mercoledì 24 settembre 2014

Inventore di spray non fa la doccia da 12 anni

Probiotici: spray «ai bacilli» da usare al posto del sapone
Sarebbero capaci di mantenere la pelle pulita, neutralizzare il sudore, difendere la cute. L’inventore dello spray, David Whitlock, non fa la doccia da dodici anni

di Elena Meli



Julia Scott May è una giornalista del New York Times che, qualche tempo fa, si è sottoposta a un esperimento curioso: per un mese ha eliminato shampoo, bagnoschiuma, deodorante e qualsiasi tipo di prodotto per la pelle, e ha usato per la propria “igiene” soltanto uno spray a base di Nitrosomonas eutropha, un batterio che si trova in abbondanza in acque sporche e non trattate. Una follia? No, perché, come esistono germi buoni nel nostro intestino, così ve ne sono sulla pelle: secondo i ricercatori che hanno seguito Julia e gli altri volontari su cui si sta sperimentando lo spray batterico, questi “probiotici cutanei” sarebbero capaci di mantenere la pelle pulita e profumata (si nutrono dell’azoto nel sudore e lo “neutralizzano”), avrebbero capacità antinfiammatorie e immunomodulanti, difenderebbero la cute dagli agenti patogeni esterni. I detergenti portano via continuamente questa preziosa pellicola di “amici per la pelle”:
da qui, l’addio al sapone e la colonizzazione con N. eutropha suggerita dagli autori dell’indagine, assertori del metodo. Uno di loro usa il sapone due volte a settimana, l’inventore dello spray, David Whitlock, addirittura non fa la doccia da dodici anni. Comprensibilmente, Julia ha riferito sul quotidiano statunitense di temere non poco per la sua vita sociale; invece, nessun cattivo odore («Perfino dopo la palestra», precisa lei) e la pelle man mano sarebbe diventata più morbida, chiara e liscia, con i pori meno dilatati

Chi non volesse essere così estremo potrebbe scegliere prodotti per l’igiene personale rispettosi della flora cutanea, ma è difficile dire quali siano i migliori, come spiegano i dermatologi intervistati dalla giornalista statunitense: i saponi liquidi contengono più conservanti, ma quelli solidi sono più concentrati e alcalini; inoltre molti detergenti hanno liste di impronunciabili ingredienti i cui effetti sul microbioma cutaneo sono del tutto ignoti. Così non sorprende scoprire che, accanto ai visionari statunitensi con il loro spray al Nitrosomonas, anche alcune aziende cosmetiche stiano mettendo a punto saponi e creme a base di Lactobacilli, Bifidobatteri o loro estratti. Ma possono funzionare davvero? «Il razionale scientifico esiste perché la flora batterica della pelle è molto importante per il benessere cutaneo: i batteri di un soggetto allergico ad esempio sono diversi da quelli di uni sano, per cui modularne la quantità potrebbe essere d’aiuto per tutti, anche per chi ha patologie specifiche - osserva Lorenzo Drago, responsabile del Laboratorio di analisi chimico-cliniche e microbiologiche dell’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano -. Tuttavia, i batteri devono essere vivi per avere un effetto, ed è molto difficile mantenerli tali in creme o soluzioni cosmetiche per uso topico; né abbiamo prove che dimostrino l’efficacia degli estratti di probiotici».

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