mercoledì 10 febbraio 2016

La pay tv di tutta Europa con 10 euro al mese: commettendo un reato

Si chiamano Iptv illegali e permettono di vedere perfettamente 1600 canali online tramite il software Vlc. Film e partite inclusi. Basta un contatto su Skype, un pagamento in forma anonima e il raggiro è servito

Costa poco ed è una vera truffa ai danni dei broadcaster internazionali, con perdite che si ripercuotono anche su chi è regolarmente abbonato. Il mondo delle Iptv illegali viaggia su Internet ed è sconfinato, attira migliaia di clienti e genera milioni di profitti irrintracciabili che si perdono nella geografia bancaria, fatta di conti correnti in diversi paesi e pagamenti online. Promette di realizzare il sogno di avere tutta la Tv d’Europa a portata di mouse e di fatto ci riesce: dai porno con molte ‘x’ alle partite di calcio, nulla è precluso a chi si affaccia in questo paradiso per stringere un patto con i diavoli dello streaming illegale. Non è il flusso di immagini sgranato e intermittente dei vari Roja Directa, il link non salta e non bisogna mai aspettare l’interminabile buffering. È ben oltre: alta definizione, audio in sincrono e zero pubblicità invasiva da eliminare con molta cura. Tutto questo a pochi euro al mese. Perché la qualità si paga, anche all’inferno.

L’approccio
Ci si contatta in chat, via Skype, e l’approccio è quello da primo appuntamento, solo un po’ più spudorato: “Ciao, mi interessano Sky e Mediaset. Mi hanno detto di contattarti…”. Senza troppe presentazioni si passa subito agli affari, cercando di capire se si è fatti davvero l’uno per l’altro: “Che processore usi? Conosci VLC?”. Il programma per riprodurre video sui computer è solo un mezzo: è installato e funziona. “Perfetto”, dice lui. Subito propone un giro sulla giostra e invia un link che non apre nessuna pagina sul web, ma che fa scattare un download automatico: “Apri il file con VLC e dimmi se parte, cosa vedi e se ti piace”. Come no, funziona tutto bene e questo patto merita di essere stretto. “Per vedere la scaletta con tutti i canali schiaccia il tasto destro del mouse”.

Mille e più canali, prezzi stracciati
Così appare magicamente una lista di circa mille tv. Dentro c’è di tutto. Il bouquet completo di Sky Italia, da Sky Sport24 ai pacchetti Cultura e Intrattenimento, passando per Primafila, ovvero i film che per gli stessi abbonati della tv di Rupert Murdoch prevedono un pagamento extra per la visione. Idem con Mediaset Premium: si vede perfettamente tutta la Serie A, Joy, Emotion, i cinque canali di cinema. L’utente ha solo l’imbarazzo della scelta anche per quanto riguarda le tv straniere. Oltre venti programmi spagnoli e francesi, tutto Sky Uk e Sky Deutschland. Molti giorni si arrivano a toccare 1680 canali visibili ventiquattr’ore su ventiquattro con ritardi attorno ai 15 secondi rispetto a chi ha un regolare abbonamento. E basta premere pausa su VLC per creare un MySky casereccio, evitando di perdersi un solo secondo di partite o film se qualcuno bussa alla porta. Una pacchia. Soprattutto se costa appena dieci euro al mese. L’uomo contattato da ilfattoquotidiano.it propone un abbonamento a quel prezzo, ma in rete c’è chi chiede anche 5 euro per trenta giorni. E più si allunga il periodo di sottoscrizione, più cala il costo fino gli 80 euro per un anno.

Il pagamento? Anonimo
Allacciato il contatto, bastano pochi minuti per ottenere un link definitivo, sedersi in poltrona e godersi la truffa. Si può pagare tramite Postpay, Skrill o Paysafecard. Gli ultimi due garantiscono l’assoluto anonimato per chi “sottoscrive” l’abbonamento. Con Paysafecard in un qualsiasi tabaccaio, senza presentare documenti, è possibile richiedere un tagliando con un codice pin, consegnare la banconota da 10 euro e, una volta su Skype, inviare il numero seriale a uno degli angeli della tv pirata. Incassata istantaneamente la somma sul suo conto, riattiva il link di prova. Da quel momento, per un mese, si è nel fantastico mondo delle Iptv che rubano il segnale alle pay. Ma se troppi utenti sono online nello stesso momento si rischia un blocco, come avviene sulle piattaforme streaming gratis? Il dubbio viene subito fugato: “Aggiungiamo server di volta in volta, siamo in down raramente – rassicura – Ci risentiamo pochi giorni prima della scadenza per il prossimo pagamento. Se hai problemi, sono sempre qui”.

martedì 9 febbraio 2016

M5S, IL 'SEGRETARIO' DI MAIO SOTTO ATTACCO DELLA BASE. FINE DEL 'DIRETTIVO'?

Bono organizza la resistenza sulle unioni civili. Definisce "ipocrita" la libertà di coscienza lanciata dal blog e scatena i suoi (a partire da Della Valle). Nel mirino c'è il Direttorio e in particolare Di Maio, mentre Grillo appare sempre più disinteressato

Il Movimento 5 stelle scopre la “libertà di coscienza” alle 10,14 di sabato, con una rivelazione sul blog di Beppe Grillo. Nel giro di pochi minuti le bacheche facebook dei parlamentari piemontesi (e di altre regioni) vengono prese d’assalto. La base disapprova, gli attivisti sono infuriati e non sono i soli. “Portavoce” come Ivan Della Valle e Alberto Airola lavorano al ddl Cirinnà da mesi e loro per primi ci hanno messo la faccia. La nuova rotta indicata dal blog disorienta soprattutto loro anche perché mai consultati sulla possibilità di non votare compatti un provvedimento che introduce principi su cui gli iscritti si erano già espressi nel 2014 e su cui lo stesso Grillo aveva preso posizione addirittura nel 2012. I dubbi diventano certezze e dietro l’home page del blog si materializza la sagoma di Luigi Di Maio. 

Un repentino giro di telefonate, la decisione di dare il via alla resistenza. Alle 13,42 Airola lancia l’hashtag #IoVotoSi, alle 13,53 l'altro senatore torinese, il valsusino Marco Scibona riprende il post sui social e si schiera con il collega. Alle 14,34 si associa la candidata sindaco di Torino Chiara Appendino: “I diritti civili sono una priorità che non può più essere rimandata”. Nella serata di ieri arriva anche la benedizione del capo dei grillini piemontesi Davide Bono: “#‎iovotosì ai diritti uguali per tutti, no all’ipocrita ‪#‎libertàdicoscienza”. Mai il M5s piemontese si era schierato in modo così compatto contro il suo leader: la sensazione è che a Torino si stiano preparando alla guerra e le prossime amministrative potrebbero diventare un passaggio cruciale non solo per la Città, ma anche per i rapporti di forza in seno al Movimento.

Un insider molto addentro al mondo pentastellato spiega: “Per capire cosa sta accadendo bisogna partire da un momento di forte cesura: il passo di lato di Beppe Grillo, seguito alla rimozione del suo nome dal simbolo”. Quel che appare evidente è che da una parte il comico genovese dice di seguire una linea di progressivo distacco dalle vicende del movimento che ha fondato, torna in teatro, ma dall'altra la bussola resta attiva e continua a segnare la rotta. “È una decisione che ci ha sorpresi -sono state le parole di Della Valle ai giornali - e come sempre non si sa da chi sia stata presa”. Ecco il nocciolo della questione. Chi è che ha in mano il blog? E soprattutto chi lo sta utilizzando per orientare elettori e iscritti su temi sensibili e senza interpellare i parlamentari? Gianroberto Casaleggio? Il Direttorio? Di Maio? Chi c'è nella cabina di regia? "Delle due l'una - prosegue il nostro insider - o quello che scrive sul blog è sempre Grillo e allora è incoerente con quello che ha detto, oppure il blog è in mano a chi non rappresenta nessuno". In entrambi i casi è il momento di muoversi, anche nella roccaforte dell'ortodossia grillina, dove il dissenso è sempre stato soffocato e il gruppo parlamentare, alla Camera come al Senato non è stato colpito da defezioni, a esclusione del caso Bechis.

Che Di Maio - e alcuni parlamentari e amministratori a lui legati - avesse delle perplessità sul ddl Cirinnà e in particolare sulla stepchild adoption era cosa risaputa, meno scontato è che la sua influenza potesse davvero portare al “dietrofront”. Le Unioni Civili potrebbero essere dunque un pretesto per tentare la spallata al Direttorio a trazione campana (oltre a Di Maio ne fanno parte Carla Ruocco, Roberto Fico e Carlo Sibilia), già fiaccato dalle vicende di Quarto, sfruttando anche l’esposizione mediatica di colei che è considerata “il miglior candidato sindaco grillino in Italia”, la Appendino. Un modo per chiudere il termidoro di una forza politica che sta cambiando pelle ed essere protagonisti di una restaurazione al termine della quale il Movimento si scoprirà partito e il Piemonte potrebbe uscire dall’irrilevanza cui è stato relegato in questi anni. Così, a un anno dalle probabili elezioni politiche,

Bloomberg: “Sto valutando di correre per la Casa Bianca”

L’ex sindaco di New York per la prima volta ammette l’ipotesi di una sua discesa in campo per diventare presidente degli Stati Uniti

L’ex sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha ammesso per la prima volta di star prendendo seriamente in considerazione l’idea di candidarsi per la Casa Bianca. Lo riporta il Financial Times che ha intervistato il miliardario statunitense. «Sto esaminando tutte le opzioni», ha dichiarato Bloomberg rispondendo alla domanda se stava valutando di partecipare alla corsa presidenziale.

«Penso che il popolo americano si meriti di meglio. Trovo il livello delle discussioni e dei dibattiti penosamente banale e un oltraggio agli elettori», ha dichiarato Bloomberg spiegando che, se deciderà di scendere in campo, inserirà il suo nome nelle schede elettorali all’inizio di marzo.

Cowspiracy in Regione Liguria con M5S

Via Fieschi 15 - Sala A - Piano Terra
Il MoVimento 5 Stelle, da sempre sensibile alle tematiche ambientaliste, offre a tutta la cittadinanza la proiezione gratuita del documentario indipendente Cowspiracy.





A seguire dibattito sul tema con i portavoce liguri Marco De Ferrari e Alice Salvatore.

Cowspiracy, gioco di parole tra “cospiracy” (congiura) e “cow” (mucca) è il documentario più verde dell'anno. Un lungometraggio ambientale innovativo diretto da Kip Andersen, il quale svela l'industria più distruttiva del pianeta e indaga sul perché le principali organizzazioni ambientaliste del mondo hanno troppo paura di parlarne.

L'allevamento del bestiame è la principale causa della deforestazione, del consumo d'acqua e dell'inquinamento, rilascia più gas serra rispetto al settore dei trasporti. Per non dire anche della distruzione della foresta pluviale, l'estinzione di specie su vasta larga avvenuta negli ultimi cento anni e la perdita di habitat correlato, le "zone morte" degli oceani e praticamente ogni altro problema ambientale. Tuttavia, tutto ciò viene quasi completamente ignorato, e incontrastato.

Come Andersen si avvicina ai leader del movimento ambientalista, sembra ci sia un rifiuto intenzionale nel discutere la questione degli allevamenti, mentre gli esperti del settore lo avvertono dei rischi per la sua libertà e la sua vita, se osa persistere. Questo documentario, scioccante ma anche divertente (la prima scena, in cui un portavoce di Greenpeace rimane senza parole, è esilarante), rivela il devastante impatto ambientale di questa industria sul nostro pianeta, offrendo un percorso verso la sostenibilità globale per una popolazione in crescita.

Il progetto nasce semplicemente da delle ricerche pubblicate, ad esempio, dalla FAO, da Science Mag, dalla Nasa e World Watch. Si citano dati e grafici in cui si evince che il bestiame e i loro sottoprodotti in realtà rappresentano almeno 32.000 milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2) l'anno, il 51% di tutte le emissioni di gas serra a livello mondiale. E ancora, le industrie di latticini e carne usano quasi 1/3 (il 29%) di tutta l'acqua dolce del mondo.

Quindi non basta non utilizzare l'auto, stare pochi minuti sotto la doccia o avvitare le lampadine a basso consumo energetico. Bisogna salvare il pianeta, cambiando dieta e mentalità.

sabato 6 febbraio 2016

L’avvelenamento dell’ambiente dei motori Diesel: il crimine dei filtri antiparticolato

Il giornale Il Fatto Quotidiano si scopre improvvisamente ecologista. Dopo aver protetto chi ha imbavagliato la ricerca sugli effetti delle polveri sottili ed ultrasottili con un silenzio non proprio degno di lode per chi fa dell’informazione un’attività professionale, ora quel giornale esce con un corposo servizio incentrato sui filtri antiparticolato e, pur nella sua estrema semplificazione (che non è sinonimo di semplicità), illustra tutto sommato correttamente una delle mille e mille situazioni grottesche in cui questa repubblichetta delle banane andate a male si dibatte tra corruzione rampante, indifferenza ed “io speriamo che me la cavo”.

Chi ha la pazienza di seguirmi da anni sa che sul tema io ho scritto parecchie volte e sono anche stato protagonista di un servizio TV de Le Iene con tanto di analisi fatte su campioni di gas di scarico. Chi conosce un po’ di fisica non può non rendersi conto che quei filtri non possono in alcun  modo mitigare l’avvelenamento dell’ambiente indotto dai motori Diesel, e chi (purtroppo ancora troppo pochi) ha nozioni di patologie da polveri sa che bruciare le particelle carboniose prodotte dalla combustione del gasolio non fa altro che liberare le polveri piccolissime che quelle particelle imprigionano. Tutto questo peggiorando di fatto di gran lunga la situazione sanitaria dell’ambiente.

Ma i filtri antiparticolato sono un affare enorme e, allora, non importa se l’aria si avvelena ancora un po’. Business is business e chi fa impresa mica può preoccuparsi della salute.

Anni fa ebbi ad incontrarmi per due volte con personaggi istituzionali diversi che con i filtri mantenevano (legalmente, sia chiaro)  la famiglia. Per questo non avevano la minima intenzione di ammettere l’ovvietà e in ogni circostanza costoro, ben lungi dal contestarmi scienza alla mano, anche perché era chiaro che non ero contestabile (vedi i libri del liceo), si limitarono a strepitare. Poco dopo uscì anche qualche articolo che me ne diceva di tutti i colori pubblicato da una rivista che guarda da sempre con tenerezza tutto quanto è legato all’automobile. Naturalmente mai un accenno a dati scientifici o, comunque, sperimentali, sempre che di esperimenti ci sia bisogno per un prodotto del genere.

Ora Il Fatto Quotidiano racconta di un (per ora solo presunto) caso di corruzione legato all’omologazione di quel prodotto, omologazione che parrebbe essere stata concessa molto graziosamente senza prove. Ma perché meravigliarsi? Io non credo che il Ministero dei trasporti e il Ministero dell’ambiente non dispongano di qualcuno che abbia beneficiato delle lezioni di scuola media superiore e, se nessuno ha fatto notare a chi di dovere che i filtri antiparticolato sono aggeggi a dir poco criticabili, una ragione ci sarà.

Ora le cose se le è prese in carico il procuratore Raffaele Guariniello che ha in mano anche documentazione mia. Non voglio peccare di pessimismo ad oltranza ma temo che tutto finirà a tarallucci e vino e noi quelle polverine ce le ritroveremo sempre di più nell’aria che per forza dobbiamo respirare.

Che fare? Per esempio non comprare più automobili Diesel.

Novità mondiale: una farina con il platano (platano macho)

Gli scienziati dell’Istituto Canario di Agraria hanno creato un tipo di farina prodotta dalle banane verdi delle isole, utilizzando oltretutto le banane che non rientrano nei criteri di qualità per poter essere commercializzate.

 Questo prodotto può essere consumato dai celiaci e dai diabetici non avendo glutine e contenendo un amido a lento assorbimento. La materia prima per produrre questo prodotto sono appunto le banane prima della loro maturazione. Questo prodotto contiene un alto dosaggio di magnesio e potassio, il che lo rende un ottimo alimento per i bambini, per gli sportivi e per tutte quelle persone che non possono assumere glutine. L’amido contenuto in questa farina di frutta è a lento assorbimento, e quindi si comporta come fosse una fibra, abbassando il livello di colesterolo ed è utile per la prevenzione delle patologie cardiache.

Il processo per ottenere questo tipo di farina non è complicato, per iniziare si elimina la pelle dalle banane (questo è il passo che prende più tempo perché per il momento si fa in maniera manuale dato che non esiste ancora una macchina che lo faccia) poi la frutta si amalgama con dell’antiossidante naturale per evitare che diventi nera ed infine viene essiccata per eliminare tutta l’acqua, per poi passare alla triturazione fino a renderla polvere.  Il risultato è una farina di colore simile al gofio che i ricercatori assicurano non sembra proprio essere banana. Chi ha assaggiato un dolce prodotto e cucinato con questa farina, ha assicurato che il sapore si avvicina al gusto degli alimenti integrali.

Ora si sta provando anche a produrre basi per la pizza e pasta per il pane, tenendo presente che il prodotto va combinato con la normale farina, con un massimo del 10%. I celiaci sono molto speranzosi per la produzione e commercializzazione sul mercato di questo nuovo prodotto. Soprattutto perché il prezzo di questa farina sarà decisamente più contenuto dei prodotti alimentari senza glutine esistenti già per i celiaci.

Il tramonto dei numeri di telefono

Lo dice Zuckerberg, proprio nei giorni in cui Whatsapp raggiunge il miliardo di utenti


Ci siamo abituati a cambiare telefono come cambiamo i vestiti. Escono modelli a un ritmo così sostenuto da rendere difficile capire cosa cambia davvero tra un modello e l’altro. Lo dimostra l’ultima campagna per l’iPhone 6s di Apple, che è partita da un dato incontestabile: all’apparenza il nuovo smartphone è esattamente identico al precedente e quindi, per convincerci a comprare l’ultimo arrivato, bisogna dire che è cambiato tutto, anche se non ce ne accorgiamo a colpo d’occhio.

La previsione
Quella che, però, in questi anni non è mai cambiata è l’essenza stessa del telefono: il suo numero. Prima era quello del fisso, che avevamo in casa; poi quello della sim, che con la portabilità ci ha permesso di mantenerlo anche nei continui passaggi da un operatore all’altro alla ricerca dell’offerta migliore. Ma il punto è che per chiamare qualcuno non esiste un modo che non sia digitare una stringa di cifre su una tastiera. Non esattamente un modo semplice, anche se l’abitudine rende tutto scontato. Eppure c’è chi scommetterebbe che anche questo residuo del secolo scorso non avrà lunga vita.

 A dirlo non è l’ultimo degli sprovveduti, ma Mark Zuckerberg. A inizio anno il fondatore di Facebook, il social network più popolato del mondo, ha detto che non sa per quanto tempo ancora i telefoni e i loro numeri saranno in circolazione. Detto da chi deve buona parte della sua fortuna al tempo che passiamo incollati allo smartphone, sembra più un delirio che una previsione, ma quello che intende Mr Facebook è che a cambiare, sarà il modo in cui intendiamo le telefonate. Gli dà ragione il Pew Research Center, che ha scoperto che solo il 19% dei teenager telefona tutti i giorni, contro il 55% che preferisce chattare. 

Il record di Whatsapp
Nei giorni scorsi ha fatto il giro del mondo la notizia che Whatsapp, l’app di messaggistica istantanea che ha soppiantato gli sms, ha raggiunto la quota impressionante di 1 miliardo di utenti attivi al mese. Un settimo della popolazione mondiale. Per commentare questo dato, il World Economic Forum ha pubblicato un articolo che analizza le ultime tendenze che riguardano l’utilizzo di questo genere di applicazioni, ponendosi una semplice domanda: è arrivata l’ultima ora dei numeri di telefono?
A sostegno di questa tesi, la fondazione prende a esempio l’esplosione che Whatsapp ha avuto soprattutto nei mercati emergenti: in America Latina il 66% delle persone che hanno accesso a internet ha usato l’app nell’ultimo mese. E risultati analoghi o comunque positivi si registrano in Medio Oriente e Africa (63%) e nei Paesi asiatici che si affacciano sul Pacifico (35%). Per sottolineare che non stiamo parlando di una moda tutta occidentale. Ma Whatsapp da solo può scardinare un’abitudine vecchia un secolo? No, ma Whatsapp non è solo. Ci sono app simili che si moltiplicano, e c’è un intero sistema di comunicazioni alternative che hanno reso obsolete le telefonate. Non è un mistero, basta rivolgersi a qualsiasi operatore: nelle offerte la differenza la fa il traffico dati, non i minuti o gli sms. Un osservatore potrebbe obiettare facilmente: «Per usare Whatsapp mi serve un numero di telefono!». Il punto è che Whatsapp, come già detto, non è solo: nel 2014 è stata acquistata da Facebook, che sulla sua app Messenger (un altro sistema di messaggistica online) ha 800 milioni di utenti attivi. Qui il numero di telefono non serve e, si può scrivere ma anche mandare video, foto, soldi e anche la nostra posizione. Tutto senza digitare stringhe di numeri e prefissi. Basta essere amici, cliccare su un nome. 

L’Onu dà ragione ad Assange: detenzione ingiusta

Il fondatore di Wikileaks vive dal 2012 nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra

Il gruppo di lavoro Onu incaricato di dare un parere sulla condizione di Julian Assange, denunciata come «ingiusta detenzione» dalla difesa, ha deciso di riconoscere le ragioni del fondatore di Wikileaks. Lo riferisce la Bbc.

Questa decisione allontana la prospettiva che Assange lasci l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove è rifugiato da quasi 4 anni, e si consegni alla polizia britannica. Era stato lo stesso Assange ad annunciare di essere pronto a farsi arrestare laddove il parere Onu gli fosse stato sfavorevole.


Questa mattina, in attesa del parere del gruppo di lavoro Onu, Assange aveva dichiarato: «Accetterò di essere arrestato domani dalle autorità britanniche se l’Onu si esprimerà contro di me. Se l’Onu dovesse annunciare che ho perso il mio caso contro Gran Bretagna e Svezia, uscirò dall’ambasciata a mezzogiorno di venerdì per accettare l’arresto da parte della Polizia britannica in quanto non ci sarebbe più una prospettiva di appello. Se tuttavia dovessi avere la meglio, mi aspetto l’immediata restituzione del mio passaporto e la fine di ulteriori tentativi di arrestarmi», si legge nella dichiarazione di Assange.

Ciancimino jr in aula: “Con Provenzano mangiavo la pizza, era libero di muoversi”

Al processo di Palermo il figlio di don Vito ripercorre i rapporti dell'ex sindaco mafioso Dc con i servizi segreti. E afferma che il boss corleonese non temeva l'arresto grazie ad "accordi con le istituzioni". "Mio padre incontrava Berlusconi per investimenti a Milano due". Deposizione interrotta per malore. Ghedini: "Infondato"

Bernardo Provenzano? “Ci andavo a mangiare la pizza, era libero di muoversi grazie ad accordi siglati con le istituzioni”. I rapporti tra Vito Ciancimino e i servizi segreti? “Cominciarono alla fine degli anni ’60 e sono continuati fino alla sua morte”. Silvio Berlusconi: “Incontrava don Vito, che investì denaro nella costruzione di Milano 2”. All’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo va in onda la prima puntata della testimonianza più attesa del processo sulla trattativa tra Cosa nostra e pezzi delle istituzioni: quella di Massimo Ciancimino.

Il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo è un teste chiave del processo sul patto occulto tra Stato e mafia: l’inchiesta coordinata all’inizio dall’ex procuratore aggiunto Antonio Ingroia nacque infatti sulla base delle dichiarazioni messe a verbale da Ciancimino junior a partire dal dicembre del 2008. Dichiarazioni che hanno avuto il merito di “accendere” la memoria di alcuni esponenti delle istituzioni (abili a ricordare eventi fondamentali per la ricostruzione dell’accusa con vent’anni di ritardo), mentre lo stesso Ciancimino è finito tra gli imputati: è accusato di concorso esterno a Cosa nostra e calunnia nei confronti di Gianni De Gennaro.

Adesso, dopo cinque anni d’indagini, tre di processo, e a nove da quella clamorosa intervista rilasciata a Panorama (quando parlò per la prima volte degli incontri tra il Ros e suo padre Vito nel giugno del 1992 per fermare le stragi), per Ciancimino è il momento di salire sul banco dei testimoni per raccontare la sua versione. E lo fa senza essere più assistito dalla sua storica legale, l’avvocata Francesca Russo che proprio oggi ha rinunciato al mandato. E mentre il boss Totò Riina è collegato in videoconferenza dal carcere di Parma, dove si è accomodato su una lettiga dopo il ricovero dei giorni scorsi a causa di un’insufficienza renale, Ciancimino riavvolge indietro il nastro dei ricordi. A cominciare dai legami antichi tra suo padre, la mente politica dei corleonesi che arrivò a fare il sindaco di Palermo con la Dc e Bernardo Provenzano.

“Con Provenzano andavamo a mangiare la pizza”. “C’era un rapporto anche molto confidenziale, da ragazzino la sua presenza settimanale a casa nostra era una costante. Provenzano usciva assieme a noi, e andavamo anche a mangiare la pizza: spesso si andava a San Martino delle Scale o a Baida”, è stato l’incipit della testimonianza di Ciancimino Junior. “Io ho preso contezza di questo personaggio, che all’epoca si presentava anche al telefono come l’ingegnere Lo Verde, verso la fine degli anni Settanta, tra il 1978 e il 1980, quando accompagnai mio padre dal barbiere, dove c’era una copia del settimanale Epoca che pubblicava l’identikit di Provenzano. Dissi: papà su Epoca c’è un identikit di uno dei più pericolosi latitanti, l’ingegnere Lo Verde è Provenzano. Lui rispose con uno sguardo duro: ricordati che da questa situazione non ti può salvare nessuno, neanche io”, ha detto il teste interrogato dai pm Nino Di Matteo, che rappresenta l’accusa insieme ai colleghi Vittorio Teresi, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia.

Il testimone ha poi raccontato i rapporti epistolari tenuti tra don Vito, Provenzano e Riina: in pratica il gotha di Cosa nostra. “Io per anni ho fatto da postino nello scambio dei pizzini tra mio padre e Provenzano. Mio padre era molto cauto nel gestire la corrispondenza: li apriva con i guanti in lattice, li fotocopiava e poi li bruciava. Quando arrivava una lettera di Riina, che lui non stimava per niente, era un momento di ilarità”. Secondo Ciancimino Junior don Vito considerava Riina “intellettualmente limitato e aggressivo. E spesso lo chiamava pupazzo”.

“Il signor Franco portava a mio padre dossier top secret”. Un capitolo importante della testimonianza di Ciancimino junior è quello relativo ai legami tra don Vito e i servizi. “I rapporti cominciarono tramite l’ex ministro dell’Interno Franco Restivo, dalla fine degli anni ’60, e sono proseguiti fino a poco prima della morte di mio padre. Restivo chiese a mio padre di fare da tramite coi corleonesi, mafiosi suoi compaesani che allora stavano prendendo il potere”, ha raccontato il testimone, che poi è tornato a fare il nome del signor Franco/Carlo, il misterioso 007 che avrebbe intrattenuto rapporti con Vito Ciancimino per una trentina d’anni. “Il signor Franco era una sorta di collettore di informazioni, una persona poco nota che non destava sospetti e che teneva i contatti con mio padre. Gli consegnava dossier su carta intestata del ministero dell’Interno, questo sicuramente dal 1984 e anche negli anni seguenti: io poi avevo l’incarico di disfarmene”. Lo stesso Massimo avrà negli anni successivi un rapporto diretto con il misterioso uomo dei servizi: “Avevo un numero di telefono al quale contattarlo: lui mi tranquillizzava quando c’erano motivi di preoccupazione. Quando fui indagato per mafia lo stesso giorno della morte di mio padre, lui mi rassicurò dicendomi che era un modo per tutelarmi, così mi sarei potuto avvalere della facoltà di non rispondere se mi avessero sentito sulla trattativa”.

I soldi di Cosa nostra a Berlusconi. Nel primo giorno della sua deposizione, interrotta per un malore e rinviata all’udienza di domani, Ciancimino è arrivato a raccontare anche i rapporti economici che sarebbero intercorsi tra l’ex sindaco mafioso di Palermo e Silvio Berlusconi. “Nel 1976-1977 venne proposto a mio padre di investire nell’attività dell’imprenditore milanese Silvio Berlusconi che stava costruendo Milano due. Promotore dell’iniziativa fu Stefano Bontate. Lui accettò e all’affare parteciparono anche gli imprenditori Buscemi e Bonura. Ci fu anche una partecipazione di Provenzano”. Secondo l’ultimo figlio di Vito Ciancimino, suo padre “conosceva Berlusconi. Si erano visti a Milano, me lo disse lui, tramite Bontate ma anche tramite Marcello Dell’Utri. A mio padre venne chiesta anche una consulenza urbanistica sul progetto Milano due, per valutare il tipo di operazione. Lui si meravigliava della velocità con cui l’imprenditore era certo di ottenere le opere di urbanizzazione”.

domenica 31 gennaio 2016

Civitavecchia, sindaco M5s al prefetto: “Sospendere i consiglieri di opposizione”

Non solo il caso di Quarto, concluso per il momento con l’espulsione del sindaco Rosa Capuozzo. Ora sui giornali finiscono le decisioni di un altro sindaco del Movimento Cinque Stelle, quello di Civitavecchia. Antonio Cozzolino, infatti, ha scritto al prefetto e al procuratore capo per “denunciare” le “ingerenze” delle forze di opposizioni nell’azione amministrativa.

 Nel frattempo ha anche suggerito al prefetto di sospendere, “come prevede il Testo unico degli enti locali”, i consiglieri dei gruppi di minoranza. L’accusa mossa dal primo cittadino agli esponenti delle forze politiche del M5s è che si sono “intromessi” in una gara in corso. La selezione bandita dal Comune serve a scegliere una cosiddetta “società di gestione del risparmio” che dovrà gestire un fondo immobiliare per la valorizzazione del patrimonio dell’amministrazione. Tuttavia l’unica offerta è arrivata da una società che non aveva i requisiti del bando.

Quindi i consiglieri di opposizione hanno spedito una diffida sia al Comune sia alla commissione esaminatrice, avvertendo di bloccare l’aggiudicazione della gara altrimenti sarebbero passati alle “vie legali”. A quel punto Cozzolino ha convocato una conferenza stampa parlando di “intimidazione”. “La diffida che i consiglieri comunali di opposizione hanno protocollato a gara in corso (mettendo fra i destinatari la commissione giudicatrice) è di una gravità inaudita – ha scritto poi su Facebook – Se avessero voluto agire correttamente avrebbero dovuto aspettare l’esito finale e poi, se ne ravvedevano motivo, impugnare l’eventuale aggiudicazione.

 Interferendo in maniera così palese nell’attività di gestione, aspetto che non deve assolutamente appartenere alla sfera politica, hanno commesso una grave ingerenza e abbiamo già inoltrato la documentazione sia al Prefetto che alla Procura. E’ previsto dal Tuel (testo unico enti locali) che nel caso di intromissione della politica nell’attività gestionale dell’ente gli autori di questo illecito possano essere sospesi”.

Le opposizioni, così, parlano di un sindaco che “vuole fare il podestà“: “La sua è la reazione rabbiosa di un sindaco al capolinea”. “Invece di ringraziare l’opposizione consiliare – scrivono in una nota i consiglieri di vari gruppi di minoranza – che con la diffida inviata ai membri della commissione giudicatrice del bando sul fondo immobiliare ha evitato alla stessa commissione di compiere un atto potenzialmente illegittimo, il sindaco sbatte i piedi come un bambino capriccioso.

 Ribadiamo che legalità e trasparenza non possono essere degli optional che il Movimento 5 Stelle può utilizzare a seconda delle proprie convenienze”. Quanto alla diffida, questa – dicono –  “rientra nell’esercizio delle funzioni ed attiene al diritto delle prerogative concesse ad ogni consigliere comunale”. “Il sindaco – conclude – finge di non sapere che il compito del consigliere comunale di minoranza è quello di vigilare sull’operato di chi amministra e che a nessuno può essere consentito di limitarne l’efficacia e l’incisività. Ma forse, in fondo, si tratta soltanto dell’ennesimo polverone per distrarre l’opinione pubblica dai fallimenti a cinque stelle. Che tristezza!”.

Calima: il vento di SCIROCCO alle Canarie

La Calima è un particolare fenomeno atmosferico delle isole Canarie, in particolare di quelle più orientali quali Fuerteventura e Lanzarote.

È un vento di Scirocco proveniente SudEst, dal vicino Sahara, causato dalla formazione di un'area di alta pressione nel Nordafrica.

Questo vento porta con sé, oltre all'aria calda africana, anche polvere e sabbia, che produce una foschia costante e il repentino innalzamento delle temperature che si stabilizzano, per tutta la durata del fenomeno, intorno ai 40°. La polvere giallastra che è molto fine e riesce persino a passare da porte e finestre chiuse mentre, all'esterno, la visibilità si riduce quasi a zero e l'aria si fa pesante senza parlare poi della possibilità d'avere la pioggia "rossa". Il tutto è un terribile mix che rende l'atmosfera abbastanza invivibile. Fortunatamente il fenomeno non è molto frequente e generalmente limitato ai mesi invernali

Gli effetti della Calima normalmente si fermano nel cuore dell'Oceano Atlantico anche se in qualche occasione, quando il fenomeno è notevolmente intenso, riescono a ad arrivare nei Caraibi.
Nel corso dei millenni la Calima è stata il principale artefice della creazione di particolari ecosistemi, oggi molto apprezzati dai turisti che visitano le Canarie, quali le Dune di Corralejo a Fuerteventura e le Dune di Maspalomas nell'isola di Gran Canaria

sabato 30 gennaio 2016

Rolex, l’interprete: “Ho perso il lavoro per consegnare orologio di Ryad”

Reda Hammad è l'interprete arabo che lavora con il governo dal 2001. E' lui che, sette giorni fa, in maniera anonima, ha fornito ulteriori dettagli sulla visita in Arabia Saudita. Adesso ha deciso di svelare la sua identità e completare il racconto sul parapiglia nato tra gli uomini del cerimoniale e la scorta del premier

Reda Hammad, egiziano de Il Cairo con passaporto italiano da più di vent’anni, è l’interprete arabo di Palazzo Chigi dal 2001. Nell’ordine, ha servito i governi di Silvio Berlusconi, Romano Prodi, ancora Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi. C’era anche Hammad la notte tra domenica 8 e lunedì 9 novembre 2015 in Arabia Saudita, spettatore esterrefatto di quel parapiglia per i Rolex donati dai sovrani sauditi agli italiani in trasferta con Renzi: “Ho perso il lavoro e molti soldi per riuscire a consegnare quel maledetto orologio. Ora devo soltanto tutelare la mia reputazione e rendere pubbliche le verità ancora nascoste”. Hammad è il testimone oculare che, sette giorni fa, in maniera anonima, ha fornito ulteriori dettagli sui fatti di Ryad. Quest’ultimo tassello completa il racconto a puntate del Fatto Quotidiano e sveste le bugie del governo. Proprio dell’esecutivo che veste le statue di marmo.

Perché ha coperto la sua identità?
Vi ho contattato dopo che ho letto la storia sul vostro giornale, ma ho chiesto di non comparire perché stavo tentando, fra infinite peripezie, di depositare il Rolex al Diprus, il dipartimento competente della Presidenza del Consiglio.

Scusi, ma perché non ha affidato subito il Rolex a Palazzo Chigi?
Ci ho provato, ma non volevano lasciare tracce. Ho chiesto trasparenza e mi hanno risposto con le intimidazioni. Ma occorre pazienza per ricostruire la vicenda.

Cosa è acceduto dopo la cena nel palazzo di re Salman?
I delegati italiani, inclusi giornalisti e imprenditori, hanno ricevuto un regalo.

Di che tipo?face
Orologi preziosi: cronografi Rolex e di altre marche, ma comunque costosi, di valore diverso.

Chi ha provocato la rissa?
La scorta di Renzi e alcuni dipendenti del Cerimoniale sono andati al piano di sopra per raccogliere i regali. Ma uno dei militari ha rivendicato il Rolex, accusando una persona del Cerimoniale di aver scambiato le scatolette. È finita con gli insulti, la scorta che ha preso i regali assegnati e l’imbarazzo del personale saudita.

Anche per l’interprete c’era un Rolex.
Sì, e non me l’aspettavo. Non sapevo se accettare o rifiutare l’omaggio, perché il mio impiego è di natura occasionale. Sono un collaboratore del governo. Ma la tensione era troppo elevata per domande così ingenue. Il giorno dopo mi ha avvicinato Ilva Sapora, il capo del Cerimoniale. Voleva rimediare a una figuraccia ormai consumata.

E cosa ha chiesto la Sapora?
Mi diceva: ‘Il presidente vuole tutti i regali nella sua stanza’. Mi è sembrata un po’ strana come giustificazione e non proprio in linea con le regole. Allora in cambio ho proposto di darmi una richiesta scritta e una ricevuta a consegna avvenuta, un documento ufficiale per proteggermi: va dimostrato che Hammad ha depositato il Rolex a Palazzo Chigi. Ma Sapora non ha accettato.

Poi siete rientrati in Italia.
Per risolvere presto la questione, l’11 novembre ho mandato invano un’email alla dottoressa Sapora. Il 20 mi ha telefonato un suo collaboratore e mi ha ribadito che potevo recarmi a Palazzo Chigi a portare il Rolex, ma non dovevo pretendere una carta scritta. Io gli ho ripetuto con fermezza che esigevo una richiesta e una ricevuta. Poco dopo mi ha richiamato per avvisarmi che la Sapora tollerava solo una consegna spontanea e che in ogni caso non avrei più ricevuto incarichi di lavoro dalla Presidenza del Consiglio. Non potevo più fidarmi, e dunque ho deciso di farmi assistere da un avvocato.

È sicuro che sia una ritorsione?
Vi racconto un episodio. Non vorrei sembrare pedante, ma è un obbligo essere precisi. Il 27 novembre mi ha contattato Fabio Sokolowicz, il consigliere diplomatico, per un lavoro che si sarebbe svolto il giorno stesso. Poi non mi ha chiamato più nessuno, né per confermare né per disdire. Quando l’ho sentito l’indomani mi ha rivelato che la pratica era stata bloccata dal Cerimoniale.

Compromessi i rapporti col Cerimoniale, come ha reagito?
Dapprima telefonicamente e poi attraverso la posta certificata, mi sono rivolto al Diprus, l’ufficio che gestisce i regali: erano gentili e attenti, ma all’inizio hanno ammesso di non conoscere niente dei Rolex e di Ryad. Ho atteso ancora la conclusione delle vacanze natalizie, e poi a gennaio ho spedito una lettera raccomandata dell’avvocato. E mi hanno convocato dopo l’uscita del vostro pezzo di una settimana fa.

Ora il Rolex è al Diprus.
Mi hanno ricevuto mercoledì, a distanza di oltre due mesi. Mi hanno accompagnato l’avvocato e il senatore Nicola Morra del Movimento Cinque Stelle. I responsabili del Diprus mi hanno confessato che non c’era un modulo o un verbale già pronto per la restituzione di un regalo di Stato, che non era mai successo dagli anni di Prodi e il mio Rolex era il primo che prendevano fra le mani tra quelli donati nella missione di novembre in Arabia.

Sequel di “Cowspiracy”: “What the health”

Kip Andersen e Keegan Kuhn non mollano, anzi. Nel giro di 13 ore hanno già raccolto 42mila dollari (e la stima continua a crescere mentre stiamo scrivendo) per portare a termine “What the health” il loro nuovo documentario. 

I creatori di “Cowspiracy“, il film che sta girando per il mondo per raccontare il vero impatto della produzione di carne sull’ambiente, proseguono in modo assolutamente coerente il loro percorso pestando i piedi all’industria della salute.

 Di che cosa parla il documentario? “What the health” si pone l’obiettivo di scoprire quale sia l‘impatto degli alimenti di origine animale e altamente trasformati sulla nostra salute, e racconta perché le principali organizzazioni che si occupano di salute negli Stati Uniti continuano a promuovere e sostenete l’industria nonostante gli innumerevoli studi medici che dichiarano e mostrano apertamente i danni di quel cibo sulla nostra salute.

Un documentario difficile e forse ancora più pericoloso e denso di rischi del precedente ma che ne è la diretta e inevitabile conseguenza: “Non solo esploriamo il rapporto di questo settore con la nostra salute personale- spiegano i due registi – ma come questo sia collegato all’industria farmaceutica, l’industria medica, le organizzazioni sanitarie, anche al governo e, inoltre, parleremo anche degli effetti che la produzione industriale ha sulle comunità che vivono accanto alla produzione vera e propria.

 Insomma, una vera bomba, e lo sarà, c’è da crederlo, dato l’effetto e il tam tam creato da Cowspiracy che pare inarrestabile e che ha battuto alla porta anche dei governi, compreso quello italiano.

I rischi veri “Il rischio di parlare pubblicamente di queste industrie al mondo è grande – scrivono nel testo dedicato alla raccolta fondi Kip e Keegan – ma il fatto che tutto questo venga taciuto mentre milioni di persone muoiono ogni anno è un rischio ancora più grande. Non parlarne non è un’opzione percorribile, ed è per questo che siamo tutti qui, cercando di unire le forze per mostrare al mondo la verità”.

 I due filmaker hanno rischiato e stanno rischiando ancora per “Cowspiracy” poiché, lo ricordiamo, negli Stati Uniti, mostrare immagini di allevamenti e addentrarsi nelle meccaniche della produzione della carne e dei suoi derivati può costare un’accusa di terrorismo.

Ma la macchina è avviata, e la raccolta fondi che sembra non arrestarsi (siamo arrivati a 45mila mentre terminiamo l’articolo),

Vegani e vegetariani in aumento: migliora la salute

Come ogni anno, puntuali come le tasse, arrivano i dati Eurispes relativi a comportamenti, tendenze e economie del nostro paese, sempre in bilico fra “salutismo” e menefreghismo. Se il 2014 fu l’anno di una leggera flessione verso il basso di chi sceglieva vegan, ecco che il 2015, invece, vede un recupero davvero interessante.

 Vediamo i dati emersi: il 7,1% degli italiani si dichiara vegetariano e il loro numero è in lieve aumento: infatti negli ultimi tre anni la quota di vegetariani in Italia è dapprima diminuito (passando dal 6,5% del 2014 al 5,7% del 2015), poi aumentato di quasi 2 punti percentuali nel 2015.

 La vera novità sono i vegani che aumentano e arrivano a toccare l’1% della popolazione totale in Italia. Una minoranza che però sta facendo molto parlare di sé (e se non lo sappiamo noi…). Ancora più interessante è valutare i risultati pubblicati da Eurispes riguardo le motivazioni che portano i nostri compatrioti a scegliere un’alimentazione vegetariana o vegana. La maggior parte è mosso da ragioni che hanno a che fare con la salute e il benessere: il 46,7%. Il 30%, invece, da una motivazione etica, mentre poco più del 12% deve la sua scelta alla sensibilità per la tutela ambientale.

MILANO 3/2:Cowspiracy al cinema APOLLO

Data: 03 febbraio 2016
Ora: 20:00 - 22:00
Luogo: Apollo spazioCinema – Milano



Uno dei più importanti cinema di Milano ospiterà Essere Animali e il documentario COWSPIRACY per una importante serata di approfondimento sul tema degli allevamenti e del loro problema etico e ambientale.

L’ormai celebre documentario, prodotto nella sua seconda versione da Leonardo Di Caprio, apre molti interrogativi sulle scelte alimentari di questa società e attraverso interviste, inchieste e la storia personale del regista, offre anche una semplice soluzione a molti problemi che stiamo causando al pianeta: un’alimentazione a base vegetale.

Un’occasione da non perdere per portare amici, conoscenti e parenti a vedere quello che è stato definito «Un documentario che sarà d’ispirazione e scuoterà il movimento ambientalista» da 
Darren Aronofsky, regista di  ‘Noah’ e ‘Il cigno nero’

venerdì 29 gennaio 2016

ALESSANDRO MAGNO, LA MELA ROSSA ED I 400 ANNI DEI SACERDOTI

TRADIZIONI E LEGGENDE LEGATE ALLA MELA PER STIMOLARE LA CURIOSITÀ


Carlo Sirtori, medico e scienziato di fama internazionale ha definito la mela “il frutto dal volto umano“.
Dalle analisi comparate con altri frutti ipotizzò che fosse l’unico frutto con biochimica massimamente idonea al corpo umano.
La sua analisi confermerebbe il rapporto di specie-specificità che si instaura tra una specie animale e una specie vegetale.
Ultimamente sto approfondendo studi sulle proprietà della mela, sto portando avanti sperimentazioni e approfondendo simpatici racconti storici, leggendari e mitologici che ne parlano.
Mi sono reso conto che la simbologia che ha a che fare con la mela è interminabile.
Anche se i miti non sono paragonabili ad una pubblicazione scientifica, dietro la mitologia spesso si celano punti di vista che fanno parte di una saggezza popolare.



Probabilmente non è un caso che nelle favole, nelle leggende e in molti testi sacri da migliaia di anni venisse dato tutto questo interesse ad un frutto così umile.
Ma ora parliamo dei miti e delle tradizioni che la citano.



Il “pomo della discordia” o mela della discordia è l’oggetto lanciato da Eris, dea della discordia, sul tavolo dove si stava svolgendo il banchetto in onore del matrimonio di Peleo e Teti. La dea, per vendicarsi del mancato invito alla festa, incise sul pomo la frase “Alla più bella”, causando così una lite furibonda fra Era, Afrodite, e Atena.
Anche se nella Bibbia non viene mai citata la mela, essa è comunque divenuta popolarmente il frutto di Adamo ed Eva.
Alcune tradizioni ebraiche dicono che Adamo ed Eva vissero nell’Eden 900 anni e la transizione tra l’Eden e il mondo terreno avvenne tramite una mela. Solo dopo aver abbandonato il Paradiso terrestre Adamo ed Eva ebbero figli, infine morirono 50 anni dopo la loro cacciata.



Da una mia deduzione metaforica nasce l’ipotesi che rimanda anche al diverso tipo di contatto sessuale che poteva esserci tra i due: prima più tantrico e spirituale, poi più animalesco e legato all’energia del primo chackra.
A pensare a questo passo della Bibbia mi è venuta in mente un’altra transizione… i neonati mediamente vengono svezzati su consiglio di tutti i pediatri proprio con la mela.



Newton ebbe un’illuminazione sulla legge di gravitazione universale quando gli cadde una mela in testa… chissà, quella mela potrebbe essere stata indirizzata non solo metaforicamente nella testa?



Alessandro Magno alla ricerca dell’”Acqua della Vita”, tra le tante scoperte che fece individuò in India delle mele che prolungavano la vita dei sacerdoti fino a 400 anni (così recitano alcuni testi che narrano dei suoi viaggi).
In uno di questi racconti si riporta che egli fosse solito mangiare la mela durante le sue campagne persiane, da qui l’appellativo: “mela persiana“

Curiosando in alcuni siti internet ho trovato inoltre una simpatica notizia: per lui esistevano 2 tipi di mele, la mela della vita e della longevità e la mela che portava alla comune morte, che secondo lui era quella dorata.


Chissà perchè lungo la vallata del Nilo il faraone Ramsete II (XIII secolo a.C.) diede ordine di coltivare enormi distese di meleti? Il faraone a quel tempo era privilegiato nell’avere accesso ad insegnamenti e conoscenze scientifiche avanzatissime anche per i giorni nostri.



Pensiamo a Biancaneve; ne l’Iliade Paride diede in premio ad Afrodite una mela d’oro poiché ella era, secondo lui, la più bella dea dell’Olimpo; la mela che secondo la leggenda venne posta sulla testa del figlio di Guglielmo Tell affinché egli la colpisse con una freccia; New York viene chiamata la “grande mela”, per non parlare del famoso detto “una mela al giorno toglie il medico di torno”.



Ma non finisce qui. Avalon, l’ “isola delle mele”, è l’isola mitica dove Artù fu curato da sua sorella Morgana, dopo la battaglia di Camlon.



Sapete che proprio sotto un melo insegnava Mago Merlino?

Bilderberg Group to Meet in Sierra City in may 2016

Sierra City, CA — The annual private meeting of North American and European elites known as the Bilderberg Group announced this week that they will be holding their annual conference at Herrington’s Sierra Pines Resort in May of 2016. According to chairman Henri de Castries, the site was chosen due to its remote location and convenient helicopter landing area directly across from the resort.

“It makes, um, perfect sense to hold our annual meeting in Sierra City,” said Mr. Castries in broken English in a Scooper telephone interview. “It is the perfect place with trees and beautiful mountains. it’s also far away enough to confuse Alex Jones. And it’s also the final resting place of Adolf Hitler.”

The Bilderberg Group, Bilderberg conference, Bilderberg meetings, or Bilderberg Club is an annual private conference of 120 to 150 people of the European and North American political elite, experts from industry, finance, academia, and the media, established in 1954.  According to some, the Bilderberg Group is the leadership committee for  the Council on Foreign Relations (CFR), IMF, World Bank, Trilateral Commission, EU, and powerful central bankers from the Federal Reserve, the ECB’s Jean-Claude Trichet, and Bank of England’s Mervyn King. To name a few.

The Scooper reached out to local Bilderberg expert Skyy Wolford for his insights on the infamous and secretive group

“Whatever its early mission,” said Mr. Wolford who visited the Scooper offices earlier this week, “the Bilderberg Group is now a shadow world government threatening to take away our right to direct our own destinies by creating a disturbing reality very much harming the public’s welfare. In short, Bilderbergers want to supplant individual nation-state sovereignty with an all-powerful global government, corporate controlled, and check-mated by militarized enforcement.”

According to the management at Herrington’s, they have no knowledge about the upcoming meeting. When pressed, they told us they had no comment, but also said that, “we should know, because that Lou guy was invited.”

“Look, we’re not going to talk about it,” said a spokesperson for the famous mountain resort. “If you need more information on it, talk to Lou LaPlante.”

As it turns out, Nevada County Scooper President Lou LaPlante has been invited to attend the 2016 Bilderberg Group Meeting.

“I can’t talk much about the invite,” said Mr. LaPlante in an email. “But suffice to say, Bill Gates is a huge Scooper fan and personally invited me. You can only get in by invite. Or in the case of Alex Jones, you can force yourself in with a bullhorn, but that behavior normally doesn’t get you to the good seats, if you know what I mean. ‘Nuff said.”

According to people in the Scooper’s extended “infowars” network, conspiracy theorist par excellence Alex Jones has made no announcement about whether he plans on protesting the event.

Il piumino FRUTTARIANO per l'inverno

Caldi, soffici, leggeri e morbidi: sono i pappi, i filamenti dell’ascelpias syriaca che potrebbero sostituire le piume d’oca e in più salvano la biodiversità


Ultime news nel campo della moda cruelty free arrivano dal Canada: ecco il piumino vegetale. Chiamata “seta d’America” per la sua morbidezza e luminosità, l’ascelpias syriaca potrebbe sostituire la piuma d’oca nel settore dell’abbigliamento e per la produzione di biancheria per la casa. Dopo la fibra di soia, di ortica o la pelle di albicocca o mela, la natura ci offre un altro materiale che ci permetterà di produrre tessuti senza maltrattare gli animali.

Un’ottima alternativa ai metodi cruenti che prevedono la tortura delle oche per prelevare le piume che imbottiranno giacche e coperte per tenerci più al caldo potrebbe essere una pianta considerata un’infestante: l’ascelpias syriaca, o meglio per la precisione i suoi semi. I filamenti, chiamati “pappi”, che la pianta crea per proteggere i semi sono come morbida ovatta con la quale si può produrre una fibra naturale resistente, leggera e impermeabile ottima per proteggersi dal freddo

Chi fa fatica ad alzarsi al mattino è più intelligente

Lo rivelano due ricerche di prestigiose università internazionali: chi fa le ore piccole al mattino sarebbe più creativo

Ok, vi chiediamo scusa. Vi abbiamo dato i suggerimenti per trasformarvi in irriducibili mattinieri pronti ad abbandonare il piumone all’alba senza ripensamenti, ma non abbiamo tenuto in considerazione la vostra vena artistica. Che a quanto pare si è sviluppata proprio grazie alla vostra anima di eterni pigroni.  Proprio così: le persone che vanno a dormire tardi, e che dunque faticano ad alzarsi al mattino, sarebbero nettamente più creative (e, in senso generale, più intelligenti) di quelle che sono solite addormentarsi subito dopo cena.

A dirlo sono due ricerche condotte da prestigiose scuole internazionali. La prima arriva dall’Università di Madrid http://landingieu.ie.edu/ie-university-esp?gclid=CN-m19CArMoCFVQYHwodr5wDSg : lo studio ha riguardato mille studenti delle diverse facoltà, e ha rivelato che gli amanti delle ore piccole possono vantare un maggior coefficiente intellettivo e una maggiore intelligenza logica.

La secondo ricerca arriva invece dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano http://www.unicatt.it/ e ha messo alla prova 120 persone con età e abitudini differenti.

Attraverso tre test, sono state valutate le loro capacità di rispondere in modo pronto e flessibile a richieste in continuo cambiamento, di trovare soluzioni originali ai problemi e di elaborare alternative. Risultato: chi era solito coricarsi tardi e rimanere un po’ più a lungo a letto alla mattina si è dimostrato decisamente più pronto. Più creativo, insomma. Con buona pace delle allodole, che senz’altro saranno più organizzate e precise, ma non avranno mai il fascino e la prontezza dell’artista dei gufi

Il tuo curriculum (CV) come viene visto dalle aziende

Quando rispondi alle offerte di lavoro, invii il tuo CV all’azienda che ha inserito l’annuncio. Ma come appare il tuo curriculum ai selezionatori?

Come le aziende vedono i CV

Il Menu personale delle aziende permette di visualizzare le informazioni più importanti dei CV anche senza aprirli.
I dati principali del curriculum che possono essere ordinati e filtrati sono, ad esempio: data di iscrizione, titolo di studio, provincia, anni di esperienza, stipendio, categoria e ultimo posto di lavoro.
Quando crei il tuo CV su InfoJobs è fondamentale che questi campi siano completati con precisione.

Un primo screening dei CV ricevuti può essere effettuato basandosi su queste poche informazioni che assumono una notevole importanza per la selezione. Anche per questo motivo, ti consigliamo di rispondere alle offerte realmente in linea con il tuo profilo.

Se in un’offerta si richiedono almeno due anni di esperienza e tu sei neolaureato, con molta probabilità il tuo CV non passerà alla fase successiva. È meglio avere poche candidature pertinenti che molte non in linea con la mansione richiesta.

Perché scartano il mio CV senza leggerlo?

Forse anche tu ti sarai chiesto com’è possibile che un curriculum sia stato scartato senza essere nemmeno stato letto.
Nella maggioranza dei casi il motivo è proprio che uno dei requisiti fondamentali - ad esempio titolo di studio o anni di esperienza -  non è in linea con quanto richiedeva l’offerta. Il selezionatore, tramite i filtri, può infatti visualizzare le informazioni che ritiene essenziali per la posizione ricercata ed eventualmente escludere i CV non idonei senza aprirli. In questo caso il CV viene scartato senza essere stato letto dettagliatamente.

Per far sì che il tuo CV abbia l'attenzione che si merita, ti consigliamo di valutare sempre di essere in possesso dei requisiti fondamentali dell'annuncio, prima di inviare la candidatura.
Spesso, inoltre,  le aziende inseriscono più offerte contemporaneamente o nel giro di pochi mesi: se rispondi anche agli annunci poco adatti alle tue competenze, c’è il rischio che la tua candidatura sia presente per offerte diverse e spesso inconciliabili.
Ti ricordiamo che hai la possibilità di vedere come viene visualizzato il tuo CV dalle aziende, cliccando su “Vedere il tuo CV

Researchers: Hitler’s Grave Found Outside of Sierra City, CA

Sierra City, CA — After recent revelations that Hitler may have not committed suicide inside his Berlin bunker in April of 1945, a crack team of anthropologists and archaeologists from Brigham Young and Southern Methodist Universities set out to find Hitler’s grave. The team, fresh off its recent amazing discoveries in Nevada City, CA and Lake Tahoe, have been studying recently declassified FBI documents since the summer of 2014, when the Obama administration released the controversial documents to the public.

“We were just as shocked as everybody else when the President released these redacted documents,” said lead SMU anthropologist and group representative Henry “Hank” Starnes, PhD on the archaeological team that made the discovery. “It was clear from the initial documents that Hitler made his way from Tempelhof [airport] in Berlin to Spain where he got on a U-boat and headed for Argentina. That’s the low hanging fruit of this investigation. It’s what happened after he arrived in Argentina where it gets curious.”

According to the BYU/SMU researchers, most efforts have been focused on various towns and cities in the interior of the South American country which was known to harbor Nazi sympathizers. But according to Dr. Starnes, this is where it gets very complicated, and somewhat disturbing.

“You have to understand the kind of environment Hitler was operating in,” continued Dr. Starnes. “He had to have known that the ‘Soviets got ’em’ thing was not going to last. And it was clear from these FBI documents that our government knew he wasn’t dead. So why would Hitler stay in the exact place where the Allies would look first. I mean, Hitler was a monster, but he was no dummy. So the best place for him to hide would be right under the noses of the people who were looking for him. And that place was the United States.”

There is some debate about the exact location of Hitler’s last days between the BYU and the SMU teams. The BYU team maintains that Hitler spent his final days in the lodge along Lake MacDonald in Montana’s Glacier National Park. There according to Professor Smithson of BYU, under the name of William Coates, Adolf Hitler lead a quiet and bucolic life until his death in sometime around 1998. However the SMU team maintains that he split his time between Sierra City and Montana, preferring to “keep moving.

2015: aumento dei decessi in italia come durante la guerra mondiale

La notizia è una di quelle che non può scivolare via in silenzio: secondo l’Istat nei primi otto mesi del 2015 in Italia vi sono stati 45.000 decessi in più di quelli verificatisi durante lo stesso periodo nel 2014; se questo trend continuerà il 2015 si concluderà con ben 67.000 morti in più dello scorso anno. Gli esperti di statistica sostengono che un aumento comparabile si era verificato, fino ad ora, solo nel 1943 in pieno periodo bellico.

I dati forniti dall’Istat risulterebbero, ad una prima osservazione, del tutto incomprensibili anche perché nei due anni precedenti, tra il 2012 e il 2014 il numero dei decessi/anno era diminuito: meno 4.000 tra il 2014 e il 2013. Non solo. Secondo i dati forniti sempre dalla medesima fonte, l’attesa di vita nel nostro Paese lo scorso anno era ancora aumentata, seppur leggermente, giungendo per gli uomimi a 80,2 anni e per le donne a 84,9; dato confermato da un recente documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che colloca l’Italia al secondo posto al mondo con un’ aspettativa di vita media di 83 anni, dietro al Giappone che raggiunge quota 84.

Di fronte a questi dati, da più parti si è ipotizzato un errore dell’Istat; ma alla vigilia di Natale la Toscana ha comunicato che fino al 31 agosto i decessi negli ospedali della regione sono aumentati del 7.5% rispetto a quelli verificatisi nel medesimo periodo lo scorso anno. I decessi ospedalieri sono utilizzati dall’Istat come un indicatore valido per comprendere l’andamento della mortalità generale e sembrano confermare quanto rilevato dai ricercatori a livello nazionale.

Per cercare una spiegazione da più parti si sono indicate due ragioni: l’aumento di coloro che, spaventati dalle polemiche su un’ipotetica pericolosità, lo scorso inverno hanno scelto di non sottoporsi alla vaccinazione contro l’influenza stagionale; e una crescita della mortalità connessa all’aumento del numero delle persone anziane viventi. Ma le medesime fonti attribuiscono, al massimo, alle due ipotetiche cause citate rispettivamente la responsabilità di 8.000 e 15.000 morti/anno in più; la loro somma arriverebbe a giustificare circa un terzo dell’aumento totale di decessi previsto al 31 dicembre 2015. Rimarrebbe quindi il mistero.

Ma forse è possibile trovare qualche spiegazione per comprendere quanto si sta verificando e se queste fossero vere non ne discenderebbero buone nuove per il nostro futuro

Infatti, secondo il rapporto dell’Ocse Health at Glance 2015 (Uno sguardo sulla salute nel 2015) in Italia “l’aspettativa di vita in buona salute per la popolazione sopra i 65 anni” è tra le più basse tra i Paesi analizzati. Questo indicatore, utilizzato da tutte le principali agenzie internazionali attive nel settore della salute, indica gli anni che una persona ultrasessantacinquenne può vivere senza avere limitazioni significative nelle attività quotidiane; in sostanza ci dice per quanto tempo una persona, superati i 65 anni, è ancora autonoma. In Italia per l’Ocse non solo questo indicatore è estremamente basso, ma il suo trend nell’ultimo anno risulta in caduta libera; dato confermato da altre recenti ricerche svolte a livello nazionale.

Veronesi: «Io, vegetariano convinto. Per me stesso, per gli animali e per il pianeta»

di Giacomo Fasola e Valentina Ravizza

È uno dei vegetariani italiani più noti e, grazie alla sua autorevolezza di oncologo e al lavoro di divulgazione della sua Fondazione, ha avvicinato molti italiani alla dieta veg: il professor Umberto Veronesi, 89 anni, ci ha raccontato la sua esperienza personale di vegetariano.

Quando si è avvicinato a questa scelta?
«Sono diventato vegetariano appena sono stato in grado di scegliere la mia alimentazione».

Cosa l’ha mosso mentre era ancora così piccolo?
«Mi ha spinto l’amore per gli animali. Sono nato in una cascina e gli animali sono stati i miei primi compagni di gioco, erano parte integrante della vita della comunità agricola. Il pensiero che i vitellini, i conigli o gli agnelli, che ai miei occhi di bambino erano amici, venissero massacrati per finire nel mio piatto mi ha portato a rifiutare la carne».

Ragioni etiche quindi?
«Sì, etiche prima di tutto, se nell’etica includiamo un principio morale applicato ai rapporti non solo fra uomini, ma anche con tutto il pianeta: non si può ingoiare qualcuno che si ama, in alcuni caso facendolo soffrire atrocemente».


Ha citato il rapporto con il pianeta: ci sono anche motivazioni ecologiche?
«In secondo luogo sono vegetariano per motivi di sostenibilità ambientale. Per ottenere un chilogrammo di carne da consumare occorrono 15 mila litri d’acqua, mentre ne occorrono meno di mille per ottenere un chilo di cereali. L’acqua è una risorsa scarsa e lo sarà sempre di più in futuro a fronte di un aumento costante della popolazione mondiale. Il consumo di carne gioca un ruolo anche nella scarsità di cibo che ci aspetta se noi occidentali non modifichiamo le abitudini alimentari ed è il maggior responsabile dell’attuale ingiustizia alimentare che fa si che circa un miliardo di persone muoia per fame o malnutrizione, da una parte della Terra, mentre un altro miliardo si ammala e muore per eccesso di cibo. I cereali destinati a nutrire i quattro miliardi di capi di bestiame che ingrassano la popolazione sovralimentata potrebbero infatti essere utilizzati per sfamare la gente sottonutrita».

Nei suoi libri, da medico, mette forse più in evidenza un’altra ragione: la salute.
«Oltre a queste  motivazioni c’è anche la salute. È provato che i vegetariani vivono meglio, perché si ammalano meno, e più a lungo».

La sua filosofia vegetariana riguarda altri ambiti della vita? L’abbigliamento, i cosmetici e i medicinali per esempio…
«No. Il veganesimo è cosa diversa dal vegetarianesimo. I vegani seguono la filosofia antispecista che rifiuta lo sfruttamento di una specie da parte di un’altra. Dunque i vegani non solo non mangiano prodotti di origine animale, come latte e uova, ma non utilizzano nessun oggetto che comporti una prevaricazione dell’uomo su un altro essere animato. Non è questo il mio caso».

È il caso invece di Chanty, voce emergente dell’ultimo Festival di Sanremo, e dell’attrice Loredana Cannata, due dei molti personaggi intervistati da Style Magazine (in edicola con il Corriere della Sera martedì 31 gennaio), che ha esplorato il variegato universo veg: vegetariani e vegani, ma anche “reducetariani” come il nuotatore Filippo Magnini

La misera fine del piddino Benigni...

di Andrea Scanzi

Leggo che Benigni, quello che anni fa in tivù recitava i suoi sermoni laici sulla sacralità della Costituzione, voterà sì al referendum che vuol sancire lo sfascio della Costituzione di cui sopra: quando si dice la coerenza.

Caro Roberto, ti ho voluto bene, e tutto sommato sempre te ne vorrò, perché certe tue cose resteranno: dal Cioni Mario a tutti gli Ottanta, fino al tuo ultimo apice La vita è bella. Siamo pure concittadini, e fino a un certo punto ce l’hai avuto eccome quell’approccio da guastatore toscano, da provocatore sboccato: da pazzo tanto esilarante quanto (in realtà) lucidissimo. Per carità: non potevi fare sempre la stessa cosa, e mettersi a toccare la “patonza” della Carrà a sessant’anni sarebbe stato un po’ ridicolo. Lo so. E pazienza – voglio essere buono – se un tempo prendevi in braccio Enrico e poi Mastella. Pazienza.

Qui però non siamo più all’incendiario che si fa pompiere: siamo al satirico che si fa mesto turibolo del Potere. Siamo al guitto che rinuncia totalmente al suo ruolo: e questa, per un artista, è la colpa più grave. Perdonami, ma vederti passare da “Berlinguer ti voglio bene” a “Renzi mi piaci tanto”,

Perché sotto stress la dieta fallisce e cediamo alle tentazioni

Non sorprende che quasi tutti cedano alla tentazione, almeno qualche volta, di scegliere un biscotto anziché una mela rossa. Per capire il motivo per cui così spesso abdichiamo alla nostra determinazione, gli scienziati del Social and Neural Systems Research presso l’Università di Zurigo hanno recentemente studiato il ruolo dello stress, che è legato a differenti problemi di salute, tra cui l’aumento di peso. 

L’immagine dell’amante respinto che si attacca al gelato mangiandolo direttamente dalla confezione è un classico, ma come lo stress possa guidarci verso i dolci non era ancora del tutto chiaro. Si è scoperto che anche uno stress lieve può modificare immediatamente il funzionamento del nostro cervello in modi che minano la nostra forza di volontà.

Il funzionamento del test
Per il loro studio, pubblicato questo mese su Neuron, i ricercatori svizzeri hanno reclutato 51 giovani uomini che hanno detto che cercavano di mantenere una dieta sana e un salutare stile di vita. Gli uomini sono stati divisi in due gruppi, uno dei quali “di controllo”, e poi tutti sono stati invitati a guardare le immagini di diversi tipi di cibo sullo schermo di un computer e a dare un voto in base al gusto e a quanto quell’alimento fosse reputato sano. 

Successivamente, è stato detto loro di immergere una mano in una ciotola di acqua ghiacciata per tutto il tempo che fossero riusciti: un test noto per indurre un lieve stress fisiologico e psicologico. Rispetto al gruppo di controllo, le persone che l’avevano fatto avevano sviluppato livelli più elevati di cortisolo, un ormone dello stress. Dopo di che, tutti sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale mentre guardavano immagini di coppie di cibi. Uno dei due alimenti mostrato sullo schermo era più salutare rispetto all’altro. I soggetti dovevano cliccare rapidamente sullo schermo mostrando quale cibo avrebbero scelto di mangiare.

La scelta di cibi gustosi e sfiziosi
Quando sono stati confrontati i due gruppi, si è riscontrato che gli uomini che avevano da poco sperimentato il lieve stress erano molto più propensi a scegliere alimenti poco salutari ma ritenuti gustosi rispetto alle persone del “gruppo di controllo”. E maggiore era stato lo stress - determinato dai livelli di cortisolo - maggiore era l’attrazione verso questi cibi e gli spuntini “sfiziosi”. Gli uomini sottoposti a stress mostravano anche una maggiore attività in alcune parti del cervello legate al godimento dei cibi e meno in quelle deputate alla pianificazione a lungo raggio.

La carne fa male: tutta!

Anteprima col botto: “La carne fa male tutta, senza artificiosi distinguo tra rossa, bianca o di pesce… cotta al barbecue o in padella”. Parola di Michela De Petris, medico chirurgo, dietologa, esperta in terapia nutrizionale del paziente oncologico. Cinque mesi di attesa per una visita privata presso il centro polispecialistico antroposofico dove lavora, evasa gavetta di rito e un incarico di ‘Ricercatore in studi di intervento alimentare’ all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Le chiedo: cos’è cambiato dalla classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità della carne come probabile fattore cancerogeno?

“Niente!” Niente? Ma come… “No, il messaggio non è stato recepito dalla popolazione, anzi volutamente non è stato fatto passare nel modo corretto”. Volutamente? E da chi? “Semplice: per tutelare il più possibile l’industria della carne, andando a discapito della salute del cittadino. I dati forniti dall’Oms sono vecchi, si sa già tutto ormai da anni… ma hanno preferito tirare fuori la storia dei distinguo, delle differenze nel tipo di cottura, della qualità della carne…” E invece? “Invece per stare in salute, l’alimentazione animale va eliminata del tutto dalla nostra dieta”. Semplice!

Carnivoro No. Vegetale Sì: sarà il filo conduttore del 1° Convegno Scientifico Nazionale di Nutrizione Etica Vegan in programma il 27 gennaio alla Fiera di Rimini nella prima edizione di ‘VeganOK for Planet’, manifestazione promossa da VeganOK e Associazione Vegani Italiani Onlus.

Si parlerà pure di alimentazione Veg in età pediatrica, sportivi vegani e farmacie con bollino verde. E’ qui che, telefonicamente, la De Petris affonda un altro colpo. Dall’altra parte della cornetta, ribatto e prendo nota: “Lo Stato ci tiene ad avere un cittadino malato”. Davvero? “Certo! Per poterlo curare si spendono un mucchio di soldi in farmaci”. Ma perché, ci si può curare facendone a meno? Primum non nocere, saggio adagio latino: “… per non ammalarsi basta fare prevenzione, principalmente alimentare, senza infiammare, intossicare e acidificare l’organismo. E’ frutto dell’ignoranza dilagante nel nostro sistema…”. Mi sta dicendo che in tema di cibo e salute regna la disinformazione? “Eccome: per curare l’osteoporosi si consiglia il consumo di latte, uova, formaggio e yogurt, mentre gli oncologi dicono ai pazienti di continuare tranquillamente a mangiare quello che vogliono, come se non dovessero curarli… e così finiscono per aggravarne le condizioni di vita!”. Ah… però.

Michela De Petris è pure volto noto al pubblico televisivo: storia vecchia, un’intervista urticante a Le Iene le costò la risoluzione immediata della consulenza presso l’Ospedale S. Raffaele. E’ il suo tormentone, la perseguita, ma garbatamente non fugge dalla domanda, e risponde: “…guardi che non mi licenziarono… perché non ero in pianta organica…”. Vabbè, le troncarono il rapporto professionale, spenta la tv. Sembrò il restauro della Santa Inquisizione, una caccia alle streghe contro scelte alimentari politicamente scorrette, la punizione corporale contro l’eretica, apostata del cibo. Invece, sorgeva l’alba della rivoluzione. Giordano Bruno medicina, coltello e forchetta: “partirono petizioni on-line in mio sostegno, ricevetti molta solidarietà e affetto, 20.000 richieste di visita da ogni dove”, la scia della notorietà agli occhi di erranti in cerca di percorsi nutrizionali alternativi, professionalmente supportati. Consapevolezza nelle scelte: lei pubblicò libri in serie (“anche divertenti e facili ricette vegan e crudiste, da cucinare e leggere col sorriso sulle labbra!”) fino all’affiancamento sul palco col decano della ricerca T. Colin Campbell, il celebre nutrizionista statunitense nel ciclone italiano The China Study, il tour

“L’American Dietetic Association già dal 1987 affermava che non solo è possibile essere vegetariani ma addirittura è auspicabile essere vegani per la prevenzione e per la terapia di numerose patologie”. E quando le propongo l’accostamento tra biologico e vegetale/integrale, perentoriamente risponde: “Devono andare a braccetto, l’uno aiuta l’altro. Però attenzione: è meglio un’insalatina proveniente, che ne so, dal Canada… piuttosto che la carne biologica a chilometro zero”.

Brigatisti della RAF continuano a rapinar portavalori

Sono gli irriducibili della Raf. Burkhard Garweg, 47 anni. Ernst-Volker Staub, 61. Daniela Klette, 57. Per la polizia tedesca gli ex terroristi della Rote Armee Fraktion sono coinvolti in una tentata rapina ad un furgone blindato, colpo fallito questa estate a Brema. Un’accusa sostenuta dalle tracce di Dna recuperate sulla scena del crimine. Il 6 giugno i tre, mascherati e armati, hanno bloccato un veicolo porta-valori, hanno sparato ma non sono riusciti a entrare nel mezzo e sono stati costretti a fuggire.


I criminali, durante la loro carriera eversiva, hanno partecipato a numerosi attentati, come l’esplosione di un ordigno in un carcere in costruzione nel 1993, un attacco contro l’ambasciata Usa a Bonn nel 1991, una rapina (fallita) in una banca. Membri della cosidetta terza generazione della Raf, hanno creato nel 1998 una loro cellula quando l’organizzazione fondata da Andreas Baader e Ulrike Meinhof fu sciolta. L’anno dopo il trio usando mitra e lanciagranate si porta via l’equivalente di 500 mila euro: anche in quell’occasione il target è un veicolo di un istituto di credito. Operazione tentata ancora, senza successo, nel giugno e nel dicembre del 2015.

giovedì 28 gennaio 2016

Twitter nel caos, lasciano i vicepresidenti

Cambio ai vertici per Twitter, alle prese con (i soliti) problemi relativi alla crescita di utenti e all’insoddisfazione degli investitori. Dopo le indiscrezioni delle ultime ore, il Ceo della società Jack Dorsey è intervenuto con un tweet per fare chiarezza.

Il numero uno del social network azzurro, le cui azioni sono precipitate al minimo storico di 16,69 dollari dopo il blackout di martedì 19, ha cinguettato che «hanno scelto di lasciare la compagnia» il responsabile di sviluppo e progettazione Kevin Weil, il responsabile dell’engineering Alex Roetter, il capo delle risorse umane Brian Schipper e la responsabile dei rapporti con i media Katie Jacobs Stanton

Toff da Vine a Google
Alla lista si aggiunge il nome di Jason Toff, a capo del servizio di condivisione video Vine di proprietà di Twitter, che in nottata ha comunicato il suo passaggio a Google, dove si occuperà di realtà virtuale.

A svolgere le funzioni dei quattro vicepresidenti, secondo quanto spiegato da Dorsey, saranno almeno al momento il chief operating officer di Twitter, Adam Bain, e il chief technology officer Adam Messinger. Il co-fondatore del microblog, tornato al timone lo scorso ottobre, non ha invece fatto menzione dell’uscita di Toff da Vine.

Convegno Scientifico Nazionale di Nutrizione Vegan

VeganOK in sinergia con Associazione Vegani Italiani Onlus, dà il via a un ambizioso e autorevole progetto di formazione etico/scientifica: VeganOK for PLANET.

Vista la sempre maggiore richiesta di informazioni scientifiche riguardo la scelta di vita vegan e dopo le dichiarazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla cancerogenicità della carne, la primissima edizione di VeganOK for PLANET sarà dedicata all’alimentazione etica vegan.
Il I° Convegno Scientifico Nazionale di Nutrizione Etica Vegan è rivolto ai professionisti della salute, e vedrà coinvolti i più autorevoli medici e specialisti esperti in nutrizione, membri del Comitato Scientifico di Associazione Vegani Italiani Onlus: Prof. Leonardo Pinelli, Dott.ssa Michela De Petris, Dott. Vasco Merciadri, la Dott.ssa Marilù Mengoni, il Dott. Federico Calviello, il Dott. Lorenzo Ferrante e la Dott.ssa Erica Congiu.

Il convegno sarà solo il primo di tanti appuntamenti, che si terranno nelle più prestigiose location, dedicati ai professionisti della salute, e non solo, dove ad ogni nuova edizione saranno approfonditi aspetti diversi in merito a temi attualissimi come nutrizione, salute, ambiente, etica, diritti animali, ecc.

Expo 2015: Sala mente?

Il candidato alle primarie del centrosinistra per il Comune di Milano dice a Repubblica: "Nel caso di quell'appalto non avevamo fatto alcun nome". Il Corriere, però, pubblica un atto firmato dall'ad di Expo in cui è dimostrato l'esatto contrario. Ilfattoquotidiano.it, inoltre, ha scoperto che il professionista (lo stesso che ha ristrutturato la villa al mare di Sala) ha eseguito altri incarichi per l’esposizione universale: ecco quali

Giuseppe Sala ce la mette tutta per rendere la sua posizione sempre più indifendibile. “Non sapevo dell’affidamento di Fiera, o certamente non lo ricordavo”, dice in un’intervista a Repubblica riguardo all’incarico per gli allestimenti del padiglione Zero e dell’Expo Center, curati da Michele De Lucchi. Lo stesso architetto che il manager ha fatto lavorare nella sua villa al mare di Zoagli (Genova). “Nel caso dell’appalto dato da Fiera, non avevamo fatto alcun nome”, aggiunge l’amministratore delegato di Expo e candidato alle primarie milanesi del centrosinistra. Peccato che nello stesso giorno il Corriere citi un documento in cui Expo il nome di De Lucchi a Fiera lo fa, eccome. E l’atto è firmato dallo stesso Sala: un’integrazione alla convenzione con cui Expo incarica Fiera della realizzazione degli allestimenti, in cui nero su bianco si premette che “al fine di procedere ad affidare la progettazione del Padiglione Zero, Expo spa ha acquisito una soluzione ideativa dall’architetto Michele De Lucchi”. Una premessa che legittimerà Fiera a dare il lavoro a De Lucchi, senza gara e per quasi 500mila euro più Iva, in modo da garantire la “continuità” con il professionista che si è già occupato del concept del padiglione per 110mila euro, questa volta su incarico di Expo, ma sempre senza gara.

Nulla che Sala abbia raccontato a Repubblica. O che abbia detto nella conferenza stampa di mercoledì, da lui stesso convocata per dare i suoi chiarimenti sui lavori eseguiti da De Lucchi nella villa al mare, ovvero il progetto “di una parte degli interni e delle finiture esterne della casa”. Per una parcella da 70mila euro più Iva. Ma la lista delle omissioni di Sala non si ferma qui.

Ilfattoquotidiano.it ha scoperto infatti che l’architetto ha eseguito altri incarichi per l’esposizione universale. Ha lavorato per il padiglione di Intesa Sanpaolo, e soprattutto per il progetto della Via d’Acqua Sud, l’appalto affidato alla Maltauro e finito al centro dell’inchiesta che nell’ottobre del 2014 ha portato agli arresti dell’ex vice commissario di Expo Antonio Acerbo e di Domenico Maltauro. Un secondo filone scaturito dalle indagini che qualche mese prima avevano scoperchiato la “cupola degli appalti” di Gianstefano Frigerio e Primo Greganti, facendo finire in carcere Angelo Paris, in quel momento braccio destro di Sala in Expo, ed Enrico Maltauro, l’allora amministratore delegato della società di costruzioni.

Ebbene, tra i consulenti della Malturo che hanno contribuito a disegnare il progetto della Via d’Acqua Sud c’era anche lo studio di De Lucchi. Niente di illecito. Solo che questo Sala non lo ha detto. Anzi, parlando della sua casa a Zoagli, il candidato alle primarie si è preso pure il lusso di scherzare: “Se De Lucchi ha ricevuto 110mila euro per il Padiglione Zero e 70mila da me per una casa, ciò dimostra che sono un bravissimo negoziatore quando si tratta di soldi pubblici e non quando sono i miei”. Una mezza verità. Come detto, l’archistar ha incassato anche 500mila euro per gli allestimenti del padiglione Zero e dell’Expo Center da Fiera Milano. Oltre che altri 59mila euro ricevuti da Expo, per l’ideazione e il concept dell’icona itinerante Agorà.

2015: Danimarca stato meno corrotto al mondo, Italia 61° posto

Secondo uomini d’affari ed esperti di settore l’Italia continua a essere uno dei paesi più corrotti d’Europa. Il dato emerge, per la verità senza grandi sorprese, dal Corruption Perceptions Index 2015 di Transparency International, l’organizzazione non governativa che ogni anno stila la classifica mondiale sulla corruzione pubblica percepita (leggi l’analisi). Secondo il nuovo rapporto l’Italia, con i suoi 44 punti (lo scorso anno erano 43), si colloca al 61esimo posto tra le 168 nazioni censite, penultima nella lista dei 28 membri dell’Unione Europea, dove si piazzano meglio del belpaese sia Grecia che Romania (entrambe con 46 punti), mentre fa peggio la sola Bulgaria (41 punti).

Secondo i dati dell’indice 2015, che riflettono l’opinione anche di potenziali investitori esteri, negli ultimi 24 mesi l’Italia è rimasta ferma al palo, sorpassata – tra i paesi dell’Ue – persino da quelli considerati molto corrotti come Grecia e Romania. Segno che, nonostante gli interventi normativi degli ultimi anni (la legge Severino in primis) e l’impegno profuso dall’Autorità nazionale anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, la nostra cattiva reputazione continua a godere nel mondo di ottima salute

Il presidente di Transparency Italia, Virginio Carnevali, nota però dei segnali di cambiamento: “Constatiamo con piacere che finalmente si è avuta un’inversione di tendenza, seppur minima, rispetto al passato, che ci fa sperare in un ulteriore miglioramento per i prossimi anni” è il suo commento ai risultati. “Come dimostra la cronaca, la strada è ancora molto lunga e in salita, ma con la perseveranza i risultati si possono raggiungere. Una società civile più unita su obiettivi condivisi e aventi come focus il bene della res publica porta un contributo fondamentale al raggiungimento di traguardi importanti”.

L’Indice di Transparency misura la corruzione percepita nel settore pubblico aggregando dati di 12 fonti diverse (almeno tre per ogni nazione) e per l’Italia, tra gli altri, utilizza i sondaggi realizzati dal World Economic Forum e dal World Justice Project. A essere intervistati non sono i cittadini, ma uomini del mondo dell’economia ed esperti nazionali. “La corruzione generalmente prevede attività illegali intenzionalmente occultate, che vengono scoperte sono grazie a scandali, inchieste e processi” spiega Transparency in una nota: “Non esiste un modo affidabile per calcolare i livelli assoluti di corruzione di Paesi o territori sulla base di dati empirici oggettivi”. Comparare il numero di tangenti scoperte o il numero di processi non sempre è una soluzione efficace “perché mostra solo quanto procure, tribunali o media sono efficaci nell’investigare e portare allo scoperto la corruzione”. Perciò, per Transparency, misurare la percezione resta il metodo più attendibile per comparare i livelli di corruzione tra diverse nazioni.

I dati di quest’anno indicano che l’Italia, che ha fermato la sua discesa rovinosa in classifica agguantando un punto in più e scalando qualche posizione (da 69 a 61), continua comunque a non avere neppure la sufficienza in trasparenza e a mantenere una posizione da ultima della classe nel vecchio continente, dove i membri dell’Ue e i paesi dell’Europa dell’ovest presentano, nel complesso, le migliori pagelle del mondo, con un punteggio medio di 65 su 100. Ben peggiore la situazione altrove dove, secondo l’indice, più di sei miliardi di persone abitano nazioni con seri problemi di corruzione.

A trainare la classifica dei virtuosi, come ogni anno, i paesi del nord Europa, Danimarca in testa con i suoi 91 punti, seguita dalla Finlandia con 90 punti. Mentre a chiuderla, anche qui senza troppe sorprese, con 8 punti a testa, si trovano nuovamente Somalia e Corea del Nord.

Promossi mediamente anche i paesi del G20, tra i quali quasi la metà supera abbondantemente la soglia della sufficienza. A partire dal Canada (83 punti) a seguire poi Germania (81), Regno Unito (81), Australia (79),

Danimarca: record mondiale dell'eolico

La Danimarca accelera sulle rinnovabili e mette a segno un nuovo record mondiale per l'energia eolica: nel 2015 le turbine del nord hanno generato il 42% dei consumi elettrici del Paese.

Lo afferma Energinet, compagnia che gestisce le reti energetiche del Paese, sottolineando che si tratta di un nuovo record, in crescita da quello del 39,1% registrato nel 2014.

Per circa 1.460 ore (sulle 8.760 di un anno), il sistema elettrico della Danimarca occidentale ha prodotto più energia eolica del totale dei consumi della stessa area. Il surplus, che arriva fino al 16%, viene esportato a Paesi vicini come Norvegia, Svezia e Germania. Invece la Danimarca compra idroelettrico dalla Norvegia e solare dalla Germania.

L'obiettivo del parlamento danese punta a spingere il Paese fino a ricavare almeno il 50% dell'energia elettrica entro il 2020. Entro il 2030 il Paese spera di ottenere il 90% di elettricità e riscaldamento da fonti rinnovabili.

L'Unione Europea paga troll ed influencer contro gli eurosciettici

La notizia ha dell’incredibile: secondo quanto rivelato alcuni giorni fa da The Telegraph l’Unione Europea avrebbe stanziato ben due milioni di euro – in un periodo peraltro di crisi economica – per un progetto di propaganda virtuale per monitorare e spiare quanto accade sul web. Obiettivo: far tacere ogni focolaio euroscettico. In altre parole, l’UE finanzierà un esercito di influencers per veicolare (in maniera subdola) il consenso sul web e zittire chi la pensa diversamente. Il progetto orwelliano partirà dalla fine di questo mese.

Il periodo è critico: basta euroscetticismo. D’ora in avanti non sarà più consentito criticare l’Unione Europea, la moneta unica, il fiscal compact. Occhio, dunque, a scrivere commenti e post avventati sui social network o su un blog. A breve un esercito di troll invaderà il web con l’obiettivo di monitorare cosa si dice di mamma Europa. Il tutto, ovviamente, a spese dei contribuenti.
La notizia ha dell’incredibile. A svelarla è stata l’autorevole testata britannica The Telegraph – ripresa poi in Italia da alcuni blog – secondo cui, in vista delle elezioni europee del prossimo giugno 2014, l’UE avrebbe pensato ad un vero e proprio progetto di propaganda virtuale basato sull’addestramento dei cosiddetti influencer: utenti addestrati a manipolare il consenso e incanalare le discussioni sui social network e sui forum. Il tutto sotto falso nome o con account fasulli. In gergo i cosiddetti fake o troll.

La cosa non è affatto da sottovalutare. È risaputo che anche i partiti e i movimenti politici, in maniera più o meno lecita, abbiano i loro influencer. E non potrebbe essere altrimenti: oggi, in una società che si avvia verso la cybercultura, la propaganda politica in rete gioca, a volte, un ruolo più che determinante. Indirizzare le discussioni sul web, far passare una notizia invece che un’altra, condividere e far girare questa o quella posizione, potrebbe risultare risolutivo.

L’assurdo sta nel fatto che l’Unione Europea abbia deciso di finanziare con soldi pubblici tale attività che, nei fatti, indirizzerà in maniera subdola, controllerà, spierà e incanalerà il consenso su internet: ben due milioni di euro per “un piano di propaganda senza precedenti” che dovrebbe partire dalla fine di questo mese, come scrive The Telegraph.

Sempre secondo il quotidiano britannico, infatti, la spesa per l’analisi qualitativa dei media crescerà fino a raggiungere una base di 1,7 milioni di sterline, con un aumento di circa 787 mila sterline rispetto agli anni precedenti. Spese che molti, ovviamente, hanno criticato come incomprensibili, in un periodo di crisi dei debiti sovrani, rigore e austerità. E ancora: “Particolare attenzione deve essere prestata ai paesi che hanno visto crescere un sentimento di euroscetticismo tra i propri cittadini”, in quanto vi sarebbe necessità di “monitorare le conversazioni pubbliche, capire gli ’argomenti trend’ e reagire in modo rapido, partecipando e influenzando le discussioni on line. Si dovrà partecipare in modo attivo, magari fornendo dati e smentendo falsi miti”. Chiaro: bisogna monitorare l’euroscetticismo.

Ma non è finita qui. In un altro documento riservato – di cui parla ancora il giornale britannico – dal titolo “linee guida politiche per l’informazione istituzionale e per una campagna di comunicazione”, approvato dal Parlamento europeo lo scorso luglio,si parla di “netto contrasto tra la crescente percezione di benessere in via di estinzione e la progressiva insicurezza tra i cittadini degli Stati membri(dell’euro n.d.r.), a causa dell’instabilità finanziaria. L’attuale crisi economica e finanziaria, con alti tassi di disoccupazione in particolare tra i giovani, sta comportando una diminuzione nella fiducia riservata alle istituzioni europee”.

Il quadro, a questo punto, è chiaro: la crisi economica ha creato instabilità e insicurezza soprattutto tra i giovani. Bisogna intervenire per ridare credibilità “alle istituzioni europee”. In che modo? Anche tramite l’attività (subdola e paralecita) di un esercito di influencer che insulteranno e bersaglieranno chiunque scriva in un commento o in un post una posizione non proprio europeista. Il tutto, ovviamente, a danno degli stessi cittadini dato che il progetto dovrebbe arrivare a costare, come detto, due milioni di euro. In un periodo di crisi e rigore economico ci si chiede se questa spesa, per un fine peraltro così assurdo, sia strettamente necessaria. Per i grandi d’Europa probabilmente sì.

Ma, d’altronde, non bisogna pensare che solo in Italia i politici abbiano il vezzo dello sperpero. Agli incredibili sprechi dell’amministrazione pubblica nostrana, fa eco – secondo quanto raccontato sempre da The Telegraph – incredibili sprechi europei per progetti che definire dubbi è il minimo. Nel corso di quest’ultimo anno, nonostante la crisi e le politiche di austerity imposte, alcuni eurodeputati hanno aumentato le spese per la promozione delle proprie attività. Le spese per “colloqui, seminari e iniziative culturali” sono aumentate dell’85 per cento, circa 2,5 milioni di sterline. Anche le spese per le “informazioni audiovisive” aumenteranno del 36 per cento. Senza dimenticare, ancora, le quasi dieci milioni di sterline spese per il nuovo museo d’Europa o l’incredibile cifra di 82 milioni di sterline per finanziare l’apertura della “Casa della storia europea” prevista per il 2015. Fino, appunto, a quest’ultima iniziativa sulla pattuglia degli influencer per monitorare il web. Due milioni di euro già belli che pronti.

Nonostante l’incredibile silenzio di media e politica, qualcuno si è anche accorto dell’assurdità del progetto. Paul Nuttall, esponente di rilievo dell’UKIP (partito per l’indipendenza del Regno Unito), ha dichiarato: “La proposta viola la neutralità del servizio civile europeo, trasformando i funzionari in una pattuglia troll ed effettuare stalking su internet. Spendere più di un milione di sterline per far diventare i dipendenti pubblici dell’UE semplici troll è uno spreco. Oltre che un’operazione ridicola”. Non per Bruxelles, probabilmente.

mercoledì 27 gennaio 2016

Pizzarotti: potrei candidarmi col PD e non con M5S

“Spero che il passo di lato di Beppe Grillo serva a rivedere delle posizioni e a organizzare il collegamento con i territori”. Federico Pizzarotti, sindaco di Parma del Movimento 5 Stelle, in un’intervista a Repubblica ha commentato così l’ennesimo annuncio del leader dell’intenzione di defilarsi dalla politica. “È già più di un anno”, ha detto, “che tra stanchezza, riavvicinamenti, nomine del direttorio, la presenza di Grillo ha cominciato a essere laterale. Spero che questo porti a rivedere delle posizioni e a organizzare quel collegamento con i territori che, in vista delle prossime amministrative, è quanto mai necessario”. E per quanto riguarda la sua situazione di sindaco da sempre critico con i vertici, ha aggiunto: “Non so ancora se mi ricandiderò e se lo farò con il Movimento: serve rinsaldare il rapporto, io vorrei farlo, ma bisogna essere in due”.

Secondo Pizzarotti il caso di Quarto è stato il primo “grosso problema” dei 5 Stelle a livello comunale. “Quel che è accaduto nell’ultimo periodo”, ha detto, “ha dimostrato quanto sia importante che ci sia un collegamento tra il centro e i comuni. Quarto a parte, nelle città che vanno al voto molti gruppi si spaccano e si contendono le candidature. Non erano stati nominati dei referenti territoriali? Dove sono? Cosa fanno?”.

lunedì 25 gennaio 2016

The Great Fruitarian Debate between Dr. T. C. Fry and Dr. Ralph Cinque


In this most lively intellectual debate, Dr. Fry shreds his colleague, Dr. Cinque, proving why we are natural fruit eaters and why fruitarian eating is far more nutritious than any other diet. 
Dr. Fry reveals why the fruitarian diet, which includes to a minor extent some vegetables, is more than adequate in its nutrient composition because nutrient norms are established on skewed and false medical norms based on statistics with diseased people who are not normal. Dr. Fry boldly discusses the intellectual dishonesty and denial of the nay sayers who refuse to accept our fruitarian heritage and modern-day sensibilities. He also reveals why the myriad "faults" of fruitarianism are baseless and unscientifically ascribed. And he shows that a fruitarian diet is environmentally friendly while all other diets are earth-exploitative and contribute to destruction. This gem of a booklet contains firsthand accounts by fruitarians who reveal how well they're doing on the fruitarian diet. After a read, you’ll come away with the confidence to eat the diet you were designed to naturally enjoy and thrive on, and you’ll triumph over the pervasive negativity surrounding the fruit-based diet. 

Norvegia: vietato l’uso di contanti?


NEW YORK (WSI) – Dopo che Cina e Fmi hanno citato i pro di una società senza più contanti in circolazione, eventualità che sarebbe accolta a braccia aperte dal sistema bancario, la prima banca di Norvegia ha imposto un divieto di uso di cash.

Il crollo del petrolio sta mettendo in ginocchio l’economia scandinava ricca della risorsa. Così il paese ha deciso di fare come la vicina Svezia e la Danimarca e provare a limitare l’uso dei contanti.

Negli ultimi tempi le autorità hanno ridotto l’ammontare di banconote che possono essere prelevate dalle banche e limitato le somme che possono essere utilizzate per fare acquisti. Allo stesso tempo il ministero delle Finanze è contrario a un’abolizione totale dei contanti, perché teme conseguenze negative sul turismo e per questioni di invasione della privacy.

DNB ha chiesto all’esecutivo di imporre il divieto dopo anni in cui le autorità stanno tuttavia cercando chiaramente di favorire l’uso dei pagamenti elettronici. L’idea viene anche venduta alla popolazione come una strategia per combattare il mercato in nero e i crimini finanziari come il riciclaggio di denaro sporco.

“Secondo le nostre stime il 60% del denaro è fuori dal controllo della banca centrale, a causa del mercato in nero e delle attività di riciclaggio” ha detto ai media nazionali un dirigente della banca, Trond Bentestuen. “Ci sono così tanti pericoli e svantaggi associati al contante, che abbiamo proposto di abolirlo definitivamente”.

È da un po’ di tempo che la Norvegia si sta dirigendo verso una società futuristica, in cui i contanti sono via via in disuso. Secondo Bentestuen solo il 6% dei norvegesi ormai usa banconote quotidianamente, e la maggior parte di loro sono persone anziane.

L’abolizione dei contanti è il prossimo passo. La seconda banca di Norvegia, Nordea, ha già vietato l’uso di contanti nelle sue filiali.

Visto il periodo di tassi di interesse negativi e l’arrivo dei programmi di bail-in – che vede la partecipazione di obbligazionisti e correntisti con più di 100 mila euro in banca ai piani di salvataggio degli istituti di credito – i governi e le banche voglino evitare eventuali fughe di depositi.