domenica 14 giugno 2015

IL BILDERBERG È TORNATO, ED È PIÙ NASCOSTO E POTENTE CHE MAI: AUSTRIA 2015

NON È UN'ASTRONAVE NEI BOSCHI, MA L'HOTEL AUSTRIACO DOVE MONTI ED ELKANN, BERNABÈ E GRUBER SBARCHERANNO DOMANI - OLTRE AI SOLITI BANCHIERI E POTENTONI, SI SEGNALANO IL CAPO DELL'EUROGRUPPO DIJSSELBLOEM, IL BOSS DI RYANAIR, IL MEMBRO BCE COEURÉ, L'EX GENERALE PETRAEUS (FRESCO DI CONDANNA) BEN TRE MANAGER GOOGLE, IL CANCELLIERE INGLESE E L'IDEOLOGO (GRECO) DELLA RIFORMA EUROPEA


Le Alpi intorno a Innsbruck sono blindate da una settimana per il meeting - Per Luka Tsoukalis, all'Europa serve più cessione di sovranità nazionale al nucleo centrale - Si parlerà di Grecia, TTIP, l'accordo di libero scambio - La lista completa...

IL BILDERBERG SI RIUNISCE A INNSBRUCK: NEL MENÙ DEI POTENTI C'È IL TTIP
Giuliano Balestreri per www.repubblica.it



Il Club Bilderberg, il circolo più esclusivo del mondo, torna a riunirsi domani - fino a domenica prossima - in Austria a Telfs-Buchen. Poco lontano da Innsbruck, leader politici, rappresentanti dell'economia e del mondo accademico discuteranno, a porte chiuse di globalizzazione, Russia ed elezioni americane con l'obiettivo - come recita lo statuto del Club - di "promuovere il dialogo tra Europa e America del nord". Anche per questo, probabilmente, il piatto principale nel menù del vertice sarà il Ttip: il trattato transatlantico di libero scambio. Lo stesso contro il quale montano le proteste a ogni angolo del globo, proprio mentre i governi chiedono di accelerare per arrivare al via libera entro fine anno.

I protagonisti. Tra i 140 invitati di 22 diversi paese, quest'anno ci sono il primo ministro del Belgio, Charles Michel; il numero uno dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem; l'austriaco Heinz Fischer e il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. A presiedere il Bilderbeg Group è Henri de Castries, patron del gruppo assicurativo francese, Axa. Gli italiani non mancano mai e quest'anno saranno cinque: oltre a Mario Monti e Franco Bernabé, che siedono nel comitato direttivo, ci saranno il presidente di Fca John Elkann (che era stata la new entry del 2014), la giornalista Lilli Gruber (già stata invitata nel 2013) e l'imprenditore Gianfelice Rocca, protagonista anche lui due anni fa.

I misteri. Da sempre al centro delle critiche per i misteri che avvolgono il Bilderberg e i suoi incontri a porte chiuse, che alimentano le teorie del complotto, il club dal 2013 si è dotato di un ufficio stampa che pubblica l'elenco completo dei partecipanti agli incontri e rende noti i macro temi di discussione. Nonostante tutto, resta difficile capire chi davvero entra ed esce dall'albergo: solitamente la polizia predispone un cordone di sicurezza intorno all'albergo, che viene interamente riservato per l'occasione per tenere lontani curiosi e giornalisti.

Se le spese organizzative sono a carico dei membri del direttivo del Paese ospitante, quelle per la sicurezza sono garantite dai contribuenti: lo scorso anno la Danimarca non ha rivelato quanto sia costato il meeting, ma nel 2013 il governo inglese ammise di aver speso 1,8 milioni di sterline, facendo infuriare l'opinione pubblica.

Di certo vi hanno preso parte tutti i membri dell'elite internazionale. In passato si è scoperto che i convenuti comprendevano Henry Kissinger,
il principe Carlo, Peter Mandelson, lord Carrington, David Cameron, la regina Beatrice d'Olanda, per fare qualche nome. Negli ultimi anni i nobili sono sempre meno a favore dei grandi della finanza: da Bill Gates e Henry Kravis di Kkr, da Eric Schmidt di Google al Generale Petraeus.

Argomenti. Sapere di cosa si discuterà nello specifico è praticamente impossibile dal momento che le riunioni si tengono senza un ordine del giorno, ma di fatto gli argomenti si ripetono: la Russia e il potere crescente di Putin sono sempre in cima alle preoccupazioni di tutti, ma si parlerà anche di Grecia; Europa e Stati Uniti. Di certo i grandi lobbysti del pianeta discuteranno anche del Ttip, il trattato di libero scambio tra l'Unione europea e gli Usa: le critiche crescono, ma la volontà dei potenti della terrà è quella di accelerare. Insomma, abbastanza per alimentare le teorie del complotto: "Cosa ci fanno 140 persone chiuse in un albergo per un fine settimana?".

Decidono i destini del mondo, sostengono i detrattori. "Mettono attorno a un tavolo gli uomini più potenti della Terra per discutere off the records dello stato del mondo e per promuovere il dialogo tra Europa e Stati Uniti", recita il sito del gruppo

BILDERBERG, TRA INVITATI TSOUKALIS, L’ECONOMISTA CHE CHIEDE NUOVO PATTO UE
Francesco De Palo per www.ilfattoquotidiano.it

Mentre la trattativa tra Grecia e Brussels Group registra brusche frenate e fughe in avanti, al meeting del gruppo Bilderberg che si terrà dall’11 al 14 giugno a Telfs in Austria, con la partecipazione di 140 persone provenienti da 22 Paesi, sono stati invitati anche tre greci. Oltre a Dimitris Papalekopoulos, managing director del gruppo Titan Cement, e a Panagiotis Pikrammenos, primo ministro ad interim per una settimana nel 2012 ed ex presidente del Consiglio di Stato ellenico, c’è anche un economista che sull’Europa e sul futuro euromediterraneo ha scritto alcuni interessanti e controversi pamphlet.

Si tratta di Luka Tsoukalis, presidente di Eliamep, la Fondazione ellenica per la politica europea e straniera. L’incontro annuale del club, essenzialmente un forum informale di discussione sulle questioni globali più importanti, si occuperà anche della crisi ellenica, come dimostra la presenza contemporanea del numero uno dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem e di Benoit Querrey, appartenente al board della Banca centrale europea.

Tsoukalis, nato ad Atene, ha insegnato a Oxford, al Collegio di Santa Caterina e di S. Antonio, all’Istituto Europeo della London School of Economics and Political Science e a Sciences Po a Parigi. Attualmente è professore di integrazione europea presso l’Università di Atene e Visiting Professor presso il Kings College di Londra e il Collegio d’Europa di Bruges.

Nel saggio Europa infelice, serve un big deal (Atene, Patakis Publications, 2014) tradotto in inglese, francese, tedesco, spagnolo e polacco, osserva che la crisi ha radicalmente trasformato il panorama economico e politico. L’Europa è stata divisa in creditori e debitori, con da un lato i Paesi dell’area euro e dall’altro tutti gli altri. Le divisioni sono profonde e le disuguaglianze in rapido aumento.

Così come stanno le cose oggi, per progredire e uscire dall’impasse l’Europa avrebbe immediato bisogno di un nuovo importante accordo, basato su una vasta coalizione di Paesi e dei principali partiti politici. Servono istituzioni comuni forti, sottolinea Tsoukalis, ma si contraddice quando chiede “un controllo più democratico e un potere esecutivo con un forte potere discrezionale quando si prendono decisioni”

Ovvero cessione di sovranità nazionale al nucleo centrale, è la tesi, per prendere decisioni comuni. Una situazione che, nei fatti, esiste già, con regole comuni per Paesi ancora diversi, meccanismi di difesa bancari messi in campo in occasione della prima crisi greca del 2012, trattati europei e parametri di finanza pubblica imposti dall’alto come l’impossibilità di sfondare il famoso 3% per quanto riguarda il rapporto debito/pil.

In un altro libro, “L’Oracolo di Delfi sull’Europa: Esiste un futuro per l’Unione europea?” (Oxford University Press, 2011) ha raccolto contributi di ventuno tecnici ed economisti fra cui anche l’attuale ministro italiano delle Finanze Pier Carlo Padoan. Presentato a Bruxelles quattro anni fa con l’allora primo ministro Mario Monti e l’eurodeputato francese del Pse Pervenche Berès, aveva l’obiettivo di fare brainstorming per analizzare le conseguenze politiche del trattato di Lisbona, la riforma della governance economica alla luce della crisi e il ruolo globale dell’Europa.

Dopo gli interventi di esperti e professionisti della costruzione europea fra cui Josep Borrell Fontelles, già presidente del Parlamento europeo, Jonas Condomines Beraud, consulente della Commissione, Janis A. Emmanouilidis, direttore del programma presso il Centro di politica europea (Epc) di Bruxelles, Dieter Helm, docente a Oxford, e l’economista e politico Philippe Herzog, Tsoukalis ha scritto di suo pugno l’ultimo capitolo.

Non solo per tirare le somme delle analisi, ma soprattutto per auspicare, per il futuro, un’Europa dalle larghe vedute, traducendo il significato originale del nome del continente in politiche innovative per il secondo decennio del secolo.



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