giovedì 19 gennaio 2017

Rapporto Oxfam: 8 uomini possiedono la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone

L’attuale sistema economico favorisce l’accumulo di risorse nelle mani di una élite super privilegiata ai danni dei più poveri (in maggioranza donne).

E l’Italia non fa eccezione se, stando ai dati del 2016, l’1% più facoltoso della popolazione ha nelle mani il 25% della ricchezza nazionale netta.

È l'analisi contenuta nel rapporto Un’economia per il 99% della ong britannica, diffuso alla vigilia del World Economic Forum di Davos, in Svizzera

Nel mondo 8 uomini, da soli, posseggono 426 miliardi di dollari, la stessa ricchezza della metà più povera del pianeta, ossia 3,6 miliardi di persone.

Ed è dal 2015 che l’1% più ricco dell’umanità possiede più del restante 99%.

L’attuale sistema economico favorisce l’accumulo di risorse nelle mani di una élite super privilegiata ai danni dei più poveri (in maggioranza donne).

Un documento accompagnato da una petizione rivolta ai governi per chiedere una serie di interventi: dallo stop alla concorrenza fiscale al ribasso fino al sostegno di modelli di business non orientati solo a massimizzare il profitto, ma anche la promozione dello sviluppo non solo in base al Pil, ma anche ad indicatori relativi al benessere dei cittadini

Il dossier analizza quanto la forbice tra ricchi e poveri si stia estremizzando sempre più.

“Multinazionali e super ricchi continuano ad alimentare la disuguaglianza – spiega il rapporto – facendo ricorso a pratiche di elusione fiscale, massimizzando i profitti anche a costo di comprimere verso il basso i salari e usando il loro potere per influenzare la politica
Secondo Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia “è osceno che così tanta ricchezza sia nelle mani di una manciata di uomini e che gli squilibri nella distribuzione dei redditi siano tanto pronunciati in un mondo in cui una persona su dieci sopravvive con meno di 2 dollari al giorno.

Poi appunto c’è il caso limite: la metà più povera della popolazione mondiale possiede le stesse risorse che sono a disposizione degli 8 miliardari più ricchi del pianeta.

Per la rivista Forbes gli 8 Paperoni sono in ordine Bill Gates, Amancio Ortega, Warren Buffet, Carlos Slim, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Larry Ellison, Michael Bloomberg.

I DATI MONDIALI – Sono passati quattro anni da quando il Forum Economico Mondiale ha identificato nella crescente disuguaglianza economica la maggiore minaccia alla stabilità sociale. Eppure, da allora, nonostante i leader mondiali abbiano sottoscritto tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, anche quello di riduzione della disuguaglianza, il divario tra i ricchi e il resto dell’umanità si è allargato.
 Secondo le nuove stime, la metà più povera del pianeta, lo è ancora di più rispetto al passato. Così nel biennio 2015/2016 dieci tra le più grandi multinazionali hanno realizzato complessivamente profitti superiori a quanto raccolto dalle casse di 180 Paesi del pianeta.

Il divario, però, ha radici più profonde. Sette persone su dieci vivono in luoghi dove la disuguaglianza è cresciuta negli ultimi 30 anni: tra il 1988 e il 2011 il reddito medio del 10% più povero è aumentato di 65 dollari, meno di 3 dollari l’anno, mentre quello dell’1% più ricco di 11.800 dollari, vale a dire 182 volte tanto.
Oggi un amministratore delegato delle 100 società più capitalizzate dell’indice azionario Ftse “guadagna in un anno tanto quanto 10mila lavoratori delle fabbriche di abbigliamento in Bangladesh” spiega il rapporto Oxfam.

I DATI ITALIANI – Stando ai dati del 2016 i primi 7 miliardari italiani posseggono una ricchezza superiore a quella del 30% più povero dei nostri connazionali.
L’1% più ricco del Belpaese può contare su oltre 30 volte le risorse del 30% più povero e 415 volte quella del 20% più povero della popolazione.
Per quanto riguarda il reddito tra il 1988 e il 2011, il 10% più facoltoso ha accumulato un incremento di reddito superiore a quello della metà più povera degli italiani.

CAUSE E CONSEGUENZE
 “Alla logica della massimizzazione dei profitti, si contrappone una realtà di salari stagnanti e inadeguati, mentre chi è al vertice viene gratificato con bonus miliardari” ha aggiunto Barbieri, sottolineando che “i servizi pubblici essenziali come sanità e istruzione subiscono tagli, ma a multinazionali e super ricchi è permesso di eludere impunemente il fisco”.

 Inoltre, è leggenda metropolitana che i miliardari si siano fatti tutti da sé: Oxfam ha calcolato che un terzo della ricchezza dei miliardari è dovuta ad eredità, mentre il 43% è dovuta a relazioni clientelari.

“Poi c’è l’uso di denaro e relazioni da parte dei ricchissimi – spiega il rapporto – per influenzare le decisioni politiche a loro favore”.

 Un esempio viene dal Brasile dove i cittadini più facoltosi sono riusciti a ottenere dal governo cospicui tagli fiscali in una fase in cui il governo inaugurava un piano ventennale di congelamento della spesa pubblica in sanità e istruzione

Home restaurant: Massimo 500 coperti l’anno e solo carte di credito

La Camera approva la legge sulla regolamentazione degli home restaurant: pagamenti tracciati per scongiurare l’evasione. Protesta Confedilizia: solo vincoli e divieti

Il social eating è sempre più diffuso tra i turisti desiderosi di scoprire dal vivo gusti e abitudini delle città che li ospitano, ma sta prendendo piede anche tra i residenti curiosi di trascorrere una serata con sconosciuti

Quello che non è successo a Uber adesso capita agli home restaurant, arriva infatti i primo sì della Camera alla disciplina dell’attività di ristorazione in abitazione privata.
Il testo, approvato a Montecitorio con 326 voti a favore (compreso l’M5S), 23 contrari (i gruppi Lega e Cor) e 27 astenuti, passa ora al Senato.
La legge, la prima in assoluto in Italia che regola uno dei tanti rami in cui si è sviluppata in questi anni la sharing economy, detta le norme dei ristoranti «fatti in casa» e tutte le attività di «social eating» che viaggiano sul web.

Un fenomeno che negli ultimi anni ha preso sempre più piede come il car sharing e la stanze di casa affittate grazie ad AirBnb, che ha visto fiorire tante piattaforme di prenotazione.

E ha consentito a molti italiani con la passione della cucina (soprattutto donne) di arrotondare un poco i loro guadagni trasformando case, terrazze e giardini in ristoranti aperti a turisti, avventori o semplici curiosi.
Tutti trattati come ospiti personali del padrone di casa-cuoco e però paganti. In media 20 euro o poco più a pasto

 In tutto, secondo un’indagine della Fiepet Confesercenti, già nel 2014 si contavano 7mila cuochi in attività con circa 37mila eventi realizzati un anno ed un incasso medio 198 euro. Cene prenotate utilizzando Facebook, WhatsApp oppure una delle tante piattaforme web nate in questi anni, da Gnammo a Le Cesarine, da Vizeat a Eatwith.

Tutto tracciato
 
La legge si compone di sette articoli ed è il frutto dell’unificazione delle proposte avanzate nei mesi scorsi da Pd, 5 Stelle, Sinistra italiana e Area popolare. Stabilisce che tutte le attività classificate come «home restaurant» si debbano avvalere di piattaforme tecnologiche che possono prevedere commissioni sul compenso di servizi erogati e su cui vigilerà il ministero dell’Economia.

Occorre registrarsi almeno 30 minuti prima di fruire del pasto e pure la cancellazione del servizio prima della sua fruizione deve rimane tracciata. Idem i pagamenti, ammessi esclusivamente attraverso sistemi elettronici (carta di credito o bancomat).

Va da se che le abitazioni private utilizzate per le cene devono possedere tutti i requisiti igienico sanitari previsti da leggi e regolamenti ma non è previsto un cambio di destinazione d’uso dei locali.
Rispetto al testo iniziale la Camera, accogliendo un emendamento del Pd, ha cancellato l’obbligo per i cuochi di conseguire un attestato HACCP sulla gestione dei rischi legati all’igiene dei prodotti alimentari.
Spetterà però al ministero della Salute definire le «buone pratiche di lavorazione e di igiene, nonchè le misure dirette».
Cancellata, per effetto di un altro emendamento sempre del Pd, anche la comunicazione al proprio comune di residenza della Segnalazione certificata di inizio attività (Scia).
In questo caso saranno invece direttamente le piattaforme web che raccolgono le prenotazioni a comunicare ai comuni per via digitale le unità immobiliari registrate dalla piattaforma presso le quali si svolgono le attività di ristorazione. Resta invece confermato l’obbligo di dotarsi di una assicurazione per la responsabilità civile verso terzi.

Un altro vincolo riguarda la dimensione di questo tipo di attività: è infatti fissato un tetto massimo di coperti (non oltre 500 in un anno) ed un tetto per i compensi, che non possano superare i 5mila euro all’anno, importo sul quale trattandosi di attività saltuaria non si pagano tasse.

Se però questa soglia viene superata scatta l’obbligo di dotarsi di partita Iva e di iscrizione all’Inps e poi ovviamente si entra nel normale regime fiscale.
In base ad un altro emendamento ritirato dal Pd e fatto proprio da Civici ed innovatori, le norme della legge non si applicheranno se il cuoco organizzerà meno di 5 eventi culinari all’anno: in quel caso si tratterà solo di «social eating»
Cancellato invece dal testo finale il tetto di 10 coperti previsti per un singolo evento

Montevecchia (Lecco) in sintesi

Abitanti: 2.497, Altitudine: m. 479 s.l.m., CAP: 23874, Tel.: +39 039 9930060, Fax: +39 039 9930935
Indirizzo: Via B. Donzelli, 9



Festa patronale: San Giovanni Battista Martire - 29 Agosto
Sito web: http://www.comune.montevecchia.lc.it
Email: protocollo@comune.montevecchia.lc.it

Descrizione

Posta su una collina che sovrasta il corso dell'Adda, Montevecchia domina da una posizione  invidiabile gran parte della Brianza.
Per questo, già al tempo dei Romani, Montevecchia era il Monte delle Vedette, luogo ideale per avvistamenti e segnalazioni.
Oggi possiamo dire che Montevecchia riassume tutta la Brianza. Col suo Santuario che domina un colle punteggiato da cascine, ville e da quelle viti cantate già nel Seicento e celebrata anche da Carlo Porta.


Luoghi di interesse

CENTRO PARCO CASCINA CA' SOLDATO - PARCO DI MONTEVECCHIA E VALLE DEL CURONE Indirizzo: Presso Cà del Soldato
Telefono: +39 039 5311275 Cascina Ca’ Soldato

PARCO DI MONTEVECCHIA E VALLE DEL CURONE Indirizzo: Località Butto, 1
Telefono: +39 039 9930384 Ente per la Gestione del Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone
Email: info@parcocurone.it

Ville e Giardini

GIARDINO DI EVA

La Repubblica di Siena

La Repubblica di Siena (latino: Respublica Senensis) fu uno Stato indipendente esistito dal 1125 al 1555/1559.


La Repubblica di Siena nacque nel 1125, anno in cui venne deposto il vescovo, allora a capo della città e del contado attorno ad essa
Fu nominato un governo consolare per amministrare lo Stato nel suo primo periodo: nel 1125 la carica di Consul Sænensis fu attribuita a Manco.
 Convenzionalmente è indicato il 1186 come l'anno del riconoscimento ufficiale del nuovo Stato da parte del Sacro Romano Impero, anno in cui l'Imperatore Federico Barbarossa concesse la possibilità di battere moneta e di eleggere liberamente i consoli.
Nel 1199 il governo consolare fu sostituito dall'esecutivo podestarile, retto per la prima volta da Malapresa da Lucca.



Nella prima parte del XIII secolo Siena strinse alleanza con Perugia, Orvieto e con gli Aldobrandeschi. Nel 1228 venne sancito un accordo con Pisa, Pistoia e Poggibonsi (chiamata Poggio Bonizio). Gli scontri con la repubblica di Firenze si susseguirono, momentaneamente conclusi nel 1201 con la pace di Fonterutoli, rotta però pochi anni dopo da Firenze. Nel 1224 Siena conquistò Grosseto, allargando così i suoi confini territoriali. Dieci anni più tardi prese il potere il Governo dei Ventiquattro, un governo ghibellino formato da dodici borghesi e dodici popolani rimasto alla guida della città fino al 1270.


Guelfi e ghibellini

La ghibellina Siena poteva contare come alleato principale sul re Manfredi di Sicilia, capo in pectore della Dinastia Sveva, figlio di Federico II di Svevia e di Bianca Lancia della famiglia aleramica dei Lancia. In Toscana, Siena confidava altresì su altri cobelligeranti, come le ghibelline Pisa, Arezzo e Pistoia; tra i centri minori, la appoggiavano Poggibonsi, Montepulciano e Montalcino. La situazione politica in Toscana era molto instabile fin dall'inizio del Duecento. La fazione ghibellina, sparsa in tutta la regione, trovò in Siena e Pisa due roccaforti.
Le mire espansionistiche di Firenze, acuite dai conflitti economici con Siena, fecero innalzare il livello del conflitto tra ghibellini e guelfi, che culminò nella nota battaglia di Montaperti: il 4 settembre 1260 la Siena ghibellina, insieme ai suoi alleati, sconfisse lo schieramento guelfo fiorentino.

L'ampliamento territoriale conseguente fu notevole: Siena acquisì le terre di Montalcino, Montepulciano, Colle di Val d'Elsa, Casole d'Elsa, Talamone, Poggibonsi, Campiglia d'Orcia, Castiglioncello e Staggia Senese. Ma quello che parve rappresentare l'esordio dell'egemonia ghibellina sulla Toscana si dimostrò presto un'occasione mancata per Siena e le altre città ghibelline toscane.
Nel giro di pochi anni infatti la fazione guelfa riprese il potere in Toscana e già nel 1269 Siena subì una sconfitta da parte di Firenze nella battaglia di Colle di Val d'Elsa, durante la quale trovò la morte il comandante senese Provenzano Salvani. Nell'estate del 1270 la città sopportò l'assedio dei guelfi ed il 15 agosto dovette cedere alle truppe del re di Napoli Carlo I d'Angiò. Nacque quindi il nuovo Governo dei Trentasei (espressione della classe dei mercanti) del quale potevano far parte solo i guelfi dichiarati; nel 1277 i trentasei escludono espressamente dal governo i casati nobiliari. Nel 1280 si addivenne alla costituzione del Governo dei Quindici, in carica fino al 1286 e sostituito dal Governo dei Nove.
Siena, lacerata dalle lotte interne tra guelfi e ghibellini, con l'instaurazione del Governo dei Nove (espressione di un centinaio di famiglie guelfe, con l'esclusione dei nobili) diventò guelfa. Si inaugurò così un periodo di relativa calma e prosperità economica, tra i più fecondi e prolifici per la Repubblica
Il susseguirsi di gravi epidemie, insieme ad una grave crisi economica, portò la comunità senese esclusa dal governo a ribellarsi. I Nove vennero sostituiti nel 1355 da un Governo dei Dodici (dodici rappresentanti del popolo, assistiti da dodici nobili), rimasto in carica per pochi anni.

Instabilità politica

Dopo i Nove vi fu una fase di seria precarietà politica. Nel 1368 sorse il breve Governo dei Tredici, un sorta di dittatura nobiliare composta da dieci nobili e tre rappresentanti del popolo; rimasero in carica per pochissimo tempo: nel 1369 fu istituito il Governo dei Quindici, riformatori che diedero vita ad una vera assemblea democratica dalla quale non facevano parte i nobili. Dal 1385 al 1399 il governo di Siena fu affidato ai priori (dapprima dieci, poi undici, infine dodici).

L'autonomia

Dopo una brevissima parentesi durata appena cinque anni sotto la signoria dei Visconti (1399-1404), Siena riprese la propria autonomia. Intanto, nel 1471, un trattato tra la la Repubblica di Siena e la Contea di Santa Fiora sancì l'alta sovranità della prima sulla seconda, lasciandola comunque indipendente. Il mutato scenario quattrocentesco fece sì che anche Siena avesse la sua signoria dal 1487 al 1525, con Pandolfo Petrucci ed i suoi discendenti Borghese (1512-15), Raffaello (1515-22), Francesco (1522-23) e Fabio (1523-25). Anche questa esperienza sarà effimera e con il 1525 si registrò un ritorno alle antiche istituzioni repubblicane.

Sconfitta nella guerra di Siena

La lenta decadenza della repubblica di Siena, avvelenata da lotte intestine e dalla perdita di competitività commerciale, raggiunse l'epilogo con la Battaglia di Scannagallo. Le truppe senesi guidate dal fiorentino Piero Strozzi cedettero all'esercito ispano-mediceo assoldato dal duca di Firenze, Cosimo I de' Medici, comandato dal capitano di ventura Gian Giacomo Medici, che già da diversi mesi aveva stretto d'assedio la città di Siena.

Siena si arrese definitivamente al nemico il 21 aprile 1555, e circa seicento famiglie di gentiluomini locali, dopo aver resistito alle sofferenze del lungo assedio da parte dell'esercito rivale, abbandonarono la città per raggiungere la fortezza di Montalcino, con il proposito di mantenere in vita la Repubblica. I senesi esiliati crearono così la repubblica di Siena riparata in Montalcino, con lo scopo di riordinare le forze e organizzare la resistenza.

Il 2 e 3 aprile 1559, dopo la morte di Carlo V d'Asburgo (1558), con la pace di Cateau-Cambrésis si concluse tra le due potenze egemoni il lungo conflitto franco-spagnolo. In esecuzione di quel trattato, anche l'ultimo baluardo senese costituito dal presidio di Montalcino venne annesso, per volere di Filippo II di Spagna, nel ducato fiorentino, retto da Cosimo I de' Medici.
Lo stato senese continuò formalmente ad esistere, all'interno del Granducato di Toscana, fino al XVIII secolo, benché retto da un governatore di nomina granducale.


Economia

La repubblica era un importante centro commerciale: venivano prodotti grano e sale, provenienti dalla Maremma e controllati grazie ad un accordo di monopolio stipulato con gli Aldobrandeschi, vassalli di Siena, la lana e altri prodotti agricoli, come il vino.

La principale risorsa economica della città derivava dall'attività di cambiavalute e prestavalute che i banchieri svolgevano in città

Inchiesta Terzo valico: “C’è l’amianto? Tanto la malattia arriva fra trent’anni”

Così il dirigente Cociv rispondeva al collega preoccupato per il materiale nei cantieri



L’amianto non è sempre stata una preoccupazione per i manager del consorzio che sta costruendo il Terzo valico. Tanto che 18 mesi fa uno dei superdirigenti poi arrestati per gli appalti pilotati, davanti all’allarme di un sottoposto per la presenza della fibra pericolosa nei cantieri lo tranquillizzava: «Tanto la malattia arriva fra trent’anni...». Le cimici della Finanza stavano registrando tutto.

Per contestualizzare la vicenda occorre tornare alla fine del luglio 2015. Fra alcuni tecnici del Cociv, raggruppamento d’imprese capeggiato da Salini-Impregilo che realizzerà la nuova ferrovia Genova-Milano, c’è un po’ di apprensione poiché dagli scavi saltano fuori materiali pericolosi. Gli abitanti delle aree circostanti protestano, sia in Piemonte dove dovrebbe essere realizzata gran parte del tracciato, sia sul versante ligure. In quel periodo le Fiamme gialle e i carabinieri, su ordine delle Procure di Genova e Roma, registrano ogni dialogo negli uffici Cociv del capoluogo ligure: molte commesse potrebbero essere state assegnate in modo illegale dal medesimo consorzio, che svolge il ruolo di general contractor affidando lavori pagati con miliardi di soldi pubblici pur essendo un soggetto privato.  

C’è una conversazione fra le altre che fa sgranare gli occhi agli investigatori, sebbene non rappresenti di per sè la prova d’un reato. L’allora numero due Cociv Ettore Pagani - finito ai domiciliari a ottobre proprio per l’affaire appalti - è a colloquio con un collega, allo stato in via d’identificazione. Il secondo si dilunga in una serie di considerazioni più o meno dettagliate sulle rocce che contengono amianto e sulle contromisure da adottare, lasciandosi andare a un certo punto a un commento inquietante: «Il primo che si ammala è un casino», ripete, riferendosi agli operai che lavorano ogni giorno nelle zone più esposte. Da Pagani ci si aspetterebbe un approfondimento dei rischi per la salute, ma il tenore della frase che pronuncia di getto è differente: «Tanto - risponde - la malattia arriva fra trent’anni...». Questo scambio non è contenuto nell’ordine d’arresto notificato nelle scorse settimane, ma fa parte d’un corpo d’intercettazioni già trascritte dagli inquirenti dopo l’ascolto audio, con le quali si focalizza la spregiudicatezza che ha segnato per lungo tempo la gestione dei cantieri.

Pagani ai tempi era un manager di peso, risultando fra l’altro responsabile di progetto per la realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina, opera del cui studio preliminare era stata incaricata Impregilo. A casa sua i militari del nucleo di polizia tributaria genovese avevano trovato mazzette per quindicimila euro, mentre in altre intercettazioni aveva palesato una certa disinvoltura nel rapporto con gli enti locali.

Il vincolo di mandato c'è per un miliardo e mezzo di persone : Portogallo, India, Bangladesh e Panama

«L'articolo 67 della Costituzione consente la libertà più assoluta ai parlamentari che possono fare, usando un eufemismo, il cazzo che gli pare».

Preoccupato della possibile opera di «scouting» nei confronti dei suoi neoeletti e inesperti parlamentari, Beppe Grillo ha puntato il dito – nel suo solito modo spiccio – contro la nostra Costituzione che non prevede il vincolo di mandato (così recita l'articolo incriminato dal leader del M5S: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato»). La prima domanda è: in quali Paesi è previsto il vincolo di mandato? È il costituzionalista Francesco Clementi ad accompagnarci nella galassia delle varie carte fondamentali. E alla fine del percorso la risposta è: il vincolo di mandato è previsto solo in Portogallo, a Panama, nel popoloso Bangladesh e nella popolatissima India (un miliardo e 300 mila persone).

La prima fattispecie è quella prevista dalla Costituzione portoghese del '76: il parlamentare decade dal mandato semplicemente se si dimette dal gruppo parlamentare del suo partito e contemporaneamente si iscrive al gruppo parlamentare di un altro partito. La seconda fattispecie, sia pure con sfumature diverse, è prevista dalle Costituzioni dei due Paesi asiatici e del Paese sudamericano: il parlamentare perde il seggio se si dimette dal gruppo parlamentare del suo partito e in più vota in maniera difforme dalla indicazioni del suo gruppo parlamentare di origine.

Portogallo, Panama, Bangladesh e India non costituiscono l'unico caso inserendo nella casistica anche le vecchie Costituzioni dell'Urss e dei Paesi comunisti dell'Est, dove il vincolo di mandato era la logica conseguenza del partito comunista unico.

«Noi italiani, vittime del tranfughismo politico da una vita, è chiaro che capiamo il senso delle provocazione di Grillo – nota Clementi –. La nostra democrazia ha il problema della mancata coesione dei gruppi parlamentari in ragione di un sistema partitico e politico sempre in movimento. E in ragione del continuo mutamento dei sistemi elettorali che hanno via via fatto perdere il principio della territorialità e del rapporto eletto-elettore. Le liste bloccate del Porcellum sono l'estremizzazione di questo problema». Ma, appunto, il problema non è costituzionale ma politico. «Quello che manca – spiega ancora Clementi – è una legge sui partiti che dia attuazione all'articolo 49 della Costituzione»

La procura riapre il caso: “Cucchi muore a causa di un pestaggio dei 3 carabinieri”

Chiusa l’inchiesta bis, contestato l’omicidio preterintenzionale


Stefano Cucchi è morto a causa di un pestaggio. Oggi, a distanza di otto anni dalla morte di Stefano avvenuta il 22 ottobre 2009, il pm Giovanni Musarò ha chiuso l’inchiesta bis sui responsabili del suo pestaggio e con l’atto di conclusione indagini, atto che anticipa la richiesta di rinvio a giudizio, contesta a tre dei carabinieri che lo arrestarono nel parco degli acquedotti di Roma - Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco - il reato di omicidio preterintenzionale. I tre carabinieri, cui viene ora contestato l’omicidio, erano stati a lungo indagati per lesioni personali aggravate. Ai tre militari dell’Arma è contestato di aver provocato la morte di Stefano «con schiaffi, calci e pugni», provocando con «una rovinosa caduta con impatto al suolo della regione sacrale» lesioni guaribili in almeno 180 giorni e in parte esiti permanenti, che poi hanno portato alla morte di Cucchi. 

Ai carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale viene contestato anche l’abuso di autorità per aver sottoposto il geometra «a misure di rigore non consentite dalla legge». Il tutto, per la procura, con «l’aggravante di aver commesso il fatto per futili motivi, riconducibili alla resistenza posta in essere da Cucchi al momento del foto-segnalamento presso i locali della Compagnia di Roma Casilina» dove era stato successivamente trasferito. Falso e calunnia sono contestati a Tedesco e al maresciallo Roberto Mandolini (che comandava la stazione Appia dove nella notte tra il 15 e il 16 ottobre del 2009 venne fatto l’arresto) e, solo per il secondo reato, al carabiniere Vincenzo Nicolardi. 

«Le lesioni procurate a Stefano Cucchi, il quale fra le altre cose, durante la degenza presso l’ospedale Sandro Pertini subiva un notevole calo ponderale anche perché non si alimentava correttamente - è scritto ancora nel capo d’imputazione - a causa e in ragione del trauma subìto, ne cagionavano la morte».

Dormire nudi fa bene

Dormire nudi fa bene alla coppia: migliora il sistema immunitario e aumenta la fiducia
Secondo alcuni studi scientifici dormire nudi è consigliato sia per le donne che per gli uomini, ancora meglio se in coppia


Dormire nudi fa bene alla coppia: migliora il sistema immunitario e aumenta la fiducia

Pigiama comodo o lingerie sexy? Per dormire niente di tutto questo, meglio nudi. E' quanto consigliano gli scienziati, sia alle donne che agli uomini, se poi in coppia ancora meglio.

Dormire nudi, infatti, sembra produca una serie di benefici: mantiene lo sperma a una temperatura ideale, di conseguenza aumenta la sua produzione, aiuta a bruciare calorie, previene le infezioni batteriche e migliora il sistema immunitario. Inoltre, quando le coppie dormono insieme nude, il cervello rilascia ossitocina (l'ormone dell'amore, che produce uno stato di benessere psicofisico), e rafforza la fiducia.

mercoledì 18 gennaio 2017

Muore a 56 anni Udo Ulfkotte. Aveva rivelato la collusione tra giornalisti, Cia e lobby

Berlino, 16 gen – Tre giorni fa è morto per infarto – l’ultimo di una lunga serie – Udo Ulfkotte, la penna più affilata del giornalismo tedesco. Ulfkotte aveva 56 anni e un passato da giornalista nella Frankfurter Allgemeine Zeitung, il quotidiano più prestigioso in Germania, presso cui lavorò dal 1986 al 2003 in qualità di redattore politico ed esperto di affari internazionali e servizi di intelligence.



 Ma Ulfkotte ha raggiunto la fama soprattutto nel 2014, allorché diede alle stampe Giornalisti comprati, che è divenuto in breve tempo un bestseller capace di scalare tutte le classifiche dei libri più venduti in Germania.

L’opera di Ulfkotte, come si può intuire dal titolo, ha suscitato a suo tempo uno scandalo di proporzioni colossali. L’autore, infatti, ammise candidamente di essere stato sovvenzionato da Cia e servizi segreti tedeschi per scrivere articoli filostatunitensi o filo-Ue. Ma – e di qui il dramma collettivo – Ulfkotte ha mostrato anche e soprattutto come la stragrande maggioranza dei media mainstream tedeschi ed europei siano corrotti e manipolati dall’intelligence americana e dai grandi gruppi finanziari. Il tutto riportando fonti e facendo nomi e cognomi.

Ulfkotte spiega in Giornalisti comprati che la corruzione non avviene solo tramite laute retribuzioni in denaro, ma prevalentemente grazie a sovvenzioni di articoli e libri compiacenti verso gli Stati Uniti, vittorie pilotate di premi letterari, inviti presso campus universitari americani e le fondazioni private più facoltose. Avanzamenti di carriera, entrata nei “giri giusti”, solleticazione del narcisismo dei giornalisti: con questi mezzi i servizi segreti occidentali “comprano” dunque la compiacenza dei media nei confronti dei rispettivi governi.

Del resto, le tesi di Ulfkotte non si discostano molto dalla teoria dello studioso ed esperto di media Uwe Krüger, formulata nella sua tesi di dottorato Meinungsmacht (Il potere dell’opinione), pubblicata nel 2013.
Krüger ha parlato in proposito di “giornalisti-alfa”, ossia gli opinion maker più autorevoli e ben inseriti nelle élites politiche-ideologiche dell’Occidente, i quali esercitano un’influenza decisiva sui colleghi più giovani, concorrendo così al livellamento dell’informazione in favore dei gruppi di potere dominanti. Lo stesso Krüger, inoltre, ha dato alle stampe nel 2016 Mainstream, uno studio che intende rispondere al quesito che agita le menti e gli incubi delle Botteri di turno: perché la gente non crede più ai media? Viste le premesse, non c’è molto di che stupirsene.

Ad ogni modo, come era preventivabile, Ulfkotte è stato presto fatto bersaglio delle critiche più spietate da parte dai suoi colleghi, che non perdono occasione per screditarlo agli occhi del grande pubblico: “populista di destra”, “cospirazionista”, “islamofobo”, “xenofobo” ed “estremista di destra” sono solo alcuni degli epiteti che la risentita stampa tedesca ha affibbiato a Ulfkotte

La CIA è giunta alla conclusione che la CIA influenza il corso delle elezioni presidenziali USA

La CIA è giunta alla conclusione che la CIA abbia presumibilmente influenzato il corso delle elezioni presidenziali USA de 2016 per aiutare Donald Trump a ottenere la vittoria, comunica il giornale Washington Post citando proprie fonti.



Lo staff del presidente eletto Donald Trump ha risposto con ironia all'accusa di un coinvolgimento straniero nelle elezioni del presidente USA

"Sono le stesse persone che affermavano che l'ex presidente iracheno Saddam Hussein aveva armi di distruzione di massa. Le elezioni si sono concluse già da tempo con una delle più grandi vittorie della storia delle elezioni politiche USA.

Pd: nel 2016 iscritti in calo, crollo in Emilia

Secondo i dati raccolti da Repubblica, quest'anno si arriverebbe al 10 per cento in meno di tessere: sarebbe il minimo storico. Male Sicilia e Calabria ma anche Torino. Meglio Toscana, Milano come modello.

La sconfitta al referendum costituzionale, la difficile riorganizzazione in vista delle nuove elezioni politiche – che tutti promettono saranno presto – ma ora anche un’altra crisi di “vocazioni”: gli iscritti del Pd nel 2016 sono tornati a scendere. Ancora non c’è un dato preciso, ma secondo il vicesegretario Lorenzo Guerini, citato da Repubblica, ci sarà una flessione del 10 per cento, rispetto all’anno precedente.
E visto che nel 2015 le tessere sono state 385.320 (dati ufficiali del partito), si prevede che nell’anno appena concluso non si superino le 345-350mila, che sarebbe il minimo storico da quando esiste il Pd. Quel numero è ancora sub iudice perché proprio per l’andamento lento di rinnovi e nuovi tesseramenti Guerini – scrive ancora Repubblica – ha deciso di prorogare i termini per le iscrizioni fino al 28 febbraio. In realtà in giornata Guerini smentisce Repubblica, evidentemente incluse le parole che il giornale gli attribuisce: “I dati sul tesseramento del Pd, riportati oggi da alcuni organi di stampa, sono parziali e dunque non rispondenti alla realtà. Il percorso del tesseramento si concluderà il prossimo 28 febbraio: per avere un quadro reale basterà attendere la diffusione, come ogni anno, dei dati definitivi, certificati e verificati”. Per Guerini “i dati che provengono dai territori a oggi fanno ritenere che il numero di iscritti nel 2016 sarà tendenzialmente in linea con quello dell’anno precedente”.

Il crollo delle tessere è avvenuto, come alcuni ricorderanno, tra il 2013 al 2014, cioè in coincidenza con l’arrivo di Matteo Renzi prima a capo del partito (dicembre del ’13) e poi a Palazzo Chigi (febbraio del ’14). Nel 2013 il Pd aveva 539.354 iscritti, l’anno dopo non superò i 380mila (per l’esattezza 378.187). Lo scorso anno il partito prese una boccata d’ossigeno, con l’aumento di circa 7mila tessere in più, 385.320.

Repubblica riporta anche vari dati locali che sarebbero altrettanti campanelli d’allarme. In Sicilia e in Calabria, per esempio, il Pd viene definito “paralizzato”. In Emilia Romagna in 3 anni le tessere si sono dimezzate: dalle 76mila del 2013 alle 37mila del mese scorso, anche se il segretario regionale Paolo Calvano assicura che siamo solo all’80 per cento del tesseramento. Nella provincia di Torino il calo in un anno è stato da 7800 circa a 4900 e in città, che come noto è governata da 6 mesi da Chiara Appendino (M5s), la flessione è stata del 50 per cento, da 2400 a mille. La preoccupazione principale è per Roma dove è in programma anche il congresso locale dopo gli anni di commissariamento di Matteo Orfini dovuto a Mafia Capitale. Andrebbe meglio, invece, in Toscana (oltre 40mila iscritti) e Milano, diventata una sorta di modello, stabile su circa 9mila tesserati. Qui apriranno anche 4 nuovi circoli

Angela Merkel ha tramato contro Udo Ulfkotte? Aveva rivelato come i giornalisti sono “comprati” dalla Cia

Udo Ulfkotte è morto. Aveva 56 anni. Era il giornalista, che, dopo aver lavorato al Frankgfurter Allgemeine Zeitung, rivelò come lui ed altre “firme” fossero al soldo dei servizi americani. Nel suo libro descrive come la Cia imbecca, istruisce, paga giornalisti tedeschi e italiani perché scrivano articoli favorevoli alle politiche americane



Ulfkotte era il giornalista, che, dopo aver lavorato al Frankgfurter Allgemeine Zeitung, rivelò come lui ed altre "firme" fossero al soldo dei servizi americani.. Il suo libro, "Giornalisti Comprati" (2014), descrive i metodi con cui la Cia imbecca, istruisce, paga (fino a 20 mila dollari) giornalisti tedeschi ma anche italiani perché scrivano articoli favorevoli alle politiche americane.

«Prima di tutto» ha raccontato «è necessario rendere autorevole il giornalista a libro paga, facendo riportare i suoi articoli, dandogli copertura internazionale e premiando i suoi libri. Molti premi letterari non sono che premi alla fedeltà  propagandistica [..] In occasione della crisi libica del 2011, ha raccontato di come fu  imbeccato dai servizi germanici perché annunciasse sul suo giornale, come fosse un fatto assodato, che Gheddafi era in possesso di armi chimiche ed era pronto ad usarle contro il suo popolo inerme. […] Se invece si trasgredisce la linea filoatlantica le conseguenze sono altrettanto note, ovvero la perdita del lavoro, il triste isolamento professionale, fino alle minacce dirette e alle persecuzioni (lui stesso sostiene di aver subito sei perquisizioni nella sua abitazione con l'accusa di aver rivelato segreti di stato)".

(Marcello D'Addabbo — ladagadinchiostro.com).

Insomma è stato il primo a rendere pubblico il fatto che i media scrivono "fake news" (notizie false) a pagamento. Oggi sono i media ad accusare i social di diffondere notizie false.

Dopo essere stato bollato come pazzo dal suo ex giornale, la FAZ, Udo Ulfkotte ha preso posizioni di veemente denuncia di Angela Merkel, della sua gestione dell'euro, e della sua politica di "accoglienza" di centinaia di migliaia di islamici. "Die Asyl Industrie", "Mekka Deutschland" sono i titoli dei suoi più recenti saggi.

Può essere stato ucciso? Un suo corrispondente, l'informatico e autore di blog alternativo Hadmuth Danisch, riferisce di una mail di Udo; stava cercando anche da lui se aveva informazioni sulle violazioni della Costituzione da parte della Cancelliera, e si stupiva di non trovare nulla o quasi. La mail è del 10 gennaio.

"Domanda a tutto tondo: tranne il libro di testo dal professor Otto Depp Heuer ("Lo stato della crisi dei rifugiati") sono state altre pubblicazioni su Angela Merkel e le sistematiche violazioni di legge dal suo insediamento? Voglio dire: Atomausstieg (?), salvataggio delle banche, apertura delle frontiere, violazioni di Lisbona, Maastricht, Dublino, Schengen, ecc… Chi conosce un buon lavoro per professionali di illegalità? Non intendo trattati di psicologi sulla malattia mentale del leader amato che si suppone tanto amato, non biografie di Angela Merkel — in realtà solo illegalità e letteratura profonda… Sì, lo so, c'è Di Fabio, ma altri?".


Udo di Fabio qui citato è un giurista importrante, che è stato giudice della Corte costituzionale tedesca fino al 2011, e che ha scritto un saggio (http://www.pi-news.net/2016/12/udo-di-fabio-merkel-ist-verfassungsbrecherin/) in cui descrive Angela Merkel "spaccatrice della Costituzione" (Verfassungsbrecherin).

Danisch ammette di aver risposto distrattamente: "Non è il mio campo e ho i guai miei…".

l 12, ha ricevuto un'altra mail da Ulfkotte:

Data: Giovedì, 12 Gennaio 2017 21:58:12 +0100 Da: Udo Ulfkotte A: ‘Hadmut Danisch' Oggetto: Re: Richiesta di Udo Ulfkotte

"…centinaia di migliaia, forse milioni di persone discutono di possibili violazioni legali di Angela Merkel, e non c'è altro che un singolo opuscolo (edito dal Professor Otto Depenheuer) con brevi testi di alcuni docenti. In che paese viviamo? Non una tesi di dottorato, non saggi specialistici eccetera. Se vuoi conoscere dal punto di vista giuridico quali leggi specificamente la Merkel abbialo infranto — perché non c'è dubbio che ne ha violate — non trovi NIENTE. Perché?".

24 ore dopo era morto.

Mmmm, commenta Danisch.

Effettivamente, quando si cercano informazioni sul web su temi seriamente critici di Angela, non viene fuori praticamente nulla. "Not Found"; "Error", eccetera. Dicono che Ulfkotte avesse già avuto tre infarti. Fatto sta che trovo questa notizia: "Ahahahah! Esultanza fra i gironalisti tedeschi per la morte del loro collega critico dell'immigrazione". "Udo Ulfkotte è morto! Brindiamo!"

Fonte: http://www.maurizioblondet.it/

https://it.sputniknews.com/punti_di_vista/201701163935593-udo-ulfkotte-morto-rivelato-giornalisti-comprati-cia/





lunedì 16 gennaio 2017

M5s su Verhofstadt: “Impresentabile. Colleziona poltrone e incarna l’euroStatocentrismo”

Nella pagina degli eurodeputati del Movimento, il capogruppo dell'Alde viene inserito tra i 5 nomi di "membri che agiscono a difesa di interessi che sono opposti a quelli dei cittadini"


Beppe Grillo sottopone al voto la sua proposta di passare dall’Efdd all’Alde a Strasburgo. E mentre eletti a Roma e Bruxelles ricordano che il gruppo dei liberali è pro Ttip – e dunque su posizioni contrapposte al Movimento 5 Stelle – e “rappresenta il liberismo e l’eurismo più sfrenato”, sulla pagina dei pentastellati Ue il capogruppo dell’Alde Guy Verhofstadt veniva incluso nella lista degli impresentabili da “cacciare” dal Parlamento europeo. Insieme a lui anche Dariusz Rosati, Birgit Collin-Langen, Michal Boni e Renato Soru, tutti accusati di essere “membri che agiscono a difesa di interessi che sono opposti a quelli dei cittadini”.

La pagina porta a un post che risale al 30 luglio 2015 dove si definisce l’ex premier belga “il politico che più dentro al Parlamento europeo incarna l’euroStatocentrismo“, nonché “l’eurodeputato che colleziona poltrone”. Per descriverlo, M5s pubblica un estratto del dossier “Whose representatives?” commissionato dalle tre ONG europee Friends of the earth Europe, Corporate Europe Observatory e LobbyControl


Su Verhofstadt si allunga l’ombra del conflitto di interesse perché “ha dichiarato di far parte di sette fra Comitati e consigli di amministrazione, incarichi che gli portano in tasca un reddito complessivo non inferiore a 12.003 euro al mese, inclusi i compensi che provengono da due grandi società belghe, Exmar e Sofina. Exmar – prosegue il rapporto – è un gruppo armatoriale belga che opera nel trasporto internazionale di gas e petrolio e, in particolare, è specializzato nel trasporto di gas liquefatto. Il ruolo di Verfhofstadt – si legge ancora – è di direttore indipendente, una carica remunerata con un assegno inferiore ai 5 mila euro al mese.
Sebbene Exmar non abbia ufficialmente dei lobbisti accreditati al Parlamento europeo, i suoi interessi economici sono certamente influenzati dalle leggi e dai regolamenti europei, in particolare nei settori del commercio e dell’accesso ai mercati. Lo dimostra il discorso che lo stesso Verfhofstadt ha tenuto a una cena di gala del settore del trasporto marittimo che si è tenuta a Bruxelles nel marzo del 2015“.

Evento nel corso del quale ha definito “una enorme opportunità” l’accesso alle coste americane, sponsorizzando così il Trattato di libero scambio fra Europa e Stati Uniti, accordo commerciale contro il quale il Movimento 5 Stelle si è sempre battuto

Vitalizi parlamentari: 608 eletti rischiano pensione con voto anticipato

Secondo il regolamento approvato dal governo Monti nel 2012 chi è alla prima legislatura ha diritto all'assegno solo se raggiunge il limite dei 4 anni, 6 mesi e 1 giorno. La data a cui tutti aspirano è il 15 settembre 2017. Secondo il Messaggero tra i parlamentari interessati ci sono 209 esponenti del Pd, oltre ai 154 eletti con il M5s. Il grillino Toninelli: "Abbiamo paura che si vada avanti fino al 2018 perché vogliono le pensioni d'oro"

Dicono che non ci pensano e giurano che le preoccupazioni sono altre, ma il pensiero in testa ce l’hanno tutti o quasi: se si va al voto anticipato 608 parlamentari perdono la pensione. Tra questi, come ricostruisce il Messaggero, ci sono tutti gli M5s (e gli ex) e 209 esponenti del Pd. La preoccupazione per questi parlamentari è seria: stando al nuovo regolamento approvato dal governo Monti nel 2012 infatti, per chi è al primo mandato è necessario restare in carica almeno 4 anni, 6 mesi e un giorno per ottenere la pensione. La data limite è quindi quella del 15 settembre 2017 e nelle trattative del post crisi di governo potrebbe fare la differenza: se infatti Sergio Mattarella scioglie le Camere prima, addio assegno (da incassare dopo i 65 anni per gli eletti alla prima legislatura) e addio a tutti i contributi versati fino a questo momento. Sul tema è già iniziato lo scontro: “Vogliono tenersi la pensione”, ha attaccato il grillino Luigi Di Maio invocando il voto anticipato. “Basta ipocrisie. Si preoccupino loro che tornerebbero a essere disoccupati come prima del 2013”, ha replicato il dem Umberto D’Ottavio.

Come ha scritto Repubblica il 16 novembre scorso, il tema era di dominio pubblico nei corridoi del Parlamento già durante la campagna elettorale per il referendum. Secondo il quotidiano a Montecitorio sono 417 i deputati alla prima legislatura, mentre al Senato 191 su 315, per un totale di 608 su 945. Del gruppo fanno parte i 153 eletti con il Movimento 5 stelle (compresi quelli che poi sono usciti dal M5s) e 209 del Partito democratico. I grillini si sono smarcati dalle accuse chiedendo di andare subito alle urne. Diverso il discorso per i democratici: sono stati eletti quando il leader era Pierluigi Bersani e molti di loro sono diventati renziani in un secondo momento. Viste le nuove dinamiche, al momento poco prevedibili, dentro il partito è difficile avere garanzie per un second+o mandato e per tanti la preoccupazione è concreta. A esprimere il concetto era stato, sempre a Repubblica, il leghista Roberto Calderoli: “Io le sento le chiacchiere in buvette tra i colleghi”, aveva detto, “soprattutto i più giovani. E nessuno, dico nessuno ha voglia di lasciare la seggiola prima del 15 settembre 2017. Vuole che in nome della coerenza politica la gran parte di questi signori rinunci così facilmente alla pensione?”

Pd: Sala indagato anche per gli alberi e per le bonifiche di expo

Quella per la struttura più costosa di Expo non è l'unico fronte aperto per l'ex commissario unico. C'è ad esempio la gara per 6mila alberi da piantare nel sito. La fornitura viene affidata senza gara alla Manotovani nel luglio del 2013 per 4,3 milioni, quattro mesi dopo la Mantovani stipula un contratto di subfornitura con un’impresa vivaistica per 1,6 milioni. E c'è poi la questione delle bonifiche: preventivate inizialmente per 6 milioni, ma in seguito causa di almeno 30 milioni di extra costi fatti valere dalla cooperativa Cmc nell’ambito di un altro appalto vinto con un massimo ribasso da record

“Ho bisogno di un po’ di tempo per verificare la mia situazione processuale”. “Devo fare mente locale su quella firma, perché non ricordo di avere firmato documenti predatati”. Sono le espressioni usate da Giuseppe Sala per giustificare la sua decisione di auto sospendersi (in realtà si tratta formalmente di una “assenza temporanea”, la stessa di quando è in vacanza) da sindaco di Milano ai capigruppo del consiglio comunale nel corso di una riunione che si è tenuta nel pomeriggio a Palazzo Marino.

Espressioni di un Sala “preoccupato”, come dice di averlo trovato Alessandro Morelli della Lega, tanto da arrivare a fare riferimento addirittura agli impedimenti che potrebbero arrivargli dalle conseguenze della legge Severino. Legge che però interviene a interrompere l’incarico di un sindaco in caso di una condanna e non delle semplici indagini a cui è sottoposto al momento l’ex commissario unico di Expo, con l’ipotesi che sia responsabile della retrodatazione di un atto relativo al più sostanzioso appalto dell’esposizione universale, quello per la realizzazione della piastra. Una preoccupazione che gli viene attribuita anche da Gianluca Corrado del M5S e che fa il paio con le parole usate dallo stesso Sala nella lettera inviata alla vicesindaco Anna Scavuzzo, sua sostituta nei prossimi giorni, in cui fa riferimento “alla personale necessità di conoscere le vicende e i fatti contestati”.

“Deve dimettersi se è colpevole.

5 stelle destinati ad aumentare nei consensi

Nonostante la figura invereconda con l’Alde, il M5S non scende nei consensi. Anzi. Il sondaggio di Pagnoncelli lo dava ieri al 30.9 davanti al Pd (30.1%). I sondaggi valgono quel che valgono, ma il dato merita un’analisi.

1. Notizie come la figuraccia da citrulli con Verhofstasdt interessano i malati di politica, ma alla stragrande maggioranza degli elettori fregano un po’ meno di niente.

2. L’informazione canonica, che crivella a prescindere il M5S, non è più decisiva. Altrimenti, se lo fosse, il sì avrebbe vinto col 98%. Sin dal primo V-Day del 2007 funziona così: l’errore grillino diventa tragedia, il disastro piddino diventa facezia. Anno dopo anno, tale tendenza ha finito paradossalmente con il rafforzare i 5 Stelle. Un po’ perché agli under 30 della tivù non frega nulla e un po’ perché, se a parlare male dei grillini sono sempre i soliti Rondolino, ti viene voglia di votarli anche se li odi.

3. Lo dico da dieci anni, pressoché isolato: il consenso che sta attorno a Grillo, sin dai tempi di blog e Meet Up, non è estemporaneo ma duraturo. In altre parole: assai radicato. E non sarà certo una figuraccia ciclopica come quella in Parlamento Europeo a invertire la rotta. Chi vota M5S è, in un certo senso, all’ultima spiaggia. Dà un’ultima possibilità alla politica. Se saltano anche i 5 Stelle, quegli elettori non è che vanno al Pd o alla Lega: smettono di votare.

4. Anche per questo, se pure i 5 Stelle scendessero, non salirebbero né Renzi né Salvini. Soprattutto il primo, quanto di più distante dagli elettori 5 Stelle. Chi scriveva tre anni fa che Renzi avrebbe sabotato i grillini, delirava. Se i 5 Stelle scendono, sale l’astensione. Renzi è la polizza della vita dei grillini, che soffrirebbero di più – non troppo – se il Pd fosse a trazione Emiliano (o simili). Anche Salvini, quel che poteva prendere, lo ha già preso. Idem Meloni. Quanto a Berlusconi, incide sull’elettorato grillino come Vangioni nel Milan.

6. Roger Waters è Dio e Suso è Luce.

7. Il punto precedente non c’entra nulla, ma a scrivere solo di politica mi annoio come niente al mondo. Non so proprio come facciate a parlarne sempre. Che due palle.

8. Da anni si è radicalizzata una tendenza: meglio pasticcioni che disonesti. O se preferite: meglio il nuovo autentico, benché spesso fantozziano, del gattopardismo untuoso di Renzi. Un esempio: ieri le due notizie che più rimbalzavano in Rete erano i congiuntivi disattesi di Di Maio e la conferma di Del Sette al vertice dell’Arma dei Carabinieri. Ora: capite bene che c’è una sperequazione evidente di “dolo”. Di Maio non ne indovina una da mesi tra Pinochet, lobby, mail, Muraro e congiuntivi devastanti, però di lui puoi dire al massimo che ultimamente pare un mix tra Filini e il robot Zed della Carrà: un imbranato, non un disonesto. Dall’altra parte c’è un militare sotto inchiesta (con Lotti), tenuto lì come nulla fosse dal governo Gentiloni. Giusta o sbagliata che sia, la sensazione di molti è la seguente: meglio un nuovo imbranato ma un onesto di un (finto) nuovo smaliziato ma falso. E magari pure disonesto.

9. I 5 Stelle hanno un enorme problema di classe dirigente. Enorme. Se però dall’altra parte hai i Carbone e le Picierno, puoi permetterti di tutto. Persino un Sibilia.

10. No, un Sibilia no. Scherzavo. Sono un zuzzurellone.

11. So bene che “essere onesti” non dovrebbe essere un merito bensì una pre-condizione, ma questo accadrebbe in un paese sano.

Siena: la democrazia perfetta

Ospitata da uno dei paesaggi più suggestivi d’Italia, Siena snoda le sue strade tra i colli toscani tra  scenari da cartolina


E’ una piccola città, con una grande storia che risale alla dominazione del primo Imperatore romano, Augusto, che visse a cavallo dell’anno 0. A quel tempo dai documenti che sono pervenuti fino ai giorni nostri era un avamposto, una colonia militare.

Visse uno dei suoi periodi di maggiore sviluppo urbanistico ed economico durante il periodo dei Comuni, dopo un lungo periodo di dominazioni longobarde e franche.

Da qui, a parte sporadici casi, fu sempre Firenze a dominare sulla città, sebbene di tanto in tanto alcune fazioni, come i sostenitori dei ghibellini, si ribellassero, come citato anche nella Divina Commedia da Dante Alighieri (battaglia di Montaperti, del 1260).

Ma proprio sotto il peso della mano fiorentina questa città con il Governo dei Nove raggiunse, nella seconda metà del 1200, l’apice del suo splendore.

Come spesso accadeva nel Medioevo, anche Siena dovette sopportare la piaga della peste nel 1348.

Fu comunque la città che la storia italiana ricorda come il più alto esempio di democrazia pura e realmente applicata, sebbene poi nel 1555 venne annessa all’impero di Caro V e ceduta alla famiglia Medici, non dopo una forte resistenza

Rapporto di Davos: vince il Nord Europa, bocciata l’Italia 27esima su 30

Il nostro Paese penalizzato da infrastrutture, disoccupazione giovanile e qualità della scuola

Immaginate una classifica dei trenta Paesi più ricchi del mondo con cui misurare insieme qualità delle istituzioni, opportunità d’impresa e sicurezza sociale. L’ha fatta il World Economic Forum, e l’Italia ne esce male, appena ventisettesima. Si chiama “Inclusive Growth and Development Report”: nell’era dei populismi, delle diseguaglianze e della stagnazione secolare occorre aggiornare le parole d’ordine. All’ultimo G20 i cinesi hanno lanciato il mantra della globalizzazione inclusiva, un messaggio che sarà fatto proprio anche dal G7 made in Italy. La “crescita inclusiva” è da qualche anno il concetto chiave al Forum di Davos, l’appuntamento più atteso dalla politica e finanza mondiale che inizia domani fra le montagne svizzere.

La classifica per il 2017 è il trionfo di quelle che una volta chiamavamo le socialdemocrazie nordiche. L’indice di “sviluppo inclusivo” incorona come migliore fra le vecchie economie ricche la Norvegia, seguita da Lussemburgo, Svizzera, Islanda, Danimarca e Svezia. Oggi quei Paesi vincono per ragioni in parte diverse da quelle che negli anni settanta e ottanta ne facevano un modello. Non solo perché si tratta di Paesi con (ancora) i migliori standard di sicurezza sociale, ma perché nel frattempo sono diventate economie dinamiche e in grado di attrarre capitali esteri. Educazione, servizi di base, infrastrutture, livello di corruzione, lavoro. Ad eccezione di Australia e Nuova Zelanda (rispettivamente ottava e nona) i primi dodici Paesi con il miglior mix di sviluppo imprenditoriale e sicurezza sociale sono tutti a nord delle Alpi. La Germania è tredicesima, la Francia diciottesima, la Spagna ventiseiesima seguita dall’Italia. Fanno peggio di noi Portogallo, Grecia e Singapore.
Fuori dalla classifica dei trenta Paesi Ocse – con un indice a parte - svettano la Lituania, l’Azerbaijan, Ungheria, Polonia e Romania.

Il capitolo dedicato all’Italia è un concentrato di problemi noti: fatta eccezione per alcuni parametri, il Belpaese risulta molto spesso in coda alla classifica. Ventinovesimi per “servizi di base e infrastrutture”, ventottesimi alla voce “corruzione”, ventinovesimi in “imprenditorialità” e “intermediazione finanziaria”. Talvolta emergono forti contraddizioni, come nel caso dell’educazione: quattordicesimi per diritto all’accesso, solo ventottesimi per qualità della scuola. O alla voce occupazione: ventinovesimi in produttività, noni in “compensazioni salariali e non”. Detta in una battuta: l’Italia non è un gran posto dove aprire un’impresa ma i diritti di chi lavora sono piuttosto tutelati. Siamo undicesimi al mondo per numero di possessori di prima casa, ma anche per la pressione fiscale sulla proprietà immobiliare.

Qua e là emergono aree di eccellenza, più o meno note: tredicesimi per i costi necessari ad avere una linea a banda larga fissa, undicesimi nei test Pisa di matematica, ottavi nella spesa sanitaria in percentuale al Pil, quarti nel garantire una buona aspettativa di vita a tutti i cittadini, ricchi e poveri. Al di là della qualità della spesa, siamo il settimo Paese fra quelli che spendono di più per la sicurezza sociale, il primo nel garantire la sanità pubblica a tutti

Per i giorni di assenze dal lavoro per maternità siamo quarti al mondo, settimi per i giorni di congedo parentale,

Due per mille ai partiti: nel 2016 l’ha versato solo il 2,38% dei contribuenti, Pd perde 100mila firme

I dati delle ultime dichiarazioni dei redditi mostrano che in un anno sono scesi da 1,1 milioni a 971mila gli italiani che hanno scelto di girare una quota della propria Irpef a una formazione politica. I dem restano al primo posto totalizzando però il 50,5% delle preferenze contro il 54% del 2015. Seguono Lega e Sel. Per numero di firme Fratelli d'Italia scalza Forza Italia, che però raccoglie più soldi: evidentemente i suoi sostenitori sono più ricchi

La disaffezione degli italiani per la politica non si vede solo nelle urne, con l’astensionismo in forte crescita (fatta eccezione per il referendum sulla riforma costituzionale). Ma colpisce i partiti anche sul fronte economico. E, stando ai dati appena pubblicati sul sito del Dipartimento delle Finanze, sta aumentando. Nel 2016 infatti solo il 2,38% dei contribuenti, pari a 971mila italiani, ha messo una crocetta nella propria dichiarazione dei redditi 2015 per destinare il 2 per mille della propria Irpef a un partito. La percentuale è diminuita rispetto al già risicato 2,72% del 2015, quando le firme erano state 1,1 milioni.

Il risultato è che alle 21 formazioni che hanno fatto richiesta di essere ammesse alle liste (non il Movimento 5 Stelle, che come è noto non partecipa nemmeno alla spartizione dei finanziamenti pubblici) sono stati girati 11,7 milioni di euro contro i 12,3 milioni raccolti, in linea teorica, l’anno precedente. Quando però era previsto un tetto massimo di fondi ripartibili pari a 9,6 milioni di euro.

DEMOCRAZIA: NON L’AVEVANO CAPITO PLATONE E ARISTOTELE, MA I SENESI SI’

di Mauro Aurigi



SIENA. Sono vecchio per cui, come tutti i vecchi, non riesco a sottrarmi alla tentazione di fare il pedagogo: quello che segue è diventato una sorta di tormentone con cui tormentare, appunto, anche gli altri.

Dunque immaginiamoci il pianeta senza l’attuale Occidente: tutto il mondo oggi sarebbe solo Africa, Asia e Sud America. Bello vero? Ma perché l’Occidente è più avanzato rispetto al resto del pianeta? C’è una sola risposta: a differenza del resto del mondo l’Occidente ha adottato livelli di democrazia che sono gli unici responsabili del suo plurisecolare primato in quasi tutti i campi: civismo, libertà, giustizia, uguaglianza, cultura, scienza, medicina, ricchezza, potenza militare ecc. (non dimentichiamo che fino al 1200 i tre Orienti ‒ arabo, indiano e cinese ‒ erano molto più avanti dell’Occidente).

Ma anche tra i paesi dell’Occidente odierno ci sono disparità sul piano culturale e socio-economico. Il motivo è lo stesso: i diversi livelli di democrazia applicati. Se esistesse ancora qualche dubbio in proposito, domandatevi i motivi dell’abisso che divide il nord America dal Centro e sud America. E se si guarda alla storia è del tutto evidente che anche in passato il primato della democrazia dava gli stessi frutti. Penso alla Grecia classica e alla Civiltà comunale italiana, le due più grandi rivoluzioni culturali degli ultimi millenni.

NON L’AVEVANO CAPITO PLATONE E ARISTOTELE, MA I SENESI SI’

Forse tutto ciò non è cosa facile da comprendersi, visto che anche a livello dell’intellighentzia nazionale, per non parlare della casta politica, questo argomento è totalmente assente nell’inutile chiacchiericcio che si fa sul modo di rimettere questo Paese (e questa Città) sulla carreggiata. A mo’ di consolazione voglio ricordare che non l’avevano capito neanche Platone e Aristotele, le due menti più celebrate della storia dell’Occidente proprio nel campo della filosofia politica intesa come scienza. Erano infatti contrari al regime democratico, sostenendo il governo dei migliori (gli aristoi). Neanche loro due si erano resi conto che il rigoglio culturale, economico e militare delle città greche, e quindi anche la loro personale e assoluta eccellenza di pensatori (il che è tutto dire), era il frutto diretto di quella democrazia, ossia del governo di popolo senza capi, che essi avversavano

Strano: l’avevano invece capito i nostri padri del medioevo comunale o, comunque, l’avevano capito quelli senesi.

sabato 14 gennaio 2017

Whatsapp: una falla permette di leggere i messaggi criptati

di ANDREA NEPORI

“I messaggi che invii in questa chat sono protetti con la crittografia end-to-end”. È il messaggio che, da qualche mese a questa parte, Whatsapp mostra all’avvio di ogni nuova conversazione. Significa, in parole povere, che nessuno al di fuori dei partecipanti alla chat può avere accesso ai messaggi inviati e ricevuti. Nemmeno Whatsapp o Facebook, che detiene il controllo del servizio, perché la cifratura avviene a livello di dispositivo. 


Una falla di scoperta da alcuni esperti di sicurezza e resa pubblica dal Guardian mette in dubbio quest’affermazione e rivela che in realtà le due aziende possono potenzialmente leggere in chiaro le conversazioni degli utenti. Il problema non riguarda il protocollo di cifratura “Signal”, usato anche dall’omonima applicazione (indicata da Edward Snowden come la più sicura in assoluto), ma attiene alla procedura con cui Whatsapp lo implementa.

All’attivazione di una chat sicura, i dispositivi condividono delle chiavi di sicurezza univoche che non possono essere intercettate, nemmeno dal gestore del servizio. Whatsapp può tuttavia creare nuove chiavi indipendenti mentre uno degli utenti è offline e forzare il re-invio di messaggi precedenti cifrati con le nuove chiavi. Il ricevente non viene avvisato del cambio, mentre chi invia il messaggio riceve una segnalazione solo se ha spuntato manualmente una specifica opzione di sicurezza disattivata di default.

Il risultato è che Whatsapp o Facebook in questo modo potrebbero ricostruire e leggere intere conversazioni cifrate.

giovedì 12 gennaio 2017

Il discusso giudice Giuliano Amato boccia il referendum sull’articolo 18

CHE SCHIFO!!!! MISTER 3000 PENSIONI NON VUOLE CHE SI VOTI SULL'ART.18


Le anticipazioni sono state confermate: il referendum sull’art.18 non si farà. La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il quesito in calce al quale la Cgil aveva raccolto nei mesi scorsi ben 3,3 milioni di firme. Via libera invece ai quesiti sui voucher e sulla responsabilità in solido appaltante-appaltatore, che se non interverranno modifiche legislative o elezioni anticipate si terranno tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimo. 

I quattordici giudici della Consulta dunque hanno deciso a maggioranza di non dare luce verde al referendum che avrebbe abbattuto uno dei capisaldi della riforma del lavoro di Matteo Renzi, e che certamente avrebbe rappresentato un grosso problema politico. Se si fosse andati a votare sull’articolo 18, secondo molti sondaggi avrebbero facilmente prevalso i «sì», e il governo in carica avrebbe rischiato di subire un’altra cocente sconfitta. Anche per questo - come involontariamente ma sinceramente aveva ammesso il ministro del Lavoro Giuliano Poletti - per evitare il referendum nel 2017 e rinviarlo di un anno si sarebbe potuta utilizzare l’arma atomica delle elezioni anticipate. 

Di tutti questi ragionamenti e interrogativi politici, ormai, la decisione della Corte Costituzionale ha fatto piazza pulita. Senza più il quesito sull’articolo 18, particolarmente trainante, diventa anche a rischio il conseguimento del quorum per quanto riguarda gli altri due referendum che invece sono stati ammessi, quello sull’abolizione dei voucher e sulla responsabilità in solido delle aziende appaltanti. È anche per questa ragione che per molti osservatori di opposizione la decisione della Consulta è stata guidata da considerazioni di opportunità politica  

Come sono andate le cose davvero nel chiuso del plenum della Corte non lo sapremo veramente mai. A capire meglio contribuirà la pubblicazione nelle prossime settimane (se non mesi) delle motivazioni della decisione dei giudici costituzionali. Certo è che anche se il quesito sull’articolo 18 è stato respinto in quanto «propositivo» - perché cioè andava oltre il ripristino della vecchia normativa (restituire la «tutela reale» dai licenziamenti illegittimi nelle aziende oltre 15 dipendenti) - è vero anche che in altri casi la Consulta aveva pacificamente ammesso che attraverso il «taglia e cuci» della domanda sottoposta agli elettori si producessero normative «nuove»

PITECI: 70 per cento degli italiani è analfabeta (legge, guarda, ascolta, ma non capisce)

Non è affatto un titolo sparato, per impressionare; anzi, è un titolo riduttivo rispetto alla realtà, che avvicina la cifra autentica all'80 per cento. E questo vuol dire che tra la gente che abbiamo attorno a noi, al caffè, negli uffici, nella metropolitana, nel bar, nel negozio sotto casa, più di 3 di loro su 4 sono analfabeti: sembrano “normali” anch'essi, discutono con noi, fanno il loro lavoro, parlano di politica e di sport, sbrigano le loro faccende senza apparenti difficoltà, non li distinguiamo con alcuna evidenza da quell'unico di loro che non è analfabeta, e però sono “diversi”.

Quel é questa loro diversità? Che sono incapaci di ricostruire ciò che hanno appena ascoltato, o letto, o guardato in tv e sul computer. Sono incapaci! La (relativa) complessità della realtà gli sfugge, colgono soltanto barlumi, segni netti ma semplici, lampi di parole e di significati privi tuttavia di organizzazione logica, razionale, riflessiva. Non sono certamente analfabeti “strumentali”, bene o male sanno leggere anch'essi e – più o meno – sanno tuttora far di conto (comunque c'è un 5 per cento della popolazione italiana che ancora oggi è analfabeta strutturale, “incapace di decifrare qualsivoglia lettera o cifra”); ma essi sono analfabeti “funzionali”, si trovano cioè in un'area che sta al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura o nell'ascolto di un testo di media difficoltà. Hanno perduto la funzione del comprendere, e spesso – quasi sempre - non se ne rendono nemmeno conto. 

Quando si dice che quella di oggi non è più la civiltà della ragione ma la civiltà della emozione, si dice anche di questo.

Come sono AUMENTATI i prezzi dall'introduzione dell'euro

Il 2 gennaio 2002 entrava in vigore l'euro e con esso la caduta libera del potere d'acquisto.

A quindici anni dell'entrata in vigore della moneta unica risulterebbe doveroso un confronto dei #prezzi di alcuni servizi e prodotti del paniere famigliare. Andando a spulciare, si intravede un vertiginosa caduta libera del potere d'acquisto delle #famiglie italiane, soprattutto per quelle a reddito fisso. L'introduzione dell'#euro ad esempio, ha fatto schizzare tra le altre cose il prezzo del caffè al bar, la benzina, le bollette, la pizza margherita, i medicinali, le commissioni bancarie e postali, e persino il cinema e il classico Big Mac. Certo, alcune componenti della vita quotidiana sono rimasti invariati o addirittura diminuiti, come la giocata minima del lotto, il tasso dei mutui e le apparecchiature elettroniche.

Prezzi che superano l'inflazione
È dal 2002 che l'euro siede prepotentemente sul banco degli imputati; i mancati controlli, i furbetti, il mancato adeguamento degli stipendi: molti fattori hanno contribuito a voler poco bene alla moneta unica. Vediamo alcuni dati forniti dall'agenzia Nens, Nuova Economia Nuova Società: al 31 dicembre 2001, la pizza margherita costava 6.500 lire e oggi intorno ai 7 euro. Mentre il caffè al bar costava 800/900 lire oggi non lo si beve per meno di un euro. Che dire della benzina, vi ricordate? Era arrivata a quasi 2 mila lire e oggi siamo anche oltre 1,55 euro. Altri esempi riguardano le spese di casa, per la corrente elettrica si spendevano in media 650mila lire circa e oggi l'ultimo aggiornamento dell'Autorità per l'Energia parla di 500 euro. Mentre per il gas il balzello delle cifre è più discordante, in lire la spesa mediamente si aggirava in 1,6milioni e oggi varia da 1.100 euro fino a 2mila per gli stessi appartamenti o villette autonome. In sostanza, un chiaro aumento generale tra il 50 e il 123%

martedì 10 gennaio 2017

14/1 M5S Monza: signoraggio, Auriti e referendum svizzero

L'eredità che il Prof. Giacinto Auriti


 ci ha lasciato sul Signoraggio bancario e la sovranità monetaria verra riproposta in questo evento



Sabato 14 Gennaio 2017 ore 15 30
Urban Center ViaTurati 6 Monza

Saluti di Gianmarco Novi e Nicola Fuggetta Consiglieri Comunali M5S Monza

Antonio Pimpini Avvocato
Konstantin Demeter Membro comitato Iniziativa Moneta Intera e associazione MoMo
Sergio Morandi relatore iniziativa Moneta Intera
Daniele Pesco Deputato comm Finanze
Alessio VIllarosa Deputato comm Finanze
Enza Blundo Senatrice comm. Cultura
Marco Zanni Europarlamentare comm. per i bilanci comm. per i problemi economici e monetari

MODERATORE Juan Guidi


Streaming dell evento su http://ustre.am/15JQD e diretta facebook sulla pagina Cose che nessuno ti dirà di nocensura.com https://www.facebook.com/nocensura/?fref=ts


evento facebook














lunedì 2 gennaio 2017

CARPOTECNIA 3M - Ricetta Mc FRUIT - di Silvia Aliprandi (Cosmo Fruttariano 3M)

Mc Fruit


Ingredienti per 1 Mc Fruit small:
per il burger:
- 360 gr. di melanzana (corrispondenti ad una melanzana di medie dimensioni)
- 20 gr. di olio evo denocciolato
- 2 gr. di sale integrale
per il panino:
- 1 platano verde di circa 350 gr. (media dimensione)
- 10 gr. di olio evo denocciolato
- 1gr. di sale integrale
per la salsa ketchup:
- 70 gr. di pomodorini ciliegini
- 15 gr. di pomodori essiccati
- 15 gr. di uvetta sultanina secca
per la maionese:
- 200 gr. di polpa di avocado hass (ricavata da un avocado di medie dimensioni)
- 15gr. di olio evo denocciolato
- 1 gr. di sale integrale
- 2 gr. di succo di maracuja (frutto della passione)
per la farcitura:
- cetriolo olandese tagliato a spirale con l’apposito strumento
- pomodoro insalataro a fette
- sfoglia di avocado hass ottenuta sfogliando con un pelapatate un avocado tagliato a metà e sbucciato

Platano verde

Maracuja (frutto della passione)

Avocado Hass

Cetriolo olandese

Attrezzo spiralizzatore


Procedimento:
Burger:
-Tagliare a cubetti la melanzana con la buccia e frullarla assieme ad olio e sale fino a quando diventa morbida, quindi mettere il composto in colino a maglie strette e scolare il liquido in eccesso schiacciando bene con un cucchiaio. 
-Mettere la melanzana frullata e scolata in una forma per burger o in un coppapasta circolare del diametro di 9 cm, posato sopra ad una teglia coperta da carta forno. Schiacciare e compattare bene il composto e infornare il burger in forno già caldo per circa 45 min a 180/200°, girandolo delicatamente a metà cottura con l’aiuto di una palettina, in modo che si cuocia uniformemente su entrambi i lati.
*Variante - E’ anche possibile preparare il burger frullando i cubetti dopo averli precedentemente cotti in forno per 45min a 180°. 
Panino:
-Cuocere in forno già caldo il platano verde per 40 min a 200°.
-Una volta cotto toglierlo dal forno, sbucciarlo, tagliarlo a tocchetti e subito, senza che si raffreddi, tritarlo in un tritatutto (meglio se a 4 lame). Quando sarà ben sgranato aggiungere olio e sale e quindi continuare a tritare fino a quando il platano si compatterà in una palletta omogenea.
-Lavorare quindi impastano la palletta su un piano per un paio di minuti e modellarlo dandogli la forma di una pagnottina dello stesso diametro del burger.
-Bucherellare la parte superiore più volte con uno stuzzicadenti e infornare in forno già caldo per circa mezz’ora a 180°per i primi 20 min e poi a 200° per i successivi 10 min.
Salsa ketchup:
-Sciacquare sotto l’acqua corrente i pomodori secchie e metterli in ammollo in acqua calda. E’ necessaria almeno un’ora di ammollo affinchè inizino ad ammorbidirsi sufficientemente
-Ammollare per almeno mezz’ora l’uvetta
-Privare i pomodorini dei semi mettendo semi e parte mucillaginosa in un colino a maglie strette e raccogliendo il succo che viene filtrato
-Frullare quindi pomodorini reidratati, uvetta reidratata e pomodorini senza semi. Se il composto dovesse risultare troppo asciutto e difficile da frullare aggiungere uno o due cucchiaini di succo filtrato dei pomodorini.
Maionese:
-Tagliare la maracuja in due e versare semi e polpa in un colino a maglie strette raccogliendo il succo filtrato
-Frullare quindi la polpa di avocado con olio, sale e succo di maracuja.
N.B. Preparare la maionese poco prima di servire in modo che l’avocado ossidi il meno possibile

Tagliare a metà il panino e farcire: spalmare il ketchup sulla base, adagiare sopra il burger ancora caldo, quindi poi sopra una fetta di pomodoro, la sfoglia di avocado e poi il cetriolo, infine la maionese e chiudere con l’altra metà del panino. Mettere in forno caldo o su una piastra per qualche secondo e servire.

N.B. Le quantità di sale sono indicative, nella prima fase di transizione la quantità di sale necessaria per rendere appetitoso il piatto potrebbe essere anche maggiore di quella indicata, dipende da quanto le vostre papille gustative sono assuefatte a sale e condimenti in genere. Regolatevi di conseguenza e piano piano diminuite le quantità fino a non utilizzarne più.


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CARPOTECNIA 3M - Ricetta JACK FRUIT ALLA PIZZAIOLA - di Silvia Aliprandi (Cosmo Fruttariano 3M)

Jack Fruit alla pizzaiola



Ingredienti per una porzione:
- 200 gr. di baccelli di jack fruit acerbo, freschi o surgelati
- 350 gr. di pomodorini cigliegini
- 40 gr. di olive nere denocciolate (se volete alleggerire il carico di sale ammollatele in acqua per una o più ore)
- 5 gr. di cucunci sotto sale
- 20 gr. di buccia di zucchina (all’incirca la buccia di una zucchina da 220 gr. ottenuta pelando con un pelapatate la zucchina in modo leggero, pelando solo la parte verde)
- 8gr. di olio evo denocciolato + 8 gr.
- 2 gr. di sale marino integrale

Baccelli di Jack Fruit 

Cucunci


Procedimento:
-Mettere in ammollo i cucunci la sera prima affinchè si dissalino a sufficienza
-Scongelare il jack fruit e farlo ammorbidire a vapore per circa10 min. Idem se fresco (in questo caso togliere il seme centrale ad ogni baccello dopo averlo cotto). Lasciar raffreddare
-Tagliare a metà i pomodorini e farli saltare in una padella già calda in cui avrete messo 8 gr. di olio. Dopo 2 min, aggiungere le olive e i cucunci (alcuni interi altri a tocchettini), saltare ancora un paio di minuti e coprire. Cuocere per circa 5 min e mettere da parte
-Tagliare longitudinalmente i baccelli se troppo grossi
-Sminuzzare la buccia della zucchina con una mezzaluna
-Unire il jack fruit ai pomodorini e saltare insieme tutto per qualche secondo, aggiustare di sale ( ci vorranno circa 2 gr.), aggiungere circa 8 gr. di olio, la buccia di zucchina tritata, amalgamare e servire.

N.B. Le quantità di sale sono indicative, nella prima fase di transizione la quantità di sale necessaria per rendere appetitoso il piatto potrebbe essere anche maggiore di quella indicata, dipende da quanto le vostre papille gustative sono assuefatte a sale e condimenti in genere. Regolatevi di conseguenza e piano piano diminuite le quantità fino a non utilizzarne più.


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domenica 1 gennaio 2017

CARPOTECNIA 3M - Ricetta RISOTTO DI ALU KESEL - di Silvia Aliprandi (Cosmo Fruttariano 3M)

Risotto di alu kesel con zucchine


Ingredienti per una persona:
- 3 alu kesel (250gr. circa)
- 80 gr. di okra (che diventeranno 50gr. ca. una volta privata di semi e picciolo)
- 220 gr. di zucchina (corrispondente ad 1 zucchina di medie dimensioni)
- 290 gr. di acqua
- 8 gr. di olio evo denocciolato + 8 gr. + 8 gr.
- 1 gr. di sale integrale + 3 gr.
Okra
Alu kesel
Procedimento:
-Mettere l'alu kesel a cuocere in forno già caldo per 40 min a 200°
-Grattuggiare con la grattugia a fori larghi mezza zucchina
-Preparare un brodo facendo bollire l'acqua e aggiungendo l'altra mezza zucchina a tocchetti e facendolo sobbollire coperto a fuoco lento per circa 15 min.
-Aprire l'okra tagliandola per la lunghezza, privarla dei semi e picciolo e dopo averla tagliata a pezzettini ridurla in un trito sottile grazie ad una mezzaluna
-Scaldare brevemente circa 8 gr. di olio in una padella, aggiungere le zucchine grattuggiate e cuocerle a fuoco vivo per 5 minuti fino a quando si ammorbidiscono, salare ( circa 1 gr. di sale) e mettere da parte
-Scaldare brevemente 8 gr. di olio in una padella, aggiungere l'okra sminuzzata e saltarla a fuoco vivo per un paio di minuti, quindi aggiungere 180gr. di brodo, coprire e cuocere per circa 15 min, fino a quando l'okra sarà morbida e il brodo evaporato. Mettere da parte
-Una volta cotto l'alu kesel, toglierlo dal forno, sbucciarlo, tagliarlo a tocchetti e lasciarlo raffreddare 2 minuti, quindi metterlo nel tritatutto (meglio se a 4 lame) e tritare fino a raggiungere una sgranatura/dimensione simile a quella del riso. Quindi unire alle zucchine, amalgamare
-Mettere alu kesel e zucchine amalgamate nella padella con l'okra, amalgamali, accendere il fuoco, aggiustare di sale (circa 3 gr.), e continuando a mischiare, unire 100gr. di brodo in modo da riattivare l'okra che grazie alla sostanza che contiene donerà l'effetto mantecatura
-Aggiungere un giro d'olio (circa 8gr.), impiattare e servire (a piacere, aggiungere volendo poco pepe verde).

N.B. Le quantità di sale sono indicative, nella prima fase di transizione la quantità di sale necessaria per rendere appetitoso il piatto potrebbe essere anche maggiore di quella indicata, dipende da quanto le vostre papille gustative sono assuefatte a sale e condimenti in genere. Regolatevi di conseguenza e piano piano diminuite le quantità fino a non utilizzarne più.


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