sabato 23 dicembre 2017

COMMISSIONE ANTIMAFIA: MASSONERIA E MAFIA SONO UNA COSA SOLA

«Arrendevolezza». E’ stata sufficiente questa parolina per far scoppiare la guerra tra la commissione parlamentare Antimafia e le massoneria italiana


La commissione ha votato all’unanimità una relazione sui rapporti opachi tra massoneria e clan

E la presidente Rosy Bindi non si nasconde dietro le parole: «Da parte delle associazioni massoniche si è registrata una sorta di arrendevolezza nei confronti della mafia... Una forma di mera tolleranza»

Tra Calabria e Sicilia negli ultimi venticinque anni sono stati registrati ben 193 casi di mafiosi, inquisiti per svariati reati, che erano anche iscritti alla massoneria

A Palermo e Trapani «è stato ripetutamente affrontato il tema del rapporto tra Cosa nostra e la massoneria»

E quindi, senza «criminalizzare le obbedienze», la commissione si domanda se esse, almeno le quattro obbedienze ufficiali che vantano 17 mila iscritti, «siano dotate di anticorpi»

Domanda retorica, perché la commissione ha riscontrato che esiste un persistente «interesse delle associazioni mafiose verso la massoneria, fino a lasciare ritenere a taluno che le due entità siano divenute una cosa sola»

Il problema è la segretezza
La massoneria continua a vivere nel segreto
Di qui un monito secco
«Non credo - dice la Bindi - che uno Stato democratico debba vietare l’iscrizione a un’associazione, ma che uno lo debba dichiarare»

La relazione si conclude con due proposte che lasciano in eredità alla prossima legislatura
Primo, «se uno non rispetta le norme - sintetizza Rosy Bindi - ci devono essere sanzioni anche nei confronti dell’organizzazione massonica, non solo del soggetto che aderisce»

Secondo, «la legge cosiddetta Anselmi-Spadolini del 1982 va in realtà chiamata Spadolini
È un’offesa mettere il nome della Anselmi ad una legge incostituzionale che smentisce il lavoro che lei ha fatto sulla loggia P2
È indispensabile intervenire»

Una vera bomba
E i grillini sono più che d’accordo: il deputato Riccardo Nuti annuncia norme chiare che obblighino «queste associazioni ad avere elenchi pubblici, consegnati in prefettura. Questa gente non può aver nulla a che fare con l’amministrazione pubblica»

La massoneria ufficiale, però, non ci sta a finire sul banco d’accusa
«Siamo seriamente preoccupati
In Italia - dice il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi - qualcuno vuole riportare indietro le lancette della storia reintroducendo di fatto leggi fasciste contro i massoni. Come denunciò Antonio Gramsci(?)»

In queste pulsioni antimassoniche, il Gran Maestro vede un rigurgito autoritario. «Il Grande Oriente d’Italia è pronto a difendere il suo sacrosanto diritto all’esistenza e alla riservatezza dei suoi iscritti»

Invita alla cautela anche un magistrato illustre quale Alfonso Sabella, che è stato pm a Palermo in anni durissimi, e a ultimo assessore antimafia a Roma. «E’ una materia complessa - dice - e ci sono molte ipotesi, ma finora nessuna sentenza passata in giudicato. Cosa Nostra, specie quell’organizzazione spietata che ho conosciuto negli anni Novanta, era troppo potente per farsi condizionare da chiunque. Il contrario, invece, può essere accaduto. Ma perché i mafiosi hanno tutto l’interesse ad agganciare chi gli può fare comodo. E se la massoneria è la strada per arrivare a una persona, ben venga la massoneria»



http://www.lastampa.it/2017/12/23/italia/cronache/massoneria-arresa-alle-cosche-SbX97Kj9mDPho0ZcNfMpnO/pagina.html

1 commento:

  1. Molti segreti in Italia sono sempre rimasti tali altrimenti credo che moltissime persone dovrebbero cacciati da posti di potere,e questo e una cosa molto difficile nel nostro paese dove quello che potrebbe portare cose buone al popolo sono tabu.

    RispondiElimina