martedì 7 maggio 2013

Capitolo 2 del libro di F. Amodeo "Azzannato dalle Iene"



Capitolo Secondo

La crisi non esiste: la verità sul servizio andato in onda
Il servizio “La crisi non esiste”, di Enrico Lucci , è andato in onda domenica 13 gennaio 2013 su “Italia 1” durante la trasmissione “Le Iene”.
Analizzerò il video insieme a tutti voi, marcando in rosso la descrizione delle immagini e le frasi che sono andate in onda in modo che possano distinguersi dalle mie spiegazioni su quanto espresso. Spiegando scena per scena, formulerò indirettamente a voi lettori delle domande in modo da stimolare una riflessione che ponga l’accento su quelli che sono stati i principali stravolgimenti e le reali motivazioni delle mie parole. Il servizio inizia con diversi primi piani di Lucci che da una location esterna dice: “se lo spread esplode, le fabbriche chiudono, siete disoccupati e non c’avete più una lira non vi preoccupate perché la crisi non esiste”. Il tono è marcatamente sarcastico. Con quella frase venivano derise migliaia di persone in difficoltà. Ma la cosa peggiore era stata fare in modo che quelle frasi vergognose venissero poi associate alla mia immagine. Perché non le aveva pronunciate con me presente se dovevano poi essere usate come introduzione alla mia intervista? perché registrale da solo a mia insaputa? E’ evidente che non voleva che io sapessi qual’era il tema del servizio. Lo dimostra il fatto che non mi ha mai posto alcuna domanda sui disoccupati ne mi ha chiesto un parere sulla classe meno agiata; non mi ha fatto nessuna domanda sullo spread e nessuna domanda sulle fabbriche che chiudono. Come mai se poi il servizio iniziava ponendo l’accento su quei temi? Sapete perché? perché io non dovevo saperlo.Il tema del servizio doveva essere la crisi economica. Si erano mostrati interessati alla mia risposta che andava a cercare le cause ed i mandanti della crisi in una teoria sempre più condivisa sul complottismo internazionale ad opera di una elite di potenti che hanno, a mio dire, tutto l’interesse a togliere la sovranità politica e monetaria ai paesi come il nostro. Si erano mostrati interessati ad analizzare innanzitutto questo mio punto di vista sulla crisi creata con lo scopo d’indebolirci psicologicamente. “La crisi psicologica” l’avevo, per questo, battezzata. Esistono tante prospettive dalle quali si può scegliere di analizzare una questione, anche molto diverse tra loro, a me era stato detto che la crisi l’avremmo dovuta analizzare partendo dalle cause che l’hanno scatenata e focalizzando poi l’attenzione sulle classi agiate che non ne hanno risentito economicamente . Non mi era mai stato chiesto di analizzarla dal punto di vista delle ripercussioni sui disoccupati, sugli operai in difficoltà o sulle aziende costrette alla chiusura. Io avrei dovuto porre l’accento sull'approccio positivo indispensabile ad uscire da una situazione del genere in risposta al fatto che, secondo la mia teoria, chi aveva creato la crisi lo aveva fatto proprio con l’intento di farci crollare psicologicamente. L’intervista doveva poi continuare sottolineando come la vivono i più ricchi che a mio parere sono soltanto spaventati, da una parte dalla crisi dilagante e dall'altra dalle nuove forme di controllo sul reddito che sono diventate il maggiore inibitore alle spese e ai consumi da parte della classe agiata. Questo era il punto di vista dal quale mi era stato proposto di analizzare la crisi. Ero stato invitato a diffondere ottimismo e per questo mi avevano promesso d’introdurre anche il mio libro, che rifacendosi alle filosofia new-age, invita a ricercare interiormente la forza per non soccombere alla negatività degli eventi esterni e degli stati dell’essere negativi. Come si sia arrivati ad inserirmi in un servizio sulla “crisi non esiste” e in un contesto di sperperi, di vita mondana, d’irrispettosa arroganza e di mal costume io non me lo so spiegare. Ma quello che è successo voglio analizzarlo insieme a voi. Nella prima scena del video mandato in onda, appaio seduto dietro la scrivania, Lucci è alla mia sinistra con il microfono in mano. Il mio intervento - dopo l’introduzione del giornalista sulla “crisi che non c’è” - viene fatto cominciare con la mia frase “la crisi è psicologica gli italiani sono stati spaventati” ed a seguire Lucci che rincara la dose sostenendo: “Prima di parlare di crisi andiamoci calmi”.Perché fare iniziare il mio intervento con una frase pronunciata alla fine di una lunga spiegazione senza far nessun riferimento alla mia esaustiva premessa? Andiamo ad analizzare il discorso che l’aveva preceduta.

Allora Francesco cosa ne pensi della crisi?

“Prima di rispondere a questa domanda devo fare una premessa: Io credo che si era arrivati ad una fase politica in cui era nata da parte di qualcuno l’esigenza di togliere la sovranità al popolo. Oggi ci troviamo ad avere un presidente del consiglio ed i suoi ministri non eletti dagli italiani questo fino a qualche hanno fa era impensabile o sarebbe stato causa di una rivoluzione. C’era solo un modo per anestetizzare il popolo e renderlo accondiscendente ad una tale distorsione della democrazia. Bisognava terrorizzarlo. La storia c’insegna che le dittature hanno preso piede su popoli terrorizzati perché la paura t’immobilizza e ti spinge ad accettare passivamente qualsiasi cosa. Per questo dico che la crisi è stato un anestetico indispensabile a questo tipo di operazione. Gli italiani sono stati messi davanti ad una scelta, è stato detto loro, l’Italia sta fallendo, l’Europa ci manderà via, le vostre aziende falliranno, non avrete più soldi ne servizi se non fate quello che diciamo noi e se non accettate le persone che v’imponiamo noi. Ho poi continuato spiegando: Così questa violenza psicologica ha cambiato la percezione degli italiani, i loro stati dell’essere sono cambiati perché è stata iniettata nelle loro menti la paura, l’ansia lo spettro del fallimento unitamente a mercati che crollavano, spread che saliva e aziende che fallivano. E’ quando agisci sulla psicologia di una persona infuenzi tutto il suo modo di vivere, le sue abitudini, le sue scelte. Ma è stata una crisi indotta”. 
A questo punto Lucci m’interruppe e mi chiese di terminare l’intervento racchiudendo in una sola frase il concetto espresso sulla crisi psicologia. Allora Francesco la crisi non esiste? Io così come mi era stato richiesto, sintetizzai: “la crisi è psicologica gli italiani sono stati spaventati” ed eccoci tornati alla mia prima frase mandata in onda. Fare iniziare il servizio partendo direttamente da quella frase dopo l’ingannevole introduzione di Lucci serviva solo a gettarmi in pasto alla gente che mai avrebbe potuto capire o intuire la spiegazione che l’aveva preceduta.Viene poi mostrata l’immagine di una mia inquadratura a fgura intera con i dettagli del mio orologio e dei miei occhiali. La voce di Lucci fuori campo dice “l’imprenditore Francesco Amodeo non ha alcun dubbio” e segue la mia frase “si sono loro stessi sentiti in crisi pur non essendo in crisi”. Viene poi mostrata l’immagine dell’emoticon che urla, tipicamente usata nei servizi delle Iene per coprire i tagli fatti al video integrale. Ma vediamo come si era arrivati a quel punto. Prima di entrare in ufficio Lucci mi fermò e mi invitò ad uscire un attimo fuori, “rimettiti gli occhiali -mi disse- così riprendiamo anche il logo della tua azienda che non può che farti piacere”. Mi spiegò che dovevo fingere di essere appena arrivato e di stare sul punto di entrare in ufficio. Mi chiese poi di fermarmi perché doveva riprendermi da dietro proprio di fronte alla scritta Diagnostika Amodeo. Io rimasi immobile, impietrito, imbarazzato, qualcuno ci guardava dal balcone, non mi avevano mai visto in quelle vesti ed io non 
riuscivo a nascondere il disagio. Intanto Lucci, invitandomi a stare immobile, fingeva di riprendere la mia entrata nel Centro ed il logo aziendale ma in realtà stava inquadrando a mia insaputa il dettaglio del mio orologio, delle mie scarpe, dei miei occhiali, tutte cose di cui io mi renderò conto soltanto in un secondo momento vedendo il servizio in onda.Voce fuori campo del giornalista sull'inquadratura dell’ingresso del mio uffcio. “Dalla direzione della sua clinica convenzionata”. Segue inquadratura di Lucci che toccando una delle pareti mi chiede “questa è radica di noce? ammazza bella”. Chiariamo subito, tra le altre cose, che la mia azienda non è una clinica ma, come avevo spiegato in telecamera all'inizio del servizio, ed è stato tagliato, è un poli-diagnostico. Sono due cose totalmente diverse ma capisco che in un contesto in cui si vuole ingigantire tutto all'ennesima potenza per creare un’immagine distorta della realtà è anche comprensibile che un poli-diagnostico lo trasformino in una clinica. Anche se la differenza è un po’ quella che c’è tra un bad & breakfast in una casa privata ed un vero e proprio albergo. Parte poi l’immagine di una fotografa presa dalla mia pagina face book. Una foto che mi ritrae in jeans e a torso nudo nei pressi di una piccola cascata sul monte di Orsomarso in Calabria. Quella location non venne mai menzionata, devo presupporre che fosse troppo “cheap” per l’immagine di me che si voleva dare quindi non capisco su che base fu scelto di mandarla in onda. Voce di Lucci ancora fuoricampo che parlando di me dice: “raccontando i suoi viaggi e quelli di tutti gli italiani”. Nell'inquadratura successiva si vede me che dico “sono stato in Sardegna, Parigi, Londra”. A queste frasi viene poi fatta seguire una mia affermazione “L’Italia è andata tutta in vacanza e allora ti accorgi che la crisi non è reale”.

Rewind. Spieghiamo la realtà:

Cominciamo col chiarire che una cosa è dire “raccontando dei suoi viaggi e quelli di tutti gli italiani” ed altra cosa più giusta sarebbe stata dire da parte del giornalista “rispondendo ad una mia domanda sui posti che ha visitato nella sua vita” come mi è stato chiesto realmente. Come si può credere che io abbia voluto raccontare dei viaggi di tutti gli italiani. Quando dico “l’Italia è andata tutta in vacanza ed allora ti accorgi che la crisi non è reale” bisogna tener conto del fatto che stavo rispondendo ad una domanda sui ricchi, quelli che secondo la mia opinione pur avendo i soldi sono talmente bombardati psicologicamente dai messaggi sulla crisi che “si sono sentiti loro stessi in crisi anche se non lo sono” così come ho detto nel servizio. Ho poi continuato a spiegare che ormai ti accorgi di chi vive ancora nel benessere solo durante i periodi di vacanza ed esortavo il giornalista a farsi un giro per le mete turistiche dei ricchi ed è a quel proposito che facevo l’esempio dell’isola di Capri, l’isola esclusiva per eccellenza “dove ad agosto è tutto pieno”. In quelle frasi era implicito che ci stessimo riferendo alla classe ricca perché era di quello che stavamo parlando ma dai tagli effettuati il telespettatore non poteva capirlo e gli è stato fatto credere che io parlassi delle mie abitudini o di quelle degli italiani in generale. Ma io ho parlato sempre in terza persona e sempre della classe sociale su cui vertevano le domande. Avrei forse potuto dire più correttamente “e allora ti accorgi che la crisi non è totale” invece di “reale” ma se la mia frase non fosse stata decontestualizzata facendo capire ai telespettatori di quale categoria di italiani io stessi parlando, allora il mio messaggio sarebbe risultato chiaro a tutti pur nella sua imprecisione. Non dimentichiamo che il contesto in cui s’inserisce un’informazione è spesso più signifcativo dell’informazione stessa ai fni della chiarezza del messaggio. Esempio: se io chiedessi al mio intervistato di elencarmi tutto ciò che ha mangiato durante le festività natalizie e poi andassi a montare la risposta e la sua lista dei dolci mangiati a Natale all’interno di un servizio sulla fame nel mondo, è ovvio che la percezione che la gente avrebbe di quella persona e di quelle parole scatenerebbe indignazione e rabbia anche se l’intervistato, in effetti, aveva detto cose del tutto normali.Quello che ha indignato le persone non è stata la mia spiegazione della crisi che potrebbe essere condivisibile o meno ma il contesto vergognoso in cui è stata inserita e l’arroganza del ricco spregiudicato che traspariva dalle mie risposte lasciate incomplete ed inserite in un contesto che non era il loro. Qualche giorno dopo la puntata delle Iene, infatti, anche Barbara d’Urso ha lanciato un servizio durante “Pomeriggio 5” dove gli intervistati da Courmayeur affermavano che in quella località la crisi non si avvertiva. Non c’è stata nessuna gogna mediatica contro quelle persone e neanche nella diretta in studio gli animi si sono surriscaldati. Questo perché la loro risposta è rimasta nel contesto preciso in cui è stata data e non è certo il terzo mistero di Fatima che ci siano ricchi che la crisi non la sentono ne località dove il benessere economico è palese. E ben venga tutto questo.Il servizio in onda prosegue con un’altra mia inquadratura a figura intera preso da dietro e quindi inconsapevole che mi stessero riprendendo. Voce sempre fuoricampo di Lucci che riferendosi a me dice: “dimostra ampiamente che la crisi non esiste”. 

Rewind. Forse è meglio che io chiarisca anche questo punto.

Io non dimostro ampiamente un bel nulla. Se Lucci avesse voluto dare la visione “ampia” di quello che era il mio pensiero non avrebbe allora dovuto tagliare la parte in cui raccontavo la crisi delle aziende nel comparto della sanità spiegandogli minuziosamente i danni che alcune leggi stavano causando ai centri come il mio. Sottolineo che Lucci ha preteso anche che io in telecamera gli dicessi il nome della Asl responsabile dei ritardi nei pagamenti che stavano mettendo in ginocchio i centri convenzionati. Quindi più che un “ampia dimostrazione” da parte mia io credo sia piuttosto evidente una “dimostrazione estremamente ristretta” da parte sua di quella che è la realtà che gli ho raccontato, mirata ad esaltare in maniera ingannevole solo pochissimi lati del mio intero discorso.L’inquadratura torna su Lucci mentre m’intervista e stringe su di me che rispondo: “a Capri l’ultimo week end di agosto che è un po’una tradizione della Napoli bene”. (Taglio del montaggio). “Una stanza costa anche 300 euro notte”. “Trecento euro a notte ripete Lucci, ed era tutto pieno? ”. “Tutto pieno rispondo io”. L’immagine si sposta sul giornalista che guarda in telecamera e ripete “a Capri tutto pieno”.A dimostrazione del fatto che stessimo parlando delle vacanze dei ricchi e non “di tutti gli italiani” come aveva affermato il giornalista, ecco che arriva il mio esempio in cui racconto di uno specifico week end in un periodo di altissima stagione sull’isola di Capri. Ora dovrebbe esservi chiaro il contesto in cui s’inseriva quel discorso.“Altri esempi eloquenti” dice la voce rigorosamente fuori campo di Lucci e viene mostrata l’immagine di una bottiglia di champagne.Qui la scorrettezza è palese. Più che dire “altri esempi eloquenti” avrebbe dovuto dire “altre risposte alle mie domande insistenti” se voleva attenersi alla realtà dei fatti. Poi mi chiedo perché inquadrare una bottiglia di champagne quando avevo spiegato che si trovava nell’ufficio per puro caso perché portata da un collaboratore appena assunto che voleva brindare con tutto lo staff non appena il consulente avesse mandato in ufficio la copia del contratto. Credo che sia stata un inquadratura inutile, tendenziosa e fuorviante.Segue la mia voce che dice: “c’era un charter per Ibiza”. Voce fuoricampo del giornalista che aggiunge “si può noleggiare un aereo tra amici”. (Ancora un taglio del montaggio). Lucci che mi domanda “hanno affittato un aereo da soli” ed io che rispondo “si ma..” (Taglio del discorso).Dopo il mio “si” stavo appunto spiegando al giornalista che non si trattava ovviamente di un aereo privato come aveva finto di aver capito lui ma di un charter di un agenzia cosa molto comune nei periodi di alta stagione infatti il costo viene diviso tra tutti i passeggeri ed il prezzo finale pro capite è poco più del prezzo del biglietto solitamente pagato per la stessa tratta. Tutto qui. A questo proposito mi permetto di trascrivere la definizione di “charter” così come riportata su wikipedia: Un volo charter è un servizio di trasporto aereo non soggetto ad una programmazione sistematica di orari, diversamente da quanto avviene per i voli di linea. Un volo è definito charter solo se il numero di posti è superiore a 12, altrimenti si parla di servizio aerotaxi Nel contesto del turismo di massa i voli charter hanno assunto il signifcato di voli con il solo ruolo di trasportare i turisti verso le loro destinazioni; spesso i biglietti non vengono venduti direttamente dalle compagnie charter ai passeggeri ma dalle agenzia di viaggio che stipulano il contratto con la compagnia. Sebbene i voli charter vengano spesso usati nel contesto turistico, a volte può capitare che vengano prenotati da singoli gruppi numerosi, come i dipendenti di una azienda, di una squadra sportiva o a volte da gruppi di militari. 
Credo che ora sia chiaro quello che io intendessi, poi è ovvio, che se il charter lo trasformano in aereo privato, anche su wikipedia il discorso cambierebbe. E’ un po’come il poli-diagnostico che è stato fatto diventare una clinica, il Michael Kors che diventa Rolex d’oro d’ordinanza, la piscina in Puglia che diventa il mare del Sudamerica. Meno male che era un servizio giornalistico e non una fiction  La scena riprende con la voce di Lucci fuoricampo che dice “o partirsene per il Sudamerica” (Taglio) e viene mostrata una foto presa da face book che ritrae me e la mia fidanzata. Ora stiamo davvero fantasticando. Cosa c’entra mandare in onda quella foto mentre si sta parlando dei viaggi in Sudamerica se è una immagine scattata nell'estate 2012 in una piscina della Puglia? Ma poi perché parlare al plurale di viaggi in Sudamerica se io avevo già precisato che in 35 anni c’ero stato solo una volta in occasione di un addio al celibato. Bhaaa Prosegue con la mia inquadratura che dico “siamo partiti in 15”. Mea Culpa. In realtà eravamo in 6 ma mi era parso di capire che il giornalista amasse i grandi numeri quindi il passaggio da 6 a 15 è stata una mia generosa concessione per non chiamarla bugia. Si sente poi la voce di Lucci fuoricampo mentre scorre un’altra foto mia con la mia compagna. “solo per portarci tutti insieme un amico che si sposa” e vengo inquadrato io che dico “nella zona ricca di Rio”. (Taglio). E poi nuovamente l’immagine si sposta su di me che spiego “Un addio al celibato in Brasile”. “Tutti della Napoli bene? ’ domanda Lucci. “Si tutti della Napoli bene” rispondo io.Ci tengo a precisare che il termine “bene” non è legato al reddito della persona ne al suo status sociale bensì a quei valori e a quella condotta di vita che lo rendono una persona (per bene). Quella parola è stata sfruttata per farmi apparire un classista pur conducendo una vita che dimostra il contrario. Se nello specifico parliamo del gruppo di amici con i quali sono partito per il Brasile non c’è nessuna fascia sociale che non trovi rappresentanza all’interno di esso. E’ dimostrabile: c’erano due impiegati, un consulente finanziario, un garagista e due commercianti. L’unica cosa che ci accomunava tutti era il fatto di essere persone per bene. Inquadratura di Enrico Lucci che prende la parola seduto al mio fianco, indica la telecamera e dice: “si perché se tu vai in fondo i soldi ci sono nelle tasche, guardate meglio nelle vostre tasche anche voi che state ascoltando”. A questo punto, per nulla d’accordo con quanto il giornalista aveva appena affermato, non avendo espresso io quel concetto che lui tentava di riassumere tendenziosamente come fosse una chiosa alle mie parole, mi fermo e lo guardo incredulo fisso negli occhi, come si vede chiaramente nel video, seguono alcuni secondi di silenzio ma poi arriva puntuale il “taglio salva tutti.” Segue ancora un primo piano mio con la voce ovviamente fuori campo di Lucci che dice: “ma bisogna crederci”. E segue la mia voce che spiego “tutto ciò che è visibile nel mondo esterno proviene dalla vostra psicologia”.Lucci inquadra il mio libro e ne legge il titolo. “Non Avrai Altro Dio al Di Fuori di Te”. “Questo è il mio romanzo new age” affermo io. (Taglio) Questa cattiveria più di tutte le altre e quella che non ha nessuna giustificazione. Perché tirare in ballo il mio libro? Perché tentare di rovinare anni di lavoro? Il mio è un romanzo in cui racconto la mia esperienza col Buddismo, l’incontro con le filosofe new age, la forza del pensiero ed il legame che ho sempre riscontrato tra gli stati dell’essere e gli eventi che hanno caratterizzato la mia vita. Cosa c’entra questo libro con il suo servizio sulla “crisi che non c’è?” Perché tirarlo in ballo per deriderlo deliberatamente senza conoscerne neanche il contenuto ed inserirlo in un contesto che non gli appartiene nella maniera più assoluta. Riferendosi “alla crisi che non esiste” si sente Lucci fuori campo che dice “Bisogna convincersi e possibilmente scriverselo addosso” e viene mostrata l’immagine del mio tatuaggio con il giornalista che legge la scritta latina che lo caratterizza “Visibilia Ex Invisibilibus” e dice “ecco il tatuaggio di Francesco”.E’ palese che tutte le frasi che l’intervistatore ha pronunciato nel servizio circa il mio libro sono state tutte montate in un secondo momento fuori campo. Perché non lo ha commentato con me durante l’intervista? La sua intenzione, usando il fuori campo, era addirittura quella di riuscire a creare nella percezione dei telespettatori un legame impensabile ed inesistente tra l’argomento “crisi non esiste” ed il signifcato di quella frase latina e del mio romanzo stesso. Assurdooo.Quella che io 10 anni fa mi sono tatuato addosso è una frase antichissima che si rifà alle filosofe orientali. La Buddità è uno stato invisibile dell’essere non è nulla di tangibile. Quella frase mette in risalto l’importanza della nostra interiorità, l’importanza dell’integrità dei nostri pensieri, sottolineando quello che diceva Saint Exupery che “l’essenziale è invisibile agli occhi”. Questa è la mia frase. Questa è la mia fplosofa. Perché travisarla? perché deriderla? Perché gettare nel fango anni di studi che mi hanno portato alle esperienze espresse in quel romanzo. Cosa c’entra con i ricchi, con i soldi, con la crisi? Un romanzo in cui la parola crisi e la parola denaro non sono state scritte neanche una volta. Un romanzo che ha avuto recensioni bellissime anche sui giornali ed il cui ricavato è stato diverse volte legato ad azioni benefiche. Prima autofinanziando con una vendita di beneficenza il mio volontariato in Abruzzo nei giorni del terremoto poi l’acquisto di beni di prima necessità per le popolazioni colpite dal sisma (ci sono reportage fotografici sulla mia pagina face book che dimostrano il mio impegno nelle tendopoli grazie al ricavato del libro) ed ancora una vendita di beneficenza è stata legata all’associazione “Hakuna Matata”di un’amica impegnata ad aiutare i bambini in un villaggio della Tanzania. Ci sono documenti e bonifici che provano anche questo. Ed allora perché screditarlo senza motivo? senza prima informarsi almeno sulle finalità di quel libro. Il video, infatti, continua con la mia spiegazione della frase latina: “letteralmente significa che il visibile nasce dall’invisibile” e l’inquadratura si sposta su Lucci che, come si evince dall'espressione del suo viso invita l’autore a riprendere mentre io sono di spalle e spiego “tutto ciò che è visibile nel mondo esterno altro non è che la proiezione dei nostri stati interiori. (Taglio).Voce del giornalista (sempre rigorosamente fuori campo) che mentre scorre un’inquadratura del mio tatuaggio mi da il colpo finale dicendo “se ci crederete la crisi non esisterà più”.Premetto che se avessi immaginato che volessero mandare in onda l’immagine della scritta latina, avrei fornito una foto. La scena in cui mi volto e mostro il tatuaggio agli autori, è stata fatta con un gesto talmente poco elegante che non mi avrebbe giovato in nessun modo. Ma io l’ho fatto in maniera assolutamente informale. E’ stata colpa mia, però, non prevedere la possibile messa in onda di quel gesto. Il video continua mostrando me che dico “eliminate alcune parole tipo pessimismo, tipo crisi, tipo angoscia, tipo fallimento” e prosegue con Lucci che continua dicendo “le energie dell’universo se voi le cercate vi risponderanno”. Taglio.E’ stata derisa anche questa mia chiosa finale che altro non era che un suggerimento ad un approccio più positivo verso i problemi della vita, un invito ad eliminare alcune parole dal vocabolario personale per favorire quel tipo di approccio. Era il messaggio di ottimismo che gli autori mi avevano raccomandato che dovesse trasparire dal servizio. Voi telespettatori avete visto ottimismo? o stupidità, arroganza e malcostume?Su queste ultime frasi non sento assolutamente di dovermi giustificare tranne che per il contesto fuorviante in cui sono state inserite, ma non è dipeso da me. Io credo fermamente, e voglio essere libero di farlo senza pretendere consensi, che viviamo in un universo fatto di energie e che con esse interagiamo di continuo anche se inconsapevolmente. Ma questo non ha alcuna attinenza col tema del servizio. Il video in onda continua con la solita voce fuori campo di Lucci che dice “anche se il dottor Amodeo, inspiegabilmente teme la presa in giro” Ormai il raggiro che stavo subendo era chiaro, avevo notato un paio di volte il giornalista fare strane espressioni del viso in telecamera, non mi restava altro da fare che bloccare l’intervista e non proseguire, ecco perché alla fine del servizio -come si vede anche dalla messa in onda mi fermo e dico: “non vorrei che nascesse uno sfottò, questo voglio capire” (Taglio salva tutti). E Lucci che mi risponde. “No, no ma quando mai”.E qui arriva la pugnalata finale. Un mio primo piano col dettaglio degli occhiali all’entrata del Centro e sempre la voce fuoricampo di Lucci che commenta sarcastico “ma come può pensare una cosa del genere”. Tengo a precisare che non ho mai firmato alcuna liberatoria per la messa in onda di quel servizio e non ho voluto continuare l’intervista anche la sera come mi era stato chiesto inizialmente. Avevo capito dalle domande tendenziose e fuori tema che c’era l’intenzione da parte degli autori di dare un taglio al servizio diverso da quello che mi era stato proposto. Purtroppo non sapevo che quando accetti le telecamere in un luogo privato, scatta un tacito assenso alla diffusione della registrazione effettuata. La speranza, quindi, che senza firmare la liberatoria avessi inibito la messa in onda delle immagini in questione è crollata, infangandomi con le sue macerie, quella domenica 13 gennaio 2013. Il servizio proseguì con interviste ad altri personaggi alcuni dei quali con uno stile di vita assolutamente inaccettabile, atteggiamenti volgarmente sopra le righe, frasi vergognose ed una ostentazione della ricchezza che non può trovare nessuna giustificazione. Ma ormai il mio accostamento agli altri, protagonisti e non del servizio, era inevitabile, la figura che era stata fatta emergere dalla mia intervista si fondeva perfettamente nella percezione dello spettatore con le idee ed i profili degli altri intervistati. Da non credere!!!
Questo è il messaggio che ho ricevuto su face book il giorno dopo la messa in onda, lunedì 14 Gennaio alle ore 00:56 da Vittorio Flagiello (colui che mi ha presentato Umberto Alezio delle Iene): “Non ho visto il servizio ma ho raccolto commenti vari e letto il tuo post, sono molto dispiaciuto, mi sento anche io abbindolato da questa messa in scena, io sapevo tutt’altro dell’ intervista del giorno dopo. Scusami” 
Le Iene hanno un olfatto sviluppatissimo, riescono a percepire la presenza di una carogna o di sangue fresco a centinaia di metri di distanza: le iene sono inoltre abilissime a osservare il volo degli avvoltoi per individuare le carcasse d’animali morti. Questo fa di loro delle grandi approfittatrici. Nell'immaginario popolare, questi due aspetti hanno reso la iena il simbolo di chi è pronto a colpire nel momento di maggior debolezza dell’avversario, senza saperlo affrontare a viso aperto. 

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