.497, Altitudine: m. 479 s.l.m., CAP: 23874, Tel.: +39 039 9930060, Fax: +39 039 9930935
Indirizzo: Via B. Donzelli, 9



Festa patronale: San Giovanni Battista Martire - 29 Agosto
Sito web: http://www.comune.montevecchia.lc.it
Email: protocollo@comune.montevecchia.lc.it

Descrizione

Posta su una collina che sovrasta il corso dell'Adda, Montevecchia domina da una posizione  invidiabile gran parte della Brianza.
Per questo, già al tempo dei Romani, Montevecchia era il Monte delle Vedette, luogo ideale per avvistamenti e segnalazioni.
Oggi possiamo dire che Montevecchia riassume tutta la Brianza. Col suo Santuario che domina un colle punteggiato da cascine, ville e da quelle viti cantate già nel Seicento e celebrata anche da Carlo Porta.


Luoghi di interesse

CENTRO PARCO CASCINA CA' SOLDATO - PARCO DI MONTEVECCHIA E VALLE DEL CURONE Indirizzo: Presso Cà del Soldato
Telefono: +39 039 5311275 Cascina Ca’ Soldato

PARCO DI MONTEVECCHIA E VALLE DEL CURONE Indirizzo: Località Butto, 1
Telefono: +39 039 9930384 Ente per la Gestione del Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone
Email: info@parcocurone.it

Ville e Giardini

GIARDINO DI EVA

La Repubblica di Siena

La Repubblica di Siena (latino: Respublica Senensis) fu uno Stato indipendente esistito dal 1125 al 1555/1559.


La Repubblica di Siena nacque nel 1125, anno in cui venne deposto il vescovo, allora a capo della città e del contado attorno ad essa
Fu nominato un governo consolare per amministrare lo Stato nel suo primo periodo: nel 1125 la carica di Consul Sænensis fu attribuita a Manco.
 Convenzionalmente è indicato il 1186 come l'anno del riconoscimento ufficiale del nuovo Stato da parte del Sacro Romano Impero, anno in cui l'Imperatore Federico Barbarossa concesse la possibilità di battere moneta e di eleggere liberamente i consoli.
Nel 1199 il governo consolare fu sostituito dall'esecutivo podestarile, retto per la prima volta da Malapresa da Lucca.



Nella prima parte del XIII secolo Siena strinse alleanza con Perugia, Orvieto e con gli Aldobrandeschi. Nel 1228 venne sancito un accordo con Pisa, Pistoia e Poggibonsi (chiamata Poggio Bonizio). Gli scontri con la repubblica di Firenze si susseguirono, momentaneamente conclusi nel 1201 con la pace di Fonterutoli, rotta però pochi anni dopo da Firenze. Nel 1224 Siena conquistò Grosseto, allargando così i suoi confini territoriali. Dieci anni più tardi prese il potere il Governo dei Ventiquattro, un governo ghibellino formato da dodici borghesi e dodici popolani rimasto alla guida della città fino al 1270.


Guelfi e ghibellini

La ghibellina Siena poteva contare come alleato principale sul re Manfredi di Sicilia, capo in pectore della Dinastia Sveva, figlio di Federico II di Svevia e di Bianca Lancia della famiglia aleramica dei Lancia. In Toscana, Siena confidava altresì su altri cobelligeranti, come le ghibelline Pisa, Arezzo e Pistoia; tra i centri minori, la appoggiavano Poggibonsi, Montepulciano e Montalcino. La situazione politica in Toscana era molto instabile fin dall'inizio del Duecento. La fazione ghibellina, sparsa in tutta la regione, trovò in Siena e Pisa due roccaforti.
Le mire espansionistiche di Firenze, acuite dai conflitti economici con Siena, fecero innalzare il livello del conflitto tra ghibellini e guelfi, che culminò nella nota battaglia di Montaperti: il 4 settembre 1260 la Siena ghibellina, insieme ai suoi alleati, sconfisse lo schieramento guelfo fiorentino.

L'ampliamento territoriale conseguente fu notevole: Siena acquisì le terre di Montalcino, Montepulciano, Colle di Val d'Elsa, Casole d'Elsa, Talamone, Poggibonsi, Campiglia d'Orcia, Castiglioncello e Staggia Senese. Ma quello che parve rappresentare l'esordio dell'egemonia ghibellina sulla Toscana si dimostrò presto un'occasione mancata per Siena e le altre città ghibelline toscane.
Nel giro di pochi anni infatti la fazione guelfa riprese il potere in Toscana e già nel 1269 Siena subì una sconfitta da parte di Firenze nella battaglia di Colle di Val d'Elsa, durante la quale trovò la morte il comandante senese Provenzano Salvani. Nell'estate del 1270 la città sopportò l'assedio dei guelfi ed il 15 agosto dovette cedere alle truppe del re di Napoli Carlo I d'Angiò. Nacque quindi il nuovo Governo dei Trentasei (espressione della classe dei mercanti) del quale potevano far parte solo i guelfi dichiarati; nel 1277 i trentasei escludono espressamente dal governo i casati nobiliari. Nel 1280 si addivenne alla costituzione del Governo dei Quindici, in carica fino al 1286 e sostituito dal Governo dei Nove.
Siena, lacerata dalle lotte interne tra guelfi e ghibellini, con l'instaurazione del Governo dei Nove (espressione di un centinaio di famiglie guelfe, con l'esclusione dei nobili) diventò guelfa. Si inaugurò così un periodo di relativa calma e prosperità economica, tra i più fecondi e prolifici per la Repubblica
Il susseguirsi di gravi epidemie, insieme ad una grave crisi economica, portò la comunità senese esclusa dal governo a ribellarsi. I Nove vennero sostituiti nel 1355 da un Governo dei Dodici (dodici rappresentanti del popolo, assistiti da dodici nobili), rimasto in carica per pochi anni.

Instabilità politica

Dopo i Nove vi fu una fase di seria precarietà politica. Nel 1368 sorse il breve Governo dei Tredici, un sorta di dittatura nobiliare composta da dieci nobili e tre rappresentanti del popolo; rimasero in carica per pochissimo tempo: nel 1369 fu istituito il Governo dei Quindici, riformatori che diedero vita ad una vera assemblea democratica dalla quale non facevano parte i nobili. Dal 1385 al 1399 il governo di Siena fu affidato ai priori (dapprima dieci, poi undici, infine dodici).

L'autonomia

Dopo una brevissima parentesi durata appena cinque anni sotto la signoria dei Visconti (1399-1404), Siena riprese la propria autonomia. Intanto, nel 1471, un trattato tra la la Repubblica di Siena e la Contea di Santa Fiora sancì l'alta sovranità della prima sulla seconda, lasciandola comunque indipendente. Il mutato scenario quattrocentesco fece sì che anche Siena avesse la sua signoria dal 1487 al 1525, con Pandolfo Petrucci ed i suoi discendenti Borghese (1512-15), Raffaello (1515-22), Francesco (1522-23) e Fabio (1523-25). Anche questa esperienza sarà effimera e con il 1525 si registrò un ritorno alle antiche istituzioni repubblicane.

Sconfitta nella guerra di Siena

La lenta decadenza della repubblica di Siena, avvelenata da lotte intestine e dalla perdita di competitività commerciale, raggiunse l'epilogo con la Battaglia di Scannagallo. Le truppe senesi guidate dal fiorentino Piero Strozzi cedettero all'esercito ispano-mediceo assoldato dal duca di Firenze, Cosimo I de' Medici, comandato dal capitano di ventura Gian Giacomo Medici, che già da diversi mesi aveva stretto d'assedio la città di Siena.

Siena si arrese definitivamente al nemico il 21 aprile 1555, e circa seicento famiglie di gentiluomini locali, dopo aver resistito alle sofferenze del lungo assedio da parte dell'esercito rivale, abbandonarono la città per raggiungere la fortezza di Montalcino, con il proposito di mantenere in vita la Repubblica. I senesi esiliati crearono così la repubblica di Siena riparata in Montalcino, con lo scopo di riordinare le forze e organizzare la resistenza.

Il 2 e 3 aprile 1559, dopo la morte di Carlo V d'Asburgo (1558), con la pace di Cateau-Cambrésis si concluse tra le due potenze egemoni il lungo conflitto franco-spagnolo. In esecuzione di quel trattato, anche l'ultimo baluardo senese costituito dal presidio di Montalcino venne annesso, per volere di Filippo II di Spagna, nel ducato fiorentino, retto da Cosimo I de' Medici.
Lo stato senese continuò formalmente ad esistere, all'interno del Granducato di Toscana, fino al XVIII secolo, benché retto da un governatore di nomina granducale.


Economia

La repubblica era un importante centro commerciale: venivano prodotti grano e sale, provenienti dalla Maremma e controllati grazie ad un accordo di monopolio stipulato con gli Aldobrandeschi, vassalli di Siena, la lana e altri prodotti agricoli, come il vino.

La principale risorsa economica della città derivava dall'attività di cambiavalute e prestavalute che i banchieri svolgevano in città

Inchiesta Terzo valico: “C’è l’amianto? Tanto la malattia arriva fra trent’anni”

Così il dirigente Cociv rispondeva al collega preoccupato per il materiale nei cantieri



L’amianto non è sempre stata una preoccupazione per i manager del consorzio che sta costruendo il Terzo valico. Tanto che 18 mesi fa uno dei superdirigenti poi arrestati per gli appalti pilotati, davanti all’allarme di un sottoposto per la presenza della fibra pericolosa nei cantieri lo tranquillizzava: «Tanto la malattia arriva fra trent’anni...». Le cimici della Finanza stavano registrando tutto.

Per contestualizzare la vicenda occorre tornare alla fine del luglio 2015. Fra alcuni tecnici del Cociv, raggruppamento d’imprese capeggiato da Salini-Impregilo che realizzerà la nuova ferrovia Genova-Milano, c’è un po’ di apprensione poiché dagli scavi saltano fuori materiali pericolosi. Gli abitanti delle aree circostanti protestano, sia in Piemonte dove dovrebbe essere realizzata gran parte del tracciato, sia sul versante ligure. In quel periodo le Fiamme gialle e i carabinieri, su ordine delle Procure di Genova e Roma, registrano ogni dialogo negli uffici Cociv del capoluogo ligure: molte commesse potrebbero essere state assegnate in modo illegale dal medesimo consorzio, che svolge il ruolo di general contractor affidando lavori pagati con miliardi di soldi pubblici pur essendo un soggetto privato.  

C’è una conversazione fra le altre che fa sgranare gli occhi agli investigatori, sebbene non rappresenti di per sè la prova d’un reato. L’allora numero due Cociv Ettore Pagani - finito ai domiciliari a ottobre proprio per l’affaire appalti - è a colloquio con un collega, allo stato in via d’identificazione. Il secondo si dilunga in una serie di considerazioni più o meno dettagliate sulle rocce che contengono amianto e sulle contromisure da adottare, lasciandosi andare a un certo punto a un commento inquietante: «Il primo che si ammala è un casino», ripete, riferendosi agli operai che lavorano ogni giorno nelle zone più esposte. Da Pagani ci si aspetterebbe un approfondimento dei rischi per la salute, ma il tenore della frase che pronuncia di getto è differente: «Tanto - risponde - la malattia arriva fra trent’anni...». Questo scambio non è contenuto nell’ordine d’arresto notificato nelle scorse settimane, ma fa parte d’un corpo d’intercettazioni già trascritte dagli inquirenti dopo l’ascolto audio, con le quali si focalizza la spregiudicatezza che ha segnato per lungo tempo la gestione dei cantieri.

Pagani ai tempi era un manager di peso, risultando fra l’altro responsabile di progetto per la realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina, opera del cui studio preliminare era stata incaricata Impregilo. A casa sua i militari del nucleo di polizia tributaria genovese avevano trovato mazzette per quindicimila euro, mentre in altre intercettazioni aveva palesato una certa disinvoltura nel rapporto con gli enti locali.

Il vincolo di mandato c'è per un miliardo e mezzo di persone : Portogallo, India, Bangladesh e Panama

«L'articolo 67 della Costituzione consente la libertà più assoluta ai parlamentari che possono fare, usando un eufemismo, il cazzo che gli pare».

Preoccupato della possibile opera di «scouting» nei confronti dei suoi neoeletti e inesperti parlamentari, Beppe Grillo ha puntato il dito – nel suo solito modo spiccio – contro la nostra Costituzione che non prevede il vincolo di mandato (così recita l'articolo incriminato dal leader del M5S: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato»). La prima domanda è: in quali Paesi è previsto il vincolo di mandato? È il costituzionalista Francesco Clementi ad accompagnarci nella galassia delle varie carte fondamentali. E alla fine del percorso la risposta è: il vincolo di mandato è previsto solo in Portogallo, a Panama, nel popoloso Bangladesh e nella popolatissima India (un miliardo e 300 mila persone).

La prima fattispecie è quella prevista dalla Costituzione portoghese del '76: il parlamentare decade dal mandato semplicemente se si dimette dal gruppo parlamentare del suo partito e contemporaneamente si iscrive al gruppo parlamentare di un altro partito. La seconda fattispecie, sia pure con sfumature diverse, è prevista dalle Costituzioni dei due Paesi asiatici e del Paese sudamericano: il parlamentare perde il seggio se si dimette dal gruppo parlamentare del suo partito e in più vota in maniera difforme dalla indicazioni del suo gruppo parlamentare di origine.

Portogallo, Panama, Bangladesh e India non costituiscono l'unico caso inserendo nella casistica anche le vecchie Costituzioni dell'Urss e dei Paesi comunisti dell'Est, dove il vincolo di mandato era la logica conseguenza del partito comunista unico.

«Noi italiani, vittime del tranfughismo politico da una vita, è chiaro che capiamo il senso delle provocazione di Grillo – nota Clementi –. La nostra democrazia ha il problema della mancata coesione dei gruppi parlamentari in ragione di un sistema partitico e politico sempre in movimento. E in ragione del continuo mutamento dei sistemi elettorali che hanno via via fatto perdere il principio della territorialità e del rapporto eletto-elettore. Le liste bloccate del Porcellum sono l'estremizzazione di questo problema». Ma, appunto, il problema non è costituzionale ma politico. «Quello che manca – spiega ancora Clementi – è una legge sui partiti che dia attuazione all'articolo 49 della Costituzione»

La procura riapre il caso: “Cucchi muore a causa di un pestaggio dei 3 carabinieri”

Chiusa l’inchiesta bis, contestato l’omicidio preterintenzionale


Stefano Cucchi è morto a causa di un pestaggio. Oggi, a distanza di otto anni dalla morte di Stefano avvenuta il 22 ottobre 2009, il pm Giovanni Musarò ha chiuso l’inchiesta bis sui responsabili del suo pestaggio e con l’atto di conclusione indagini, atto che anticipa la richiesta di rinvio a giudizio, contesta a tre dei carabinieri che lo arrestarono nel parco degli acquedotti di Roma - Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco - il reato di omicidio preterintenzionale. I tre carabinieri, cui viene ora contestato l’omicidio, erano stati a lungo indagati per lesioni personali aggravate. Ai tre militari dell’Arma è contestato di aver provocato la morte di Stefano «con schiaffi, calci e pugni», provocando con «una rovinosa caduta con impatto al suolo della regione sacrale» lesioni guaribili in almeno 180 giorni e in parte esiti permanenti, che poi hanno portato alla morte di Cucchi. 

Ai carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale viene contestato anche l’abuso di autorità per aver sottoposto il geometra «a misure di rigore non consentite dalla legge». Il tutto, per la procura, con «l’aggravante di aver commesso il fatto per futili motivi, riconducibili alla resistenza posta in essere da Cucchi al momento del foto-segnalamento presso i locali della Compagnia di Roma Casilina» dove era stato successivamente trasferito. Falso e calunnia sono contestati a Tedesco e al maresciallo Roberto Mandolini (che comandava la stazione Appia dove nella notte tra il 15 e il 16 ottobre del 2009 venne fatto l’arresto) e, solo per il secondo reato, al carabiniere Vincenzo Nicolardi. 

«Le lesioni procurate a Stefano Cucchi, il quale fra le altre cose, durante la degenza presso l’ospedale Sandro Pertini subiva un notevole calo ponderale anche perché non si alimentava correttamente - è scritto ancora nel capo d’imputazione - a causa e in ragione del trauma subìto, ne cagionavano la morte».

Dormire nudi fa bene

Dormire nudi fa bene alla coppia: migliora il sistema immunitario e aumenta la fiducia
Secondo alcuni studi scientifici dormire nudi è consigliato sia per le donne che per gli uomini, ancora meglio se in coppia


Dormire nudi fa bene alla coppia: migliora il sistema immunitario e aumenta la fiducia

Pigiama comodo o lingerie sexy? Per dormire niente di tutto questo, meglio nudi. E' quanto consigliano gli scienziati, sia alle donne che agli uomini, se poi in coppia ancora meglio.

Dormire nudi, infatti, sembra produca una serie di benefici: mantiene lo sperma a una temperatura ideale, di conseguenza aumenta la sua produzione, aiuta a bruciare calorie, previene le infezioni batteriche e migliora il sistema immunitario. Inoltre, quando le coppie dormono insieme nude, il cervello rilascia ossitocina (l'ormone dell'amore, che produce uno stato di benessere psicofisico), e rafforza la fiducia.