giovedì 1 ottobre 2015

Di Maio omaggia il PESSIMO Ingrao: le ingenuità del 'leader' con la cravatta

di Leo Lyon Zagami



Il 30 marzo 1970. Il segretario del Pci, Luigi Longo, si incontrò con l'ambasciatore sovietico in Italia, Nikita Ryzhov. Motivo del colloquio: la dirigenza del Pci e le relazioni con il Pcus. Pietro Ingrao venne descritto così «è superficiale e dedito alle teorie che lo allontanano dalla realtà», non vi era quindi un grande supporto per Ingrao neanche all’interno del suo partito che a quel punto lo inizierà gradualmente a emarginare. Il segretario spiegò a Ryzhov che il partito aveva grosse difficoltà ad operare nella realtà capitalistica e a fronteggiare la propaganda ostile. Comunque, assicura Longo, «per il Pci l'amicizia con il Pcus e con l'Unione sovietica non è una formalità, ma un'esigenza reale per la sua stessa esistenza».

Luca Mazzone scrive giustamente dopo la recente morte di Ingrao: «La stampa, i politici, gli intellettuali, tutti scriveranno grandi cose di Ingrao in questi giorni: della sua coerenza, della sua ostinazione, della sua onestà intellettuale. Dimenticheranno di dire che Ingrao aveva scelto una parte della storia, una precisa parte, e quella parte non era giusta, da qualsiasi lato si guardi quella scelta. Ingrao era e rimase un comunista senza dubbi di sorta, passando attraverso Stalin, Kruscev, Mao, Pol Pot, l’invasione sovietica in Ungheria e in Repubblica Ceca, le deprivazioni a cui sono costretti i cubani e i nordcoreani. Lui ha osservato tutto questo, e ha continuato a dire: a questa tradizione io appartengo, di questa tradizione io sono interprete. La sua critica non era rivolta al comunismo, ideale violento e totalitario, quanto a chi ne dava una interpretazione compatibile con la liberaldemocrazia occidentale e pensava di far fare al PCI una svolta socialdemocratica».

Ma come vi ho mostrato all’inizio Ingrao fumolto  dedito «alle teorie che lo allontanano dalla realtà», come quella della svolta socialdemocratica del PC, che poi invece divenne l’attuale svolta Catto-Comunista del PD, mentre Ingrao uscì dal Pds per aderire a Rifondazione.
Come dichiara anche il suo ex collega di Partito Re Giorgio Presidente emerito della Repubblica: «Non penso che lo si possa considerare tra i promotori di Rifondazione comunista, Ingrao certo non si sentì di avallare il superamento del Pci». 

Insomma Ingrao fu comunista,  ma un comunista «che voleva la  luna» come scrive L’Espresso citando il titolo del suo ultimo libro che aggiunge più in la: «Ingrao approvò l'invasione dell'Ungheria - da direttore de l’Unità»  (che vomito!) anche se poi nel 2001 lo definì «l'errore più grande».
Ma non fu l’unico errore di Ingrao, putroppo, che anche come “compagno” in fondo non era un granchè e se nei cortei del Pci si usava cantare «il nostro Mao»,  si trattava di pura propaganda,  un arte che il Pci aveva appreso molto bene negli anni ispirandosi all’Unione Sovietica a lei vicina e alla Cina Comunista. 

Intervistato dal Corriere della Sera, Ingrao ammise pentito : «Approvai la radiazione dal Pci del gruppo di compagni e compagne che avevano fondato il manifesto».  (che schifo!!)

Pietro non era di sicuro “il Santo Comunista”, fu Presidente della camera, super partes, che gestì le giornate tragiche del sequestro Moro diranno alcuni, quando la verità e che si piegò alle esigenze dettate dagli americani tramite Steve Pieczenik, funzionario del Dipartimento di Stato Americano  inviato a Roma per 'gestire'  per conto di Kissinger il sequestro Moro.

 La Republica descrive Pieczenik in questo modo: «è sempre stato uno dei grandi misteri della vicenda. Psichiatra, esperto di terrorismo, lauree alla Cornelle e ad Harvard e specializzato al Mit, nella sua inquietante ambiguità è spesso stato considerato dagli storici il 'commissario straordinario' inviato dagli Usa per conto del blocco atlantico e dell'Occidente intero per gestire quella crisi in sostituzione - più che in appoggio - del governo italiano».

Ripeto in «sostituzione - più che in appoggio», e di questo crimine che si stava compiendo contro un grande Italiano come Aldo Moro,  Pietro Ingrao si rese non solo partecipe ma complice come molti altri politici Italiani che  in quel momento, sapevano benissimo che l’intera faccenda era un farsa pilotata dagli Stati Uniti. Quindi Ingrao ripeto non era un “Santo” e non vi è alcuno motivo per cui un politico come Luigi di Maio,  debba recarsi presso la camera ardente di Montecitorio per un omaggio a un personaggio del genere. Maio che è di una formazione che dice di voler rompere totalmente  con il sistema politico e con tutto il marcio del passato, e poi finisce a  scrivere con orgoglio su Facebook:
«Ieri ho portato il mio saluto a Pietro Ingrao. Quando due anni fa sono stato eletto Vice Presidente, ho studiato il funzionamento dell'Aula osservando attentamente i video di due ex Presidenti della Camera: Sandro Pertini e Pietro Ingrao. Due Partigiani chiamati ad essere arbitri della Camera nella prima repubblica, in cui sedevano partiti dall'MSI al PCI passando per i radicali e la democrazia cristiana. La loro imparzialità è sempre stata ineccepibile. Sono stati garanti di tutti, anche dei partiti che più avevano avversato nella loro storia politica. 
Al di là di ideologie e colori politici, un bell'esempio da seguire».

A nome di chi Di Maio va a omaggiare il pessimo politico Ingrao? Crede di farlo a nome del MoVimento? Chi gli ha dato mandato per esporre il MoVimento a queste figuracce? Voleva omaggiare colui che ha approvato l'invasione sovietica dell'Ungheria? Voleva prostrarsi a colui che ha espulso i suoi stessi compagni che hanno fondato il Manifesto? Voleva leccare la memoria di colui che come tutti i politici dell'epoca sapeva del ruolo degli Usa e di Kissinger nel sequestro moro ed è stato ZITTO! DI MAIO OMAGGIA L'OMERTA' DELLA CASTA?

DI BATTISTA E GLI ALTRI NON L'AVREBBERO FATTO...


Di Maio nel profondo del suo animo sarebbe morto se non fosse andato a omaggiare il comunista? Poteva farlo in privato e senza foto...dato il ruolo di vicepresidente che ricopre alla camera aveva tutti i modi possibili e immaginabili per farlo...ma no, lui ha deciso non solo di farlo pubblicamente ma anche di vantarsene su facebook 
Che soggetto sto Di Maio...come si dice a Napoli? 'o chiattillo? 

Mi domando se questo sia davvero un bell’esempio da seguire, e Di Maio mi sembra sempre di più un democristiano camuffato da grillino,  che insieme ad alcuni suoi ha preso in ostaggio un movimento popolare, rendendolo innocuo e asservito al sistema che è poi quello dettato dal Nuovo Ordine Mondiale Catto-Comunista che piace a Papa Francesco.

Casaleggio invece non si è fatto convincere dalla cosa e già da qualche mese cerca giustamente di riprendersi il Movimento,  tirando le orecchie a Di Maio e company dicendo senza mezzi termini «siete stati incapaci, lavorate male, sono deluso da voi» , frasi riportate da La Stampa che commentò così la cosa «L’ha così strigliato che il giovane napoletano si aggirava con l’espressione di un ragazzo bastonato e arrabbiato».

Poverino lui, Di Maio “bastonato”, ma quello che Casaleggio non ha capito, e che un personaggio come di Maio, è altamente pericoloso e possibilmente vendicativo,  una volta trattato male e cercherà sicuramente di far politicamente fuori a breve Gianroberto Casaleggio.
Anche perché Di Maio essendo un possibile arrivista senza scrupoli è uno che  ovviamente vuole man mano brillare di luce propria rispetto a Grillo e a Casaleggio,  e sinceramente Di Maio pare apprezzare oltre misura il sistema di compromessi in cui è gradualmente entrato a far parte. Ma Di Maio questo lo sa, ed è per questo che come tutti è andato a visitare Ingrao per ingraziarsi la sinistra italiana che lo corteggia da tempo. 

Lo pseudo-leader Di Maio si veste sempre in giacca e cravatta esattamente come la casta che dice di combattere... Di Maio non rendiconta dal maggio 2015 https://www.beppegrillo.it/tirendiconto.it/trasparenza/rendicontazione.php?user=47&mese=29&tipo=D e spende 5000 euro di rimborsi al mese per non meglio specificate attività sul territorio...sono spese con cui evita il  FIATO SUL COLLO dei suoi stessi attivisti locali che gli perdonano tutto? Gli perdonano anche gli omaggi ai comunisti guerrafondai complici e omertosi sul caso Moro?

E allora visto che Di Maio non parla di impatto ambientale e vegetarismo come Casaleggio http://www.beppegrillo.it/2015/09/la_battaglia_de.html , per me è da bocciare come futuro leader del MoVimento 5 Stelle, come in queste ultime ore sta facendo l’anima più onesta è libera  del MoVimento.





Leo Lyon Zagami

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